Renard: «La grande sconfitta è l’Africa, è stata offerta una pessima immagine. Tutto è nato da un errore arbitrale»

A Le Parisien il ct dell’Arabia Saudita, ha vinto due coppe d'Africa: «Sadio Mané è il vero eroe della Coppa, Brahim ha mancato di rispetto a un popolo intero»

Renard

Saudi Arabia's French coach Herve Renard gives a press conference at the Qatar National Convention Center (QNCC) in Doha on November 25, 2022, on the eve of the Qatar 2022 World Cup football match between Poland and Saudi Arabia. (Photo by Khaled DESOUKI / AFP)

Selezionatore dell’Arabia Saudita, Hervé Renard conosce meglio di chiunque altro il calcio africano. Due volte vincitore della Coppa d’Africa con lo Zambia nel 2012 e poi con la Costa d’Avorio nel 2015, l’allenatore francese, in carica in Marocco dal 2016 al 2019, è tranchant quando si parla di Senegal – Marocco in una intervista a Le Parisien.

«Chi ne esce sconfitta è l’Africa. Eventi come quello di domenica sera non restituiscono una bella immagine, ma non possiamo tornare indietro. Tutto è cominciato con la decisione sbagliata dell’arbitro che ha annullato il gol senegalese di Sarr per un fallo precedente tutt’altro che evidente di Seck su Hakimi. Ha fischiato troppo in fretta. È facile dirlo dopo, ma tutto quel che è successo dopo, è nato da lì. Avrebbe potuto appoggiarsi alla Var e decidere alla luce degli elementi a sua disposizione».

Gli errori possono sempre esserci…
«Certo. Ci sono sempre stati, del resto, e non solo in Coppa d’Africa. Ne vedo in Ligue 1, in Champions League… Quello di domenica sera non è stato senza conseguenze. Mi ricorda in un certo senso Francia-Germania del 1982 con la mancata espulsione di Schumacher. Questo Senegal–Marocco, con il suo caos finale, lo ricorderemo ancora tra 30 o 40 anni come i francesi ricordano la dolorosa notte di Siviglia».

Come giudica l’atteggiamento di Pape Thiaw che ha chiesto ai suoi giocatori di lasciare il campo?
«Se ha fatto il suo mea culpa significa che è ben consapevole di aver commesso un errore. (…) A caldo si fanno cose di cui non si misurano sempre le conseguenze».

Sadio Mané ha esortato i compagni a riprendere la partita. Ne esce rafforzato da questa finale?
«Non ha mai lasciato il campo. Non ha ragionato da sportivo frustrato, ma da leader. In un certo senso è l’eroe di questa finale. Non solo è stato grande in campo, ma anche fuori. È riuscito a farsi ascoltare da tutti i compagni. Gode di un rispetto incommensurabile. In Senegal è un dio. Nessun altro giocatore gli arriva alla caviglia».

Cosa ha voglia di dire ai raccattapalle che hanno cercato di rubare l’asciugamano di Édouard Mendy?
Mi metto nei panni di tutta questa gente. So cosa rappresenta il calcio in Senegal o in Marocco. È fanatismo. In Francia si tifano i Bleus a partire dai quarti. In Africa un Paese si ferma già dal suo ingresso in Coppa d’Africa.

Tentare un cucchiaio, come ha fatto Brahim Diaz, in un momento cruciale della partita, è stata una follia?
«Si ha il diritto di sbagliare un rigore ma, in casi del genere, sono categorico e non ho alcuna indulgenza. È una mancanza di rispetto verso un intero Paese e un popolo che aspetta un successo da 50 anni. Con le dovute proporzioni, ho vissuto la stessa cosa anche alla Coppa araba contro il Marocco. Uno dei miei giocatori, Abdullah Al-Hamdan, sbagliò il cucchiaio. Gli chiesi di accompagnarmi poi in conferenza stampa e di presentare le sue scuse».

 

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