Lo sloveno punta alla doppietta Giro-Tour, è quasi a metà dell’opera. A Marca: “Ormai il ciclismo è aggressivo. Bisogna soffrire ma ora si soffre molto velocemente”

Tadej Pogacar non sta solo vincendo il Giro. L’ha quasi fatto fallire per manifesta superiorità. All’estero non ci abbiamo fatto una gran figura: accusano gli organizzatori di aver “appiattito” il tracciato apposta per sedurre lo sloveno. Quest’anno lui vuole fare la doppietta: Giro più Tour (dove lo aspettano Vingegaard, Roglic e Evenepoel). Ed eccolo quasi a metà dell’opera. Lo hanno anche “accusato” perché esagera, vuole vincere tutto, sempre. E dai su… non si fa. Invece lui dice che si fa eccome. E lo spiega in un’intervista a Marca.
“Siamo venuti qui per vincere il più possibile e questa è stata una parte importante della nostra strategia. Le gare ciclistiche esistono per essere vinte. Ovviamente la cosa più importante è arrivare a Roma vestiti di rosa, quindi non ci siamo mai discostati da quell’obiettivo e secondo me abbiamo mantenuto la nostra tattica in linea con questo. Tocchiamo ferro per stare al sicuro ed evitare la sfortuna, ma nelle gare ciclistiche tutto può succedere. Un grande vantaggio può significare molto poco se le cose vanno male. Non direi che mi spaventa troppo, ma allo stesso tempo facciamo il possibile per evitarlo”.
“A questo livello nel ciclismo devi soffrire molto. Chiunque si metta in sella a una bicicletta e scali una montagna a tutta velocità conosce questa sensazione. L’unica differenza è che nei professionisti lo facciamo un po’ più velocemente… Da tifoso, penso che stiamo vivendo un momento molto emozionante per il ciclismo. Lo stile di corsa è aggressivo e talvolta imprevedibile”.