Antetokounmpo uno di noi: i suoi tifosi lo fischiano e lui reagisce fischiandoli a sua volta (VIDEO)

La star Nba: "Credo che nessuno abbia il diritto di dirmi come dovrei comportarmi su un campo da basket dopo che sono qui da 13 anni"

Antetokounmpo

MILWAUKEE, WISCONSIN - APRIL 02: Giannis Antetokounmpo #34 of the Milwaukee Bucks dunks against the Philadelphia 76ers at Fiserv Forum on April 02, 2023 in Milwaukee, Wisconsin. Stacy Revere/Getty Images/AFP (Photo by Stacy Revere / GETTY IMAGES NORTH AMERICA / Getty Images via AFP)

Quando perdi, o giochi male, e ti fischiano, puoi fare due cose. O rispondi all’italiana, andando a chiedere perdono sotto la curva dei propri tifosi, chinando il capo e applaudendo gente che nel frattempo sta dicendo le peggio cose sui tuoi cari. O fai come Giannis Antetokounmpo.

Essendo il suddetto Antetokounmpo uno dei più forti giocatori di basket del pianeta da svariati anni (peraltro con una storia un po’ da film… e infatti ci hanno fatto un film) il fuoriclasse greco ha deciso che se i suoi tifosi – i tifosi dei Milwaukee Bucks, la squadra Nba di cui è il leader incontrastato – si sentono in diritto di fischiarlo, beh lui può fare la stessa cosa. E così ha fatto. Mentre stavano perdendo contro contro i Minnesota Timberwolves ha reagito.

Dopo aver realizzato un layup in penetrazione e aver subito un fallo, al primo minuto del terzo quarto (Milwaukee era in svantaggio per 76-45 all’intervallo), Antetokounmpo ha fatto il gesto del pollice verso e ha risposto ai fischi. “Quando vengo fischiato, rispondo anch’io. L’ho fatto per tutta la stagione”.

Antetokounmpo è uno degli atleti più “pensanti” del mondo (una sua famosa conferenza stampa di qualche tempo resta una lezione di sport imperitura) ha riconosciuto che l’impegno dei Bucks martedì è stato un po’ scarso. Ma ha anche spiegato perché i fischi lo hanno infastidito. “Gioco a basket per i miei compagni di squadra. Gioco a basket per me stesso e per la mia famiglia. Quando le persone non credono in me, tendo a non stare con loro. Tendo a fare quello per cui sono qui, quello in cui sono bravo… Non cambierà, in casa o in trasferta”, ha detto. “Ma sì, non ho mai fatto parte di qualcosa del genere prima e non penso che sia giusto. Non lo penso. Ma ognuno ha la sua opinione e fa quello che vuole. Non dirò loro cosa fare e come dovrebbero comportarsi quando non giochiamo al massimo. O quando perdiamo partite, o quando non siamo dove dovremmo essere. Non credo che nessuno abbia il diritto di dirmi come dovrei comportarmi su un campo da basket dopo che sono qui da 13 anni. E sono fondamentalmente il leader di sempre in tutto”.

“Forse non siamo uniti quanto dovremmo. Forse la mia voce è solo un disco rotto e i ragazzi sono semplicemente stanchi e potrebbero tendere a fare quello che vogliono. Non lo so. Ma come leader, non importa. Essere un leader è come essere un padre. Devi continuare a essere disponibile, essere coerente con le tue parole e le tue azioni, ancora e ancora. Un giorno speri che il messaggio arrivi”.

Nel frattempo, Antetokounmpo dice che continuerà a rispondere ai fischi nello stesso modo, indipendentemente da chi li sta fischiando: “Prospero nelle avversità. Prospero quando le persone non credono in me. Non importa se sono in viaggio, se sono a casa, se sono a cena con la mia famiglia, se sono in un centro di allenamento contro un mio compagno di squadra”.

Correlate