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L’Italia scopre la sottomissione col bisht di Messi, se n’è fregata di omosessuali e corruzione

Fioccano articolesse sull’Occidente che si è piegato, come se per tutto questo mese avessero vissuto su Marte. O forse non tutto della loro cultura ci dispiace

L’Italia scopre la sottomissione col bisht di Messi, se n’è fregata di omosessuali e corruzione
Argentina's captain and forward #10 Lionel Messi (R) kisses the FIFA World Cup Trophy as he stands on stage with FIFA President Gianni Infantino (L) and Qatar's Emir Sheikh Tamim bin Hamad al-Thani after Argentina won the Qatar 2022 World Cup final football match between Argentina and France at Lusail Stadium in Lusail, north of Doha on December 18, 2022 (Photo by Kirill KUDRYAVTSEV / AFP)

Ci è voluto il bisht, la veste nera che Messi ha indossato per la cerimonia di premiazione, per far riesumare a tanti quotidiani italiani – particolarmente quelli che per brevità definiamo di destra – “Sottomissione” di Houellebecq (di cui avevamo scritto una settimana fa a proposito dei Mondiali in Qatar). Oggi i quotidiani sono pieni di articolesse più o meno indignate e allarmistiche che identificano nella vestizione di Messi il simbolo del dominio dell’universo arabo sull’Occidente. È interessante notare come una certa parte dell’opinione pubblica italiana scatti soltanto davanti a determinate immagini. Come se tutto ciò che è accaduto in questo mese a Doha non avesse fatto comprendere la portata storica dell’evento e le sue conseguenze geo-politiche.

Il punto è che, sempre a una determinata opinione pubblica, evidentemente sta anche bene che le Nazionali occidentali si siano piegate sulla fascia arcobaleno: che vuoi che sia, in fondo si tratta di quattro froci (esasperiamo ma il concetto è quello). Abbiamo assistito a peana unanimi per quella pagliacciata indecorosa messa in scena dalla Nazionale tedesca che si è presentata per la foto di rito con la mano sulla bocca come se fossero bambini  di terza elementare. È stato spacciata – ovunque tranne che in Germania – per una clamorosa protesta in grado di far tremare la Fifa. Sì certo, stavano tremando. Mentre la Nazionale iraniana rischiava la vita nel rifiutare di cantare l’inno nazionale, l’Europa se la cavava con una mano sulla bocca per timore di un’ammonizione o di altre presunte ritorsioni da parte della Fifa.

Anche dei morti sul lavoro in Italia si è parlato pochissimo (con lodevoli eccezioni), forse anche memori delle nostre 24 vittime che pagarono con la vita la realizzazione di quegli stadi. E comunque senza mai quel moto di indignazione e pericolo che abbiamo avvertito leggendo i quotidiani stamattina. Per non parlare del voltafaccia dell’ultimo momento sulla vendita di birre e alcolici. Persino la Budweiser si è ammutolita e ha provveduto a cancellare un tweet vagamente polemico nei confronti della decisione. Per finire con l’inchiesta sull’Europarlamento, sulla corruzione qatarina che avrebbe inquinato l’istituzione principe della nostra Europa. Insomma materiale ce n’era ben prima della vestizione di Messi. Che potrebbe essere anche solo un innocuo omaggio alla loro cultura.

Lo avevamo scritto che i Mondiali in Qatar erano la trasposizione calcistica del romanzo di Houellebecq intellettuale vero e quindi scomodo, urticante, non pacioso e confortevole come quasi tutti i nostri. E Houellebecq fu feroce, perché la sottomissione la fece partire dalla Sorbona (subito dopo la mossa di cavallo di Troia della sinistra francese che favorisce la vittoria elettorale del candidato musulmano). E i docenti vengono invogliati ad aderire alla nuova cultura proprio grazie al sesso, alla possibilità di avere più mogli, alla sottomissione della donna. Il che probabilmente ci aiuta a comprendere meglio la disposizione d’animo della nostra opinione pubblica sulla fascia arcobaleno. In fin dei conti, va preso atto che non tutto del mondo musulmano ci è sgradito.

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