Karol Nawrocki il primo capo di Stato ultrà: in Polonia politica e tifo organizzato sono sempre più in simbiosi
Nel suo passato la partecipazione a una ustawka (rissa organizzata) “70 contro 70”. Quanto ancora durerà il cordone sanitario che separa la politica di vertice dagli ambienti del tifo organizzato?

Poland's President Karol Nawrocki sings the "Te Deum" hymn following a holy mass during the annual pilgrimage of Polish football fans at the Jasna Gora Monastery in Czestochowa, Poland, on January 10, 2026. Sergei GAPON / AFP
I mediatori ultrà tra curve e palazzi della politica, alti o bassi che siano, non sono certo una novità. In Italia, un caso emblematico è quello dell’ex deputato leghista e curvaiolo atalantino Daniele Belotti, ritagliatosi a suo dire un ruolo istituzionale come trait d’union nei rapporti tra forze dell’ordine e tifosi della Dea. Belotti fu prosciolto dieci anni fa dopo un’inchiesta, condotta dal pm Carmen Pugliese, sul tifo violento. Eppure le alte cariche dello Stato sono sempre state considerate un traguardo inaccessibile per il demi monde dei tifosi fanatici destrorsi poi approdati alla politica.
Altro che trattini d’unione: nell’Europa centro-orientale, negli ultimi anni, gli esponenti del tifo organizzato hanno cominciato a puntare direttamente ai piani alti della politica. Il primo a provarci con convinzione è stato George Simion, leader dell’estrema destra dell’Alleanza per l’Unione dei Romeni (Aut). Simion continua a muoversi nella narrazione che lo vuole ultrà super partes della nazionale rumena, dopo un passato da simpatizzante dello Steaua Bucarest. Il club oggi noto come Fcsb è l’unico rumeno ad aver mai vinto la Coppa dei Campioni, il 7 maggio 1986, grazie al favoloso Helmut Duckadam, il baffuto portiere che parò quattro rigori consecutivi ai giocatori del Barcelona nella finale di Siviglia.
Il mese di maggio è stato meno dolce per Simion, sconfitto l’anno scorso al ballottaggio per le presidenziali dal candidato europeista Nicușor Dan. Diversamente sono andate le cose a Varsavia, dove due settimane dopo l’indipendente Karol Nawrocki — sostenuto dalla destra populista di Diritto e Giustizia (PiS) — ha trionfato al secondo turno, diventando il primo capo di Stato della storia con un passato nel tifo organizzato. Non a caso, a Varsavia e dintorni gli ultrà vengono definiti pseudokibice, pseudo-tifosi, perché spesso lontani dalla genuina passione sportiva.
Le rivelazioni non proprio edificanti sul passato da pseudo-tifoso di Nawrocki, emerse tra i due turni elettorali, non gli hanno impedito di essere eletto presidente della Repubblica. È emerso infatti che in passato avrebbe partecipato a una ustawka “70 contro 70” tra tifosi del Lechia Gdańsk, di cui è un acceso sostenitore, e quelli del Lech Poznań. Le ustawki sono risse organizzate, a mani nude o con armi, diffuse dagli anni ’90 tra gli hooligan a ridosso delle partite, lontano dagli stadi per eludere i controlli. Nawrocki ha definito queste risse “lotte nobili”, finendo per nobilitare implicitamente un ambiente spesso contiguo alla criminalità organizzata nel Paese sulla Vistola. Evidentemente la cura Boniek da sola non è bastata.
Nawrocki è tifoso del Lechia Gdańsk, il principale club di Danzica che, nonostante l’assenza di grandi successi nazionali (zero titoli nel campionato polacco), può vantare sostenitori illustri in politica: Lech Wałęsa, storico leader del sindacato Solidarność e presidente della Polonia, e Donald Tusk, attuale premier ed ex presidente del Consiglio Europeo. Tra i tifosi eccellenti del Lechia anche il compianto Paweł Adamowicz, ex sindaco di Danzica, ucciso a coltellate sette anni fa su un palco durante un evento benefico nella sua città.
L’avvicinamento tra politica e tifo organizzato si è trasformato di fatto in una simbiosi dopo l’insediamento di Nawrocki. Dopo l’Epifania si è svolto a Częstochowa il diciottesimo pellegrinaggio annuale dei tifosi e pseudo tali di ogni fede calcistica a Jasna Góra. All’evento ha partecipato il presidente, che ha preso parte alla messa e ha poi rivolto un discorso patriottico ai pellegrini. Il sacerdote salesiano Jarosław Wąsowicz, ideatore del pellegrinaggio e ora cappellano presidenziale, ha dichiarato che “è stato Dio a volere che oggi Nawrocki sia presidente”.
Dopo la parte ufficiale, Nawrocki si è intrattenuto con vari partecipanti, lasciandosi fotografare anche con lo pseudo tifoso del Jagiellonia Białystok Tomasz P., detto “Dragon”, condannato in primo grado a sei anni per propaganda nazista, guida di un gruppo criminale e partecipazione a pestaggi. Qualcuno riesce a immaginare l’inquilino del Colle a flirtare con Andrea Beretta o Luca Lucci? Sembra fantapolitica — e invece altrove in Europa non lo è affatto.
In Polonia gli pseudo tifosi sono perlopiù giovani uomini tra i 15 e i 25 anni, provenienti da ambienti poveri, con bassa istruzione e scarse prospettive. Eppure la loro voce può pesare eccome quando arriva il momento delle urne. Per ora, nelle democrazie dell’Europa occidentale, il cordone sanitario che separa la politica di vertice dagli ambienti del tifo organizzato tiene ancora. Ma in futuro potrebbe accadere di tutto.











