ilNapolista

Il problema dei tennisti non è il rumore di fondo, ma gli urli nel silenzio (Le Parisien)

“E’ uno sport molto tecnico, in cui persino il suono dei colpi ti serve a giocare. Un urlo e la palla finisce ovunque”

Il problema dei tennisti non è il rumore di fondo, ma gli urli nel silenzio (Le Parisien)
Poland's Iga Swiatek serves to Germany's Angelique Kerber during the Women's WTA Rome Open tennis tournament at Foro Italico in Rome on May 13, 2024. (Photo by Tiziana FABI / AFP)

A Parigi le intemperanze del pubblico sono diventate un tormentone. Con i campioni che si lamentano, quelli condannati a giocare nel casino costante dei campi minori che gli rinfacciano “e noi che dovremmo dire?!”, e la gente che se ne frega e continua imperterrita.

Le Parisien allora cerca di spiegare perché il silenzio è così importante nel tennis: “In un mondo di rumore e furia, dove non veniamo più per assistere allo spettacolo ma anche per parteciparvi, il concetto può sembrare superato. Anche anacronistico”. Ma il punto, spiega Grigor Dimitrov: “I tennisti hanno delle particolarità. Ognuno è sensibile all’ambiente in modo diverso. La luminosità, ad esempio, se è abbagliante. Oppure se vedi il pubblico in movimento, siamo molto concentrati sulla palla, ma l’occhio cadrà comunque sui movimenti della gente. Sono per l’immobilità totale sugli spalti. Per quanto riguarda il rumore, non credo che ci sia molto da fare. Preferisco quando le cose sono un po’ più tranquille, ma non controllo il pubblico”.

Il tennis è uno sport molto tecnico, come il golf. Daniil Medvedev insiste: “Se per esempio il movimento del servizio viene interrotto da un grido, la palla potrebbe andare in un’altra direzione…”. Chi riceve ha solo pochi millesimi di secondo per analizzare i gesti di chi batte, anticipare la risposta o addirittura valutare la velocità del servizio dal fischio che emette la palla. Sentire il suono del feltro colpito dalla racchetta può essere un aiuto essenziale nel processo decisionale, scrive Le Parisien. E poi “i giocatori hanno bisogno anche dell’eco dei propri colpi per valutare la propria qualità”.

“Senza arrivare agli estremi, bisogna comunque saper distinguere tra rumore… e rumore. A New York, ad esempio, il rumore è giorno e notte. Bisogna quindi abituarsi al frastuono incessante che mescola il rumore degli aerei, la discrezione dei gruppi musicali nei corridoi, la sinfonia delle sirene e la calma molto relativa degli spettatori”.

“Ma quando riusciamo a sintonizzarci, non sentiamo quasi nulla. Questo è il principio del rumore di fondo. Ed è proprio la pausa improvvisa da questo caos diventato routine che può sconvolgere la meccanica ben oliata dei campioni. Questo è il motivo per cui è disapprovato spezzare il mormorio del suono”.

ilnapolista © riproduzione riservata