La figlia di Galeazzi: “In Rai non lo amavano: troppa invidia e ambizione. Scudetto del Napoli, si fece dare le chiavi dello spogliatoio”

Al Corsera: "Si chiuse nello spogliatoio: era amico del custode. Ci amavamo, anche se a volte mi dimenticava in discoteca a 8 anni. Mi riportava a casa Tacconi. Da Mara Venier nemmeno un messaggio quando è morto"

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Db Roma 15/11/2011 - amichevole / Italia-Uruguay / foto Daniele Buffa/Image Sport nella foto: Giampiero Galeazzi

La lasciava in discoteca, a 8 anni. “Vado a dormire, tu resta pure”. “Ogni tanto mi perdeva. Una sera, in Costa Smeralda, mi ritrovai a ballare con Fabio Testi e Stefano Tacconi. Mi riportarono a casa loro. Un’altra volta toccò a Simona Ventura e Stefano Bettarini”. Susanna Galeazzi, 46 anni, giornalista e conduttrice tv, è figlia di Gian Piero, per tutti Bisteccone. Leggenda del giornalismo sportivo italiano scomparsa nel 2021, a 75 anni. Lo racconta in un’intervista al Corriere della Sera ricchissima di intimità. Di aneddoti personali, con pochissima retorica. Ne esce fuori un ritratto molto “vero” e personale del Galeazzi privato. Quello allegro, caciarone, buono. Che se portava il cane in giardino, poi tornava solo col guinzaglio: “Ah, ma non torna su da solo?”. E’ anche il racconto di carriere ormai irreplicabili.

“Una mattina, in hotel a Ischia, scendemmo per colazione. Ci raggiunse al tavolo un omone, così appariva ai miei occhi di bambina. Parlarono di tennis, di champagne. Ci guardavano tutti. Dopo scoprii che era Platini”. A Ponza “andavamo a mangiare da Gigi Proietti. In disparte, assorto, Vittorio Gassman guardava il tramonto”.

La festa negli spogliatoi del Napoli per lo scudetto del 10 maggio 1987: “Nessun giornalista ci era mai entrato, ma papà era amico del custode, si fece dare le chiavi e chiuse la porta da dentro. Passò il microfono a Maradona che improvvisò le interviste ai compagni. Lui e Diego erano molto amici, quando papà era a Napoli andavano insieme a cene e feste. Quella diretta finì con la famosa secchiata d’acqua sulla camicia celeste”.

Ex canottiere, arrivò a pesare oltre 160 chili: “Dopo i 45 anni, da quando fece Domenica In. Cenava tardi, mangiava troppo. A casa ci siamo inventati di tutto per tenerlo a freno. Comprai un maialino che si metteva a piangere quando aprivi il frigo. Lo sentivamo anche alle due di notte”. “Una mattina, al Foro Italico, mangiò 12 cornetti. Una volta divorò 5 piatti da portata di risotto al Castelmagno. Andava a Parigi per le famose polpettine di Claudia Cardinale”.

A Domenica In faceva il giullare, a 90° Minuto non la presero bene. “Il direttore Marino Bartoletti si arrabbiò. Non lo ha mai amato, ogni pretesto era buono per puntare il dito”. I colleghi della Rai gli volevano bene? “Insomma, direi di no. Là dentro c’era un’ambizione tremenda. Invidia. A volte tornava da un servizio e non trovava più la scrivania. Mario Giobbe e Enrico Tonali gli rimasero accanto”.

E Mara Venier: “Papà le voleva molto bene, lei pure, credo, almeno finché hanno lavorato insieme. Poi non lo ha rispettato. Quando è morto non ci ha mandato nemmeno un messaggio“.

“Io ero e sono innamorata di mio padre. Avevamo una sintonia da brividi. Nessun uomo mi ha mai guardato come lui, con dolcezza e fierezza. La sua voce mi rasserenava. Il nostro era amore puro. Quando l’ho perso mi è crollata addosso la realtà. Ho avuto una storia di due anni con un uomo che ha lavorato con lui. Lo incontrai al funerale. Era l’unico capace di riportarmi nel mondo di papà. Quando è finita ho capito che era stato un modo per accompagnare il lutto”.

“Era in una clinica per la riabilitazione al ginocchio. I medici gli dissero: “Tranquillo, camminerai di nuovo”. Era così felice. Quel giorno però me ne andai con una strana sensazione. Nel pomeriggio mio fratello mi avvisò che papà aveva preso il Covid e che lo trasferivano al Gemelli. Lui odiava gli ospedali. Non voleva starci.“Io qui ci muoio, lo sento”. “Dai, papà, non dire cavolate”. Ci chiamarono alle sei del mattino. Aveva avuto un arresto cardiaco di dieci minuti. Ed era solo, proprio quello che gli faceva tanta paura. Morì il 12 novembre 2021. Quel numero lo ha perseguitato per tutta la vita. Si era sposato il 12, laureato il 12, il papà era morto il 12, mio fratello era nato il 12. Lui è mancato il 12 alle 12”.

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