Dzeko ha ragione a lamentarsi degli insulti dei tifosi della Fiorentina, i calciatori dovrebbero abbandonare il campo
Damascelli sul Giornale commenta le parole del bosniaco che ha detto: «Facciamo cagare ma quando gioco vorrei che un tifoso mi aiutasse».

Mp Firenze 20/07/2025 - amichevole / Fiorentina-Fiorentina U20 / foto Matteo Papini/Image Sport nella foto: Edin Dzeko
Edin Dzeko, al termine della sfida di Conference League tra la Fiorentina e l’Aek Atene (persa 0-1, gol di Gacinovic per i greci ndr), si era lasciato andare a delle parole forti nei confronti dei suoi stessi compagni. Facciamo schifo. Per non dire altro. Tuttavia, la sua era una premessa per potersi “difendere” da delle ingiurie perlomeno inutili dei tifosi Fiorentini, che durante la partita hanno insultato lui e l’intera squadra di certo non partecipando a difendere una situazione tecnica già complessa, che Vanoli sta cercando di ricostruire.
Dzeko: «Possiamo dire che facciamo cag**e, non è un problema», poi si lamenta degli insulti sugli spalti (Damascelli)
Così si legge su Il Giornale a firma Damascelli:
“Dzeko è un bosniaco tosto, a trentanove anni può parlare di vita e di calcio, non ha dimenticato l’infanzia di Sarajevo. Nato nel 1986, a seguito dello scoppio della guerra in Bosnia ed Erzegovina, è costretto a spostarsi dalla sua città natale […]
Giorni durissimi e lontani, roba piccola a confronto con la sconfitta della Fiorentina, in Conference League contro i greci dell’Aek, eppure Dzeko stavolta non fugge e reagisce: «Possiamo dire che facciamo cagare, non è un problema. Stiamo facendo male? Sì, è vero. Magari non ci meritiamo questa maglia? Va bene, magari è così, anche questo non è un problema. Ma quando gioco in casa vorrei che un tifoso mi aiutasse, non che mi fischia dopo ogni palla persa. Perché poi diventa difficile».
Se lo dice uno che ha giocato più di mille partite, bisogna credergli. Concordo, se si limitassero soltanto a fischiare, ma accade altro a Firenze e nelle avariate curve calcistiche, l’insulto, la minaccia, l’aggressione. Si potrebbe, una volta per tutte, fermarsi, ritirarsi, ci vorrebbe un’idea di coraggio. Provi Dzeko a fare il primo passo, ricordando che a Sarajevo a fischiare erano le bombe”











