Napoli, il blocco parziale del mercato dipende (anche) dalla strategia degli ammortamenti
Il Corsera: "Il Napoli anticipa fino all’80% degli ammortamenti nei primi due anni: questo metodo consente di massimizzare le plusvalenze, ma comporta un aggravio degli ammortamenti negli anni di ricco calciomercato."

Db Riyadh 18/12/2025 - Supercoppa Italiana / Napoli-Milan / foto Daniele Buffa/Image Sport nella foto: Aurelio De Laurentiis
Nonostante oltre 170 milioni in banca, il Napoli dovrà muoversi sul mercato invernale con il freno a mano tirato. La regola del “saldo zero” imposta dalla commissione di controllo sui conti costringe De Laurentiis e Manna a una politica oculata: ogni acquisto dovrà essere bilanciato da una cessione. L’approfondimento di Francesco Bertolino sul Corsera.
Napoli, ecco il motivo di questo mercato paradossale
Si legge sul Corsera
Il Napoli ha oltre 170 milioni depositati in banca, ma sul mercato invernale non potrà spendere un euro in più di quanto incassa.
Tutto dipende dal cosiddetto costo del lavoro allargato, il nuovo «termometro» della salute finanziaria del calcio. Questo indice comprende gli stipendi dei calciatori, le commissioni pagate agli agenti e gli ammortamenti dei cartellini. La Figc ha stabilito che per la stagione 2025/26 la somma di queste tre voci non dovesse superare l’80% dei ricavi di un club (scenderà al 70% per il 2026/27).
Il Napoli ha sforato il tetto per due ragioni:
Nonostante la maxi-plusvalenza ottenuta dalla cessione di Kvara, le entrate sono diminuite a causa dell’assenza dalla ricca Champions League. Le uscite sono poi salite, non solo e non tanto per l’ambizioso mercato estivo, quanto per una strategia contabile peculiare utilizzata dal Napoli per gli ammortamenti.
La strategia degli ammortamenti
L’ammortamento serve a spalmare il costo di un bene acquistato, tenendo conto a bilancio della graduale perdita di valore. Nel caso del cartellino di un calciatore, la sua «vita utile» coincide con la durata del contratto e, quindi, i club procedono di norma a ripartirne il costo in quote annuali di pari importo (poniamo 5 milioni per un giocatore pagato 15 e legato da un contratto di tre anni).
Il Napoli, invece, anticipa da sempre il grosso (fino all’80%) degli ammortamenti nei primi due anni, perché considera la «vita utile» del cartellino più breve. Dal terzo anno, il ragionamento cresce progressivamente: cresce la necessità di trovare un acquirente o di procedere a un rinnovo per non perdere il giocatore a zero alla scadenza del contratto.
Questo metodo consente, fra l’altro, al Napoli di massimizzare le plusvalenze alla vendita, ma comporta un aggravio degli ammortamenti negli anni di ricco calciomercato, come l’ultimo. Da qui lo sforamento del rapporto fra ricavi e costo allargato della rosa, che costringerà il Napoli a un mercato molto oculato: a ogni acquisto dovrà corrispondere una cessione di pari importo, ancora meglio se superiore.
Se al prossimo controllo di maggio l’indice sarà peggiorato, infatti, il rischio è di incorrere nel blocco totale del calciomercato estivo, che impedirebbe al club non solo di comprare nuovi calciatori, ma anche di convincere gli attuali al rinnovo con aumenti di stipendio.











