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La Bundesliga si arrende: i tifosi possono insultare, fa parte dello spettacolo

El Pais: una riunione informale tra Federazione, club e tifosi ha sancito una tregua dopo il caso “Hopp figlio di puttana”. La rivolta è inarrestabile, non si possono sospendere le partite

La Bundesliga si arrende: i tifosi possono insultare, fa parte dello spettacolo

Il calcio tedesco che si era fermato per insulti s’è riunito e ha deliberato che un po’ di insulti sono sostenibili, e che, anzi, il calore del pubblico rende il campionato tedesco più appetibile al mercato delle tv. In un periodo nel quale – contemporaneamente – in Italia si gioca a porte chiuse, in Francia a porte socchiuse, e in Inghilterra si dibatte su Dier che corre in tribuna a farsi giustizia da sé (“è più scandaloso il suo comportamento o quello dei tifosi che possono offendere per 90 minuti?”), in Germania la libertà d’espressione allo stadio è più che un tema, ha a che fare con le fondamenta stesse del sistema.

L’antefatto è diventato virale una decina di giorni fa: Bayern Monaco e Hoffenheim passano il quarto d’ora finale della partita a passarsi la palla tra avversari, come forma di protesta dopo che i tifosi del Bayern avevano mostrato uno striscione con un insulto a Dietmar Hopp, proprietario dell’Hoffenheim. La partita – sul 6 a 0 per il Bayern – era stata sospesa diverse volte, mentre i giocatori, l’allenatore e i dirigenti del Bayern chiedevano ai tifosi di ritirarlo. Hopp è un miliardario del settore informatico, con i suoi investimenti ha portato l’Hoffenheim dalla quinta alla prima divisione, e per via del suo prolungato sostegno finanziario alla squadra alla fine se l’è comprata, diventando una delle uniche tre eccezioni alla regola della Bundesliga che prevede che siano i tifosi a possedere più della metà delle quote dei club.

Nel frattempo è successo che le offese a Hopp sui campi tedeschi non si sono fermate, anzi. Ma è successo anche che l’atteggiamento degli arbitri è cambiato. Non hanno sospeso nemmeno una partita. La tregua è il risultato di un incontro informale tenutosi tra club, tifosi e federazione nel tentativo di salvare la crisi.

Ne scrive El Pais, secondo il quale la DFB (la federazione tedesca) è a un bivio: con oltre sette milioni di membri, è la più grande federazione sportiva del pianeta. Ma da anni ormai manca un governo stabile e la sua rigida posizione in difesa di Hopp non ne ha rafforzato la popolarità. Nel tentativo di chiudere la frattura, la DFB ha convocato la riunione di giovedì scorso. Il Bayern, “alleato” di Hopp, ha difeso la necessità di raddoppiare le sanzioni contro i tifosi ribelli. La maggioranza, tuttavia, ha proposto un percorso conciliante. I club sanno molto bene che il clima appassionato negli stadi fa parte dello scenario essenziale per vendere i diritti televisivi a buon prezzo. Insomma: nell’impossibilità o quasi di fermare gli insulti, club e federazione hanno concordato sul fatto che, poiché il calcio non può essere fermato a causa del semplice esercizio della libertà di espressione, avrebbero dovuto accettare gli insulti. Gli arbitri non intervengono a meno che non ci siano minacce di violenza o di morte. Insomma “Hopp figlio di puttana” è accettabile, fa parte del gioco.

El Pais ricorda che tifosi, club e federazione hanno ricostruito insieme il calcio tedesco del dopoguerra con una trama “socialdemocratica”. E la rivolta ormai generalizzata contro i grandi capitalisti è difficilmente arginabile. L’ormai famoso “Hopp figlio di puttana” —Hopp hurensohn — e la reazione di squadre e federazione non hanno fatto altro che alimentare la contestazione, dilagata anche in altri stadi. I tifosi dello Schalke, nell’ultimo match, hanno esposto uno striscione che diceva: “Ci scusiamo con tutte le puttane per averle collegate al signor Hopp”.

La Bundesliga ha silenziosamente firmato la resa: gli insulti fanno parte del folklore, e il folklore in tv si vende bene.

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