“Non si preoccupi presidente, domenica vinciamo il campionato”. Barnaba spiega la mentalità del Lille
Il patron del "miracolo francese" a Calcio e Finanza: "La strada del puro players trading porta inevitabilmente alla rovina. Ma il successo finanziario è legato a quello sportivo"

Alessandro Barnaba è il fondatore di Merlyn Advisors, che a fine 2020 è entrato nel Lille rilevando il club da Gérard Lopez. Il Lille ha fatto quest’anno un mezzo miracolo sportivo: ha strappato il campionato francese al Paris Saint-Germain, un’armata che grazie al suo potentato economico domina in patria ormai da un decennio.
Calcio e Finanza l’ha intervistato, a lungo, su vari temi, soprattutto economici. Ma ad un certo punto Barnaba descrive un momento chiave della stagione, che rende bene lo stato mentale di grazia dell’ambiente. L’esatto opposto del “braccino” che ha preso il Napoli ad un passo dalla Champions.
“Col passare delle giornate la convinzione è aumentata sempre di più fino al punto che dopo il passaggio a vuoto con il Saint Etienne in casa nella penultima giornata, alla fine di un allenamento al quale stavo assistendo, uno dei leader del gruppo mi ha detto con convinzione: “non si preoccupi, domenica ad Angers vinciamo e saremo campioni!”. Questa mentalità, unita al raggiungimento della consapevolezza di poterlo veramente fare, sono quello che ci ha permesso di centrare un obiettivo che per tutti, compresi noi, sembrava irraggiungibile anche solo pochi mesi fa”.
Il protagonista di questo salto di mentalità, vincente, è stato Christophe Galtier, che molti danno in questo momento in pole per la panchina del Napoli.
“Il nostro allenatore è riuscito a tirar fuori non il 100% ma forse il 110% di quanto la squadra poteva dare e ha costruito man mano nei ragazzi la consapevolezza che l’impresa fosse possibile”.
Barnaba descrive molto bene anche la gestione sostenibile del club rendendolo vincente, anche in questo caso il parallelo con la situazione del Napoli è evidente.
“Pensare di poter creare equity value, soprattutto in Francia, senza i ricavi legati alla partecipazione alle competizioni europee è impensabile. La strada del puro players trading porta inevitabilmente, prima o poi, alla rovina. Come amiamo ripetere: non si può avere successo fuori dal campo senza averlo sul campo, ma non si può allo stesso tempo avere successo sul campo senza averlo fuori. Il nostro progetto prevede quindi di continuare ad avere una squadra competitiva, che continui a puntare quanto meno alla Champions – se non si vuol parlare di un altro scudetto -, ma dove l’Europa League deve essere il minimo. E’ ovvio però che in Francia, con l’eccezione del PSG che lavora su altri numeri, nessuna squadra è in grado di avere un budget sufficiente a tenere giovani campioni quando si avvicina la scadenza del loro contratto. E’ quindi purtroppo normale veder partire per l’estero tanti giovani dalle grandi promesse attirati da salari molto più alti in altri campionati europei. Per darvi un’idea, prima del problema Mediapro, una squadra di alta classifica in Francia poteva fare affidamento su circa 35 milioni derivanti dai diritti televisivi di campionato e coppa di Francia. Un’analoga squadra in Italia genera circa 100 milioni di euro da campionato e Coppa Italia, con situazioni analoghe negli altri campionati, con l’Inghilterra all’apice. Di conseguenza, i salari che possono essere pagati in Serie A, Liga, Premier League e Bundesliga sono significativamente più alti di quelli che possono esser pagati in Francia. Non è un caso che la Ligue 1 si sia autodefinita la “Lega dei Talenti”, la maggior parte dei quali comincia a sbocciare in Francia ma quasi sempre matura in un altro paese… Non è quindi solo una questione di monetizzazione di plusvalenze, quanto una necessità dovuta alla impossibilità di pagare stipendi in grado di competere con gli altri campionati”.
Un altro passaggio interessante è sulla Superlega:
“Da un punto di vista esclusivamente finanziario la Superlega è un progetto splendido: in qualsiasi settore chiunque vorrebbe essere un monopolista o quasi. Il progetto avrebbe raccolto i creatori di quasi tutto il content che i broadcasters televisivi vogliono e avrebbe di conseguenza garantito enormi ricavi per tutti coloro che ne avessero fatto parte. Quando ero ancora a JPMorgan, nel 2018, mi presentarono l’idea chiedendo quanta fosse stata la capacità di finanziamento di un progetto del genere, la mia risposta fu semplice: un progetto come questo non avrà mai problemi di finanziamento, prendendo in pegno i diritti televisivi si può finanziare qualsiasi cifra. Allo stesso tempo, gli dissi chiaramente che il problema sarebbe stato un altro: il calcio in Europa non è un business come un altro. Esiste una valenza socio-economica che questo sport ha in Europa”.
“Il calcio è un settore dove si può fare business, ma chiunque compra un club di calcio deve farlo con la consapevolezza che sta comprando un’azienda con una rilevanza sociale e dove quindi le regole non sono esclusivamente dettate dalla massimizzazione del profitto. Il profitto poi può e deve arrivare per rendere il sistema sostenibile, ma non si può pensare di ottenere uno dimenticando l’altro”.











