Il clamoroso caos in Coppa d’Africa il Guardian se l’era chiamato tantissimo
Per il Guardian filava tutto troppo liscio e prevedibile, e senza un "dramma" in finale questa edizione sarebbe finita nel dimenticatoio: sono stati decisamente accontentati

Senegal and Morocco players clash during the Africa Cup of Nations (CAN) final football match between Senegal and Morocco at the Prince Moulay Abdellah Stadium in Rabat on January 18, 2026. (Photo by Abdel Majid BZIOUAT / AFP)
Il caos clamoroso nella finale di Coppa d’Africa, il Guardian non se l’era solo chiamato tantissimo. L’aveva proprio evocato. Sabato Jonathan Wilson – una delle principali firme del giornale inglese, nonché studioso e storico del calcio – ha pubblicato un pezzo predittivo fin dal titolo: “Solo una finale emozionante può salvare una Coppa d’Africa prevedibile dall’oblio”. Bum: colpito e affondato.
Più emozionante di un gol annullato per un nonnulla allo scadere, un rigore assegnato per un altro nonnulla nel recupero, una squadra che abbandona in massa il campo, il suddetto rigore sbagliato con un ridicolo scavetto dal miglior giocatore per distacco del torneo, e poi i supplementari e la vittoria della squadra che aveva lasciato il campo, ecco: più di tutto ciò che doveva succedere?
Scriveva Wilson che “a volte il punto di forza di un torneo può essere anche il suo punto debole. In parte grazie alle eccellenti condizioni di gioco, questa è stata una Coppa d’Africa priva di sorprese. Le squadre migliori continuano a vincere. C’è stato molto buon calcio, ma non un gran numero di partite memorabili”.
“In questo senso, questo torneo è stato il sogno di ogni organizzatore, una macchina per la produzione di contenuti: 44 partite per arrivare ai quarti di finale, con le otto squadre meglio classificate ai fini del sorteggio. Due dei quarti di finale sono state partite di autentica qualità e, se le due semifinali – con un solo gol di scarto tra loro – sono ricadute nello sterile stereotipo della Coppa delle Nazioni, sono state quantomeno intense e significative. Il problema sono stati gli ottavi di finale, in cui metà delle partite erano essenzialmente esercizi di selezione, e più in particolare una fase a gironi in cui le 16 qualificate erano note a sei partite dalla fine”. Era andato tutto troppo liscio, insomma.
“Finora si è avuta l’impressione di una Coppa fin troppo patinata, troppo raffinata. La reputazione di un torneo non si basa solo sulla qualità, ma anche sull’intrigo e sul dramma e, nonostante qualche lamentela sull’arbitraggio, non ce n’è stata ancora molta. La prevedibilità può essere indice di maturità di un torneo, di campi lisci e strutture di prima classe, ma non rimarrà a lungo nella mente dei neutrali”.
E poi l’evocazione: “Questo aspetto potrebbe essere riscattato da una finale emozionante, ma con la Coppa del Mondo e le sue narrazioni gonfiate che incombono, c’è il rischio che questa diventi una Coppa delle Nazioni dimenticata”. Stai senza pensieri, Jonathan.










