In “Carosello Napoletano” di Trombetti, Napoli ti cammina addosso, la senti, la assapori

Un libro sensoriale, un viaggio spazio-temporale: il professore porta a spasso per Napoli tra ricordi e racconti della città contemporanea

trombetti

C’è Napoli, ovviamente. C’è Giuseppe Marotta. Ci sono le atmosfere di Nuovo cinema paradiso, quel viaggio a ritroso. E c’è anche qualcosa delle contemporanee guide turistico-culturali alle città. Perché Guido Trombetti prende per mano il lettore e lo accompagna in questo viaggio alla ri-scoperta di Napoli. Viaggio spazio-temporale, tra i ricordi della spensierata gioventù in un mondo così lontano da quello attuale, e i racconti della Napoli contemporanea. Matematico, due volte rettore della Federico II, autore di uno dei libri che hanno segnato la vita universitaria degli anni Ottanta e Novanta, “Elementi di Matematica 1 – di Alvino e Trombetti” che ancora oggi si vende a 20 euro su ebay, il professore è innanzitutto un curioso ed è come se facesse da guida turistica a modo suo.

Per chi lo conosce, c’è Guido Trombetti in purezza nelle 150 pagine di “Carosello napoletano” rogiosi editore (16 euro). Renato Caccioppoli avrebbe apprezzato di essere stato sistemato, col suo capitoletto, prima di quelli dedicati a Maradona e alle zoccole, intese come topi. La descrizione del sabato mattina al mercatino della Torretta – a Mergellina – è da film. Appunto: Carosello napoletano. Dove nessuno “si fa i fatti propri”, ciascuno interviene, suggerisce ed elargisce consigli di vario tipo: dall’acquisto più prelibato al modo più succulento di farsi preparare la marenna, a come arginare il malocchio di qualcuno che vi ha rivolto la parola. “Faciteve ‘na grattatella”. C’è l’omaggio alla graffa di Ciro a Mergellina. Quello del professor Trombetti potremmo definirlo un libro sensoriale, olfattivo. Mentre lo leggi, Napoli ti cammina addosso, la vedi, la vivi, la assapori, la senti. Il rumore di fondo. La ricerca, a Forcella, di un’autoradio diciamo usata – siamo negli anni Settanta – col venditore che definisce il prodotto “fresca ‘e rezza”. Ossia appena rubata.

E poi c’è via San Giacomo dei Capri 59. Dove il professore si trasferisce da adolescente con la famiglia. E qui si entra in “Nuovo cinema paradiso”. Un universo che può esistere in maniera così dettagliata solo nel ricordo di chi l’ha vissuto. La ringhiera. Le partite a calcio tra più grandi e più piccoli. La volta in cui i più piccoli vinsero 3-1 fuori al Cardarelli. La vita è così, di quei momenti ricordi tutto. E c’è anche il ragazzo della via Gluck perché di giorno in giorno gli spazi per giocare si assottigliavano, aprivano i cantieri, c’era sempre un nuovo palazzo da tirare su. Il ricordo di padre Dini e del suo cineforum alla chiesa di Santa Maria della Rotonda, dove Trombetti scoprì Renoir, Bergman, Fellini, Wilder oltre a “Le mani sulla città”.

E sì sul Napolista (cui il prof dedica un cameo) non avremmo certo stroncato Trombetti ma “Carosello napoletano” è veramente delizioso. Ben scritto, curato, ti fa sorridere, riflettere e anche commuovere. E quando lo finisci, ti manca.

Fondatore del Napolista, ha scoperto di sentirsi allergico alla faziosità. Sogna di condurre il Bollettino del mare di Radio Rai. E di girare - da regista - un porno intitolato “La costruzione da dietro”. Si è convertito alla famiglia: ha una moglie, due figli, un cane. E tre racchette, ovviamente da tennis.

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