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Sinner ha preso il posto di Berrettini, accusano la fidanzata russa dei suoi cali (Corsera)

Gramellini in prima pagina riferisce delle mail dei lettori. Ora il single Berrettini si è ripreso, Jannik arranca. “Tutta colpa della Russa”

Sinner ha preso il posto di Berrettini, accusano la fidanzata russa dei suoi cali (Corsera)
Londra (Inghilterra) 03/07/2024 - Wimbledon / foto Imago/Image Sport nella foto: Yannick Sinner-Anna Kalinskaya ONLY ITALY

Sinner ha preso il posto di Berrettini, accusano la fidanzata dei suoi cali (Corsera)

Ecco cosa scrive Gramellini in prima pagina nella sua rubrica sul Corriere della Sera. È di ieri la notizia che un ‘influenza avrebbe potuto compromettere la partecipazione di Sinner alle Olimpiadi. Lui parteciperà anche se ha rinviato di un giorno la partenza.

Scrive Gramellini:

Fino a pochi mesi fa, recita la vulgata dei social e dei tantissimi lettori (maschi) che mandano mail accorate sull’argomento, il single Jannik Sinner era un supereroe invulnerabile, mentre il fidanzato Matteo Berrettini si trascinava da un infortunio all’altro

L’inversione dei ruoli tra Sinner e Berrettini

Poi c’è stata l’inversione dei ruoli: il single di ritorno Berrettini ha ricominciato a stare (e a giocare) bene, e il neofidanzato Sinner si è trasformato in un ospedale da campo: raffreddori, capogiri, adesso anche un attacco di febbre alla vigilia delle Olimpiadi che rischia di comprometterne la preparazione. «Tutta colpa della Russa», sostengono i detrattori, senza alcun malanimo nei confronti del presidente del Senato, ma alludendo alla impronunciabile Kalinskaya con cui Sinner (orrore!) ha appena trascorso qualche giorno di vacanza in Sardegna.

La rubrica prosegue, e si conclude:

Che bagordi vorrete mai che facciano Sinner e la sua non meno rigida compagna? Al massimo tireranno le nove di sera a ubriacarsi di acqua minerale. Se invece qualcuno pensa seriamente che lo stare in coppia tolga energie, allora alle Olimpiadi dovrebbero partecipare soltanto i preti (e neanche tutti).

Il massacro mediatico di Berrettini, “perde per colpa di Melissa Satta” (il Napolista – marzo 2023)

Dalla copertina di “L’Equipe” a quella di “Chi” è un passo (falso). Dalla finale di Wimbledon al letto di Melissa Satta è un salto, carpiato. Matteo Berrettini sta in mezzo a questi estremi, in contumacia. Suo malgrado. E’ vittima, da un un po’ di settimane, dell’umanità scandalizzata dal gossip: “sta con Melissa Satta, è tutto finito”. Per la gente comune – l’italiano medio che elemosina un selfie da Maria De Filippi con lo sfondo del feretro di Maurizio Costanzo, o che parimenti si indigna per quello sciacallaggio instagrammabile – il sesso degli atleti funziona come quello degli angeli: non va appurato. Perché se il campione, non sia mai, ne scoprisse le gioie finirebbe per vagare tramortito sui campi, flaccido, irretito. Il triste destino dei nostri migliori talenti: risucchiato da una vulva. Attenzione: vale solo per i genitali femminili. Non si rintracciano nella casistica del pettegolezzo poredonne spompate dal bonazzo di turno. No: Matteo Berrettini perde perché “ora sta con Melissa Satta”.

E’ accaduto di nuovo, stanotte. Berrettini s’è ritirato nel bel mezzo dei quarti del torneo di Acapulco, dopo un primo set perso a zero contro Rune. L’ennesimo acciacco di questi mesi sfortunati, stavolta alla gamba destra. Il tempo di battere la notizia online che sui social è rimbalzato il commento irridente, livoroso: “S’è montato la testa, fa la bella vita. STA CON MELISSA SATTA”. Segue nitrire di cavalli, Melissa Satta li fa scattare come la Frau Blücher di Frankenstein Junior.

Matteo Berrettini, va da sé, è il miglior tennista italiano degli ultimi 40 anni. C’è anche Sinner, che però non lo ha (ancora) superato. Oltre a quella finale a Wimbledon, ha vinto il Queen’s. Era dietro Federer e Nadal che si stringevano teneramente la mano all’addio dello svizzero, di fianco a Djokovic, a Tsitsipas. Abita quel gotha lì. E’ stato numero 6 del mondo, adesso è “sceso” fino al numero 24. E in Italia 24 non va più bene, non è accettabile. Appena una decina di anni fa il metro della soddisfazione nazionale avrebbe ammesso Berrettini alla beatificazione perpetua. Ma adesso non c’è indulgenza: se a 26 anni pensi a far soldi con le pubblicità invece di vincere tornei sei un irresponsabile, quantomeno. Là fuori il tribunale dei poricristi non fa sconti. Il metro della soddisfazione s’è accorciato, è diventato un centimetro. Le dimensioni non sono importanti, in fondo. Non le nostre.

Berrettini poi le paga tutte, ultimamente: è bello, è famoso, è fortissimo, e monetizza tutto ciò firmando contratti con gli sponsor. Se vuoi “reggere” il peso di tanta fortuna devi perpetuare la tua eccezionalità. Non è ammessa la sconfitta ad un primo turno, il ritiro, la retrocessione in classifica. Per di più se ti accompagni con una donna stupenda: è la cultura del peccato altrui. O solo l’invidia. In ogni caso è un tic da sfigati: il ragazzo risente dello sforzo sessuale, vittima dell’ennesima mantide. Ve lo ricordate Borg devastato da Loredana Berté? Il “povero” Icardi rovinato da quella ninfomane di Wanda Nara rende più l’idea? La commedia sporcacciona degli anni 70, non siamo cresciuti.

Fa un po’ ridere questa deriva pruriginosa del ditino puntato. Come se Berrettini prima di incontrare Melissa Satta fosse un putto alato. E’ notorio infatti che tennisti e tenniste vivano in condizione di semi-castità, no? Belli, ricchi e spiritisanti.

Il punto è che molta parte della critica (a prescindere) non aspettava altro, intimamente, che il fallimento del campione condannato a vincere. La frustrazione, le bestemmie, il veleno, sono parte dello stesso spartito. Perché a volte la mediocrità è meno imbarazzante dell’esaltazione. È più aderente alla nostra identità di tifosi basici, che sia pallone o tennis o Sanremo. Campare oltre le proprie possibilità alimenta illusioni che non possiamo permetterci. E Berrettini, colpevolmente, campa oltre le nostre possibilità. Quello è.

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