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Messi al Psg e con la 30, è triste. Ronaldo che rosica, è divertente. Il tifoso inconsapevole è triste

Pensieri agostani tra Parigi e Torino. L’ambizione va bene, benissimo, per Donnarumma. Messi avrebbe potuto anche fare un’altra scelta

Messi al Psg e con la 30, è triste. Ronaldo che rosica, è divertente. Il tifoso inconsapevole è triste
Parigi (Francia) 11/08/2021 - conferenza stampa presentazione Lionel Messi/Image Sport nella foto: Lionel Messi

Senza moralisteggiare, l’operazione Messi al Psg è triste. È triste vedere Messi la domenica mattina che piange, dice che non c’è nulla definito con nessun club e il mercoledì è a Parigi alla conferenza di presentazione col Psg. Non diciamo che sia sorprendente. Non c’è nulla di sorprendente in questa vicenda. Non ci sono tradimenti. È solo triste. Anche perché il rapporto tra Messi e il Barcellona è un rapporto che va al di là del calcio. Més que un club. È un rapporto che riguarda l’infanzia, i problemi della crescita. Ciascuno, nel corso del tempo, ha tutelato i propri interessi. Ci mancherebbe. Però finire al Psg, nei nuovi Harlem Globetrotters, con la maglia numero 30, non ha nulla di entusiasmante. Non – per il nostro ragionamento – una questione di soldi, perché per Donnarumma vale l’esatto opposto. Gigio ha scelto la carriera, i soldi, l’ambizione. E ha fatto non bene, ma benissimo. Oggi si ritrova nello spogliatoio con Messi, Neymar, Mbappé, Sergio Ramos. Messi, però, non aveva e non ha nulla da dimostrare. A sé e agli altri. Lo ha fatto per soldi, legittimo ma privo di fascino. Avrebbe potuto fare qualsiasi altra scelta: restare a Barcellona, così come andare in un club per sfizio (chessò, come ha fatto De Rossi col Boca) e non penso minimamente al Napoli. Ci mancherebbe.

L’unico aspetto divertente di questa vicenda è Cristiano Ronaldo che per mesi ha ipotizzato e – immaginiamo – lavorato al suo trasferimento al Psg. E si è visto scavalcato dall’avversario di una vita. Che, per dirla alla Max di C’era una volta in America, si è preso la sua maglia, i suoi soldi, il suo futuro. E ora addirittura leggiamo che alla Juve entrerà nelle rotazioni come qualsiasi altro calciatore.

Infine, un pensiero al tifoso in generale. Che non è mai cittadino. Non ha mai una vita propria fatta di stenti, precarietà, disoccupazione, ansia per il futuro. Il tifoso non sa di essere una persona. È per definizione inconsapevole, ed è orgoglioso di esserlo. Si incazza, strepita, sfoga la sua rabbia perché il suo club di riferimento non sborsa cifre astronomiche per acquistare o trattenere calciatori. Che sia interista o sostenitore del Napoli. Il tifoso si sente tradito. sempre. Dall’Atalanta. Dall’Inter. Dal Napoli. Forse dal Barcellona. Non dalle cifre roboanti che circolano. No. Dal fatto che il proprio club quei soldi non li sborsi.  Anche qui, non c’è nulla di sorprendente. Però è triste. Sarà il caldo.

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