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Tra i pentiti che hanno portato al sequestro della pizzeria Dal Presidente c’è Genny la carogna (Fatto)

È De Tommaso a spiegare come il titolare Massimiliano Di Caprio, cognato del boss Vincenzo Capozzoli detto “Enzo ’a miseria”, detenuto, sarebbe subentrato nella gestione del locale

Tra i pentiti che hanno portato al sequestro della pizzeria Dal Presidente c’è Genny la carogna (Fatto)

È stata posta sotto sequestro a Napoli la pizzeria “Dal presidente”, chiamata così perché aperta dal pizzaiolo che trent’anni fa preparò la pizza all’allora presidente degli Stati Uniti Bill Clinton, si trova in pieno centro storico, lungo uno dei percorsi turistici più frequentati della città. Cinque persone sono state fermate e e l’attività investigativa avrebbe permesso di accertare l’intestazione fittizia di due società operanti nel settore della ristorazione e panificazione per agevolare il raggiungimento delle finalità illecite del predetto sodalizio e per il sostentamento dei detenuti e delle rispettive famiglie. L’impresa di ristorazione “Dal Presidente”, operante nel centro storico di Napoli, sarebbe stata acquistata grazie all’apporto economico e alla “protezione” fornita da un esponente di spicco del clan, alla cui famiglia sarebbe stata destinata una parte dei relativi proventi anche dopo la sua detenzione conseguente ad una condanna per associazione finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti.

Il Fatto Quotidiano, con un articolo a firma di Vincenzo Iurillo, svela oggi che le indagini sono state condotte a partire dalle rivelazioni di due pentiti, uno dei quali è Gennaro De Tommaso, detto “Genny la carogna”

“E dietro il sequestro ci sono le rivelazioni di due pentiti piuttosto noti. Uno è Gennaro De Tommaso, detto “Genny la carogna”, il capo ultras che fu al centro della “trattativa ”con la polizia prima della finale di Coppa Italia del 2014, Napoli-Fiorentina, partita funestata dagli scontri e dall’agguato mortale al tifoso napoletano Ciro Esposito. In un verbale del 30 ottobre 2019, è De Tommaso a spiegare come il titolare Massimiliano Di Caprio, cognato del boss Vincenzo Capozzoli detto “Enzo ’a miseria”, detenuto, sarebbe subentrato nella gestione del locale: prima entrando in società con un prestito di 30.000 euro al vecchio titolare in difficoltà economiche (“venne prima da me a chiederli, ma non potetti darli”), poi acquistandone le quote residue. “Che io sappia –dice “Genny la Carogna”al pm –non ci sono altre note pizzerie facenti capo a esponenti della camorra”. L’altro a tirare in ballo “Massimo ’a capretta”è Salvatore Giuliano, l’assassino della giovanissima Annalisa Durante, uccisa per sbaglio vent’anni fa in una sparatoria nei vicoli di Forcella: nell’ottobre 2021 Giuliano dice agli inquirenti che Di Caprio “aveva fatto una società con il soggetto appartenente alle Forze dell ’ordine, sia per la pizzeria che per altri punti commerciali che aveva aperto”.

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