ilNapolista

Tim Parks: «Anche Sterling simula. Comico nel guardarsi attorno a chiedersi: “Posso rialzami?”»

Libero intervista lo scrittore inglese: «Vincerà l’Italia, è più forte. Basta col perbenismo. E’ un rituale: se entri a San Siro e non ti prendono a parole non ti senti neanche considerato»

Tim Parks: «Anche Sterling simula. Comico nel guardarsi attorno a chiedersi: “Posso rialzami?”»

«Dai, basta col perbenismo! È un errore enorme pensare che quello che si grida durante una partita abbia lo stesso valore di una cosa detta per strada o al lavoro. È quasi un rituale: se entri a San Siro e non ti prendono a parole non ti senti neanche considerato».

Esordisce così Tim Parks, giornalista e scrittore di Manchester, in un’intervista a Libero. Laureato a Cambridge, con un master ad Harvard, ha tradotto in inglese Leopardi, Macchiavelli, Moravia e Calvino. Quasi vent’anni fa ha pubblicato, con Bompiani, “Questa pazza fede”, in cui ha raccontato una stagione intera passata al seguito dei tifosi del Verona, di cui è tifosissimo.

L’Inghilterra è in finale, dice che c’è grande incredulità per esserci riusciti, «anche se con un po’ di fortuna». L’arbitraggio non c’entra niente.

«Ma no! È vero che il rigore era un po’ soft, ma prima ce n’era un altro non dato per motivi inspiegabili. Comunque vincerà l’Italia, è più forte».

Sulla simulazione di Immobile contro il Belgio, che ha scatenato i commentatori inglesi:

«Sì, ma sanno benissimo che sono cose normali, anche Sterling si butta. È stato comico come si è guardato attorno come a chiedersi: “Posso rialzami?”. In ogni caso io le partite le guardo senza telecronaca».

Parla del ritorno allo stadio dei tifosi. Senza, dice, il calcio

«era diventato triste. Ma quelli che si dipingono la faccia e vanno a vedere solo i match internazionali sono tifosi occasionali, non è come seguire il Leicester. C’è gente che non vedeva una partita dall’ultimo Mondiale, anche tra qualche esperto in tivù».

Meglio portare la gente allo stadio, comunque.

«Se ingabbi la vita, penso agli stadi, che ormai sono attrezzati per mantenere l’ordine, la gente trova sfogo altrove, magari in un vicolo alle 2 di notte. C’è sempre un prezzo da pagare. Lo dico anche a quelli del lockdown».

ilnapolista © riproduzione riservata