Abbiamo normalizzato il fatto che i calciatori, perché guadagnano molti soldi, debbano accettare gli insulti (Valdano)

Sul Paìs: "Il tifoso urla, felice o indignato, durante la partita e il resto della settimana smette di esistere, se non in quello stadio virtuale, caotico e malsano che sono i social"

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Db New Jersey (Stati Uniti) 09/07/2025 - FIFA Club World Cup 2025 / Paris Saint Germain-Real Madrid / foto Daniele Buffa/Image Sport nella foto: Vinicius Junior

In un lungo editoriale sul Pais, Jorge Valdano ha analizzato il momento del Real Madrid, partendo dall’osservazione dell’umore del Bernabéu, definito come termometro dei sentimenti dei tifosi, ma allo stesso tempo riconoscendo come il concetto stesso di tifo sia cambiato, soprattutto dopo l’avvento dei social.

Il tifo è cambiato, ora la gente si stanca di tutto

Scrive Valdano:

Il calcio è stato inventato per liberarci dalla sofferenza e dalla routine della settimana, non per aggiungere noia e stress. Lo stadio, come sempre, è un buon termometro sociale.

Oggi, però, gli stadi sono ancora più difficili da interpretare a causa dei cambiamenti sociali, della profanazione turistica e persino delle conseguenze degli stili di gioco. In generale, è difficile interpretare il Bernabéu, se non nell’apoteotico esplodere di orgoglio durante le rimonte. Non è affidabile neanche il rumore di fondo esagerato e povero dei social media. Il tifoso urla, felice o indignato, durante la partita e il resto della settimana smette di esistere, se non in quello stadio virtuale, caotico e malsano. In quello reale, il rumore dura novanta minuti. Sui social è permanente e per nessuno è un gioco.

Da un paio di partite, la gente punisce la squadra con fischi fastidiosi che arrivano fino al palco. Abbiamo normalizzato il fatto che i calciatori, perché guadagnano molti soldi, debbano accettare gli insulti.  I fischi sembrano dire ai giocatori qualcosa di molto semplice: se volete essere liberi, dovete accettarne le conseguenze. In altre parole, vi perdoneremo solo se vincerete.

Siamo, in fondo, di fronte a una crisi collettiva inaspettata. L’eredità che lascerà Florentino non merita questa risposta, ma chi ha molti anni e buona memoria sa che dalla rabbia dello stadio non si è salvato nemmeno Santiago Bernabéu. Il calcio è un presente rabbioso. I rischi del mestiere. I giocatori, comunque, hanno già capito il messaggio.

Anche al Metropolitano si sono sentiti fischi verso Diego Simeone nell’ultima partita, dopo una sostituzione che i tifosi non hanno capito. Questo apre un’altra lettura: la gente si stanca di tutto. È molto difficile convincere tutti, sempre.

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