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L’Italia del calcio non punta sui giovani: “Credo in te, ma solo un po’”

I numeri del CorSport. L’età media dei calciatori nel campionato italiano è tra le più alte d’Europa. La squadra più giovane è la Fiorentina. Tutti dicono che non va bene, ma non si fa nulla per cambiare

L’Italia del calcio non punta sui giovani: “Credo in te, ma solo un po’”
Gianluca Gaetano

L’età media dei calciatori nel campionato italiano è tra le più alte d’Europa: 27 anni e 46 giorni. Nei cinque maggiori campionati d’Europa solo la Liga ha un’età media superiore a quella della Serie A. In Bundesliga si viaggia sui 26 anni e 43 giorni: la Germania, non a caso, ha vinto gli ultimi cinque Europei Under 21.

Sono tutti dati snocciolati dal Corriere dello Sport.

I nostri giovani sono davvero così scarsi da non poter essere impiegati nella massima serie? Non sembra affatto. Con la categoria Under 19 e con quella Under 17 siamo vicecampioni d’Europa: siamo arrivati alle finali (contro il Portogallo e l’Olanda) e le abbiamo perse ai supplementari e ai rigori, per un niente, insomma. Il problema nasce dopo: le società non investono sui giovani talenti e questi

“galleggiano in una terra di nessuno. Troppo vecchi per il settore giovanile, troppo giovani per tutto il resto”.

Nella top ten dei giocatori più giovani scesi in campo nei cinque maggiori campionati europei (Francia, Spagna, Italia, Inghilterra e Germania) ci sono Angelo Ndrecka (18 anni) e Ibrahim Karamoko (18enne anche lui), entrambi del Chievo. Il primo ha giocato una partita intera, l’altro ha dalla sua solo due presenze, per un totale di 63 minuti. Entrambi sono entrati in campo quando ormai era già acquisita la retrocessione.

E ancora. Il 19enne Emanuel Vignato, sempre del Chievo, è il giovanissimo che ha registrato più presenze in Serie A in questa stagione: otto in totale. Ha debuttato in Serie A sul finire della stagione 2017, quando non aveva ancora 17 anni, ma poi è tornato a giocare con l’Under 19, con soltanto qualche panchina in prima squadra ogni tanto.

Per tutti e tre, una storia emblematica:

“Della serie: credo in te, ma solo un po’”.

Il CorSport rincara la dose:

“I primi 10 giovani del nostro campionato – tolto Vignato con le sue 8 presenze – hanno giocato complessivamente 16 partite, meno di due a testa, con un minutaggio che supera di poco la lunghezza di un film iraniano”.

In Italia funziona così: ogni tanto si dà spazio a qualche giovane, si fa finta di dargli fiducia, poi quello spazio glielo si toglie e intanto quei giovani diventano troppo vecchi. Tutti si lamentano, dai dirigenti agli allenatori, agli stessi calciatori, ma non cambia mai niente.

La squadra più giovane della Serie A è la Fiorentina (24 anni e 221 giorni), seguita dal Milan (25 anni e 51 giorni), rispettivamente sesta e settima nella classifica europea. Qualcosa si muove, forse, ma poi resta un dato di fatto: le due squadre che quest’anno in Italia hanno vinto qualcosa sono la Juventus e la Lazio e nella prima, l’età media dei calciatori è di 28 anni e 55 giorni, nella seconda è di 28 anni e 9 giorni.

“Non se ne esce. Non abbiamo tempo per dare tempo ai giovani”.

Una consolazione c’è: quelli bravi, prima o poi, ce la fanno. È il caso di Meret, Barella, Locatelli, Cutrone, Edera, Romagna, Dimarco e Cassata: erano tutti nella formazione dell’Under 19 che arrivò fino alla finale dell’Europeo del 2016 e poi perse 4-0 con la Francia e adesso, a tre anni di distanza, sono tutti in serie A.

Il problema, scrive il quotidiano sportivo, è che questa è l’eccellenza, ma per gli altri niente da fare, non ci sono speranze. Una problema emerso in questi giorni anche nel dibattito aperto per la SuperLega proposta da Agnelli, da più parti in fatti è arrivato il monito che un torneo europeo di élite sacrificherebbe ancora di più l’esordio dei giovani nei campionati ed impedirebbe loro di mettersi in mostra.

Ogni tanto c’è qualche abbaglio. Tipo il caso di Bryan Cristante, che a 16 anni e 6 mesi debuttò in Champions con il Milan e a 18 era in serie A, per poi sparire nel nulla dopo un anno e mezzo perso al Benfica e il ritorno in Italia, prima con il Palermo, poi il Pescara, l’Atalanta e oggi con la Roma. A marzo Cristante ha compiuto 24 anni e giovane certo non può più essere considerato. Eppure, al suo esordio, fu paragonato nientedimeno che a Rivera.

Ora c’è Zaniolo, che nel 2018 Mancini portò in Nazionale senza che avesse mai giocato in Serie A: prima di allora, per lui c’era stata solo la Primavera e 7 partite da professionista in Serie b con l’Entella. Poi ha debuttato con la Roma in Champions e in Serie A. Finora è sceso in campo 26 volte in 36 giornate disputate.

“E’ un buon inizio, basta che son sia solo un inizio. Zavorrato da paragoni eccellenti, sta cercando tra alti e bassi di trovare il suo posto nel mondo. A luglio fa vent’anni. Se gli daremo il tempo di maturare – facendolo giocare – potremmo trovarci in casa un buono-ottimo-eccellente giocatore”

altrimenti finirà anche lui nella buca di quelli che si ritrovano vecchi in un niente.

Un esempio lampante dell’importanza fin qui sottolineata è l’Ajax, finalista Champions. La squadra di Amsterdam ha la rosa più giovane delle sedici qualificate agli ottavi: l’età media di tutti i giocatori di ten Hag tocca quota 24,1 anni. Il capitano, De Ligt, è un classe ’99; la stella, De Jong (da giugno al Barça), è nato nel 1997. Non è solo una questione di età, ma anche di cultura giovanile: tra i titolari in campo a Madrid, c’erano quattro calciatori che hanno compiuto l’intero percorso di formazione nell’Academy dell’Ajax (Mazraoui, De Ligt, Blind, van de Beek); tre sono stati acquistati da adolescenti (Onana, De Jong e David Neres).

Ci sembra d’obbligo citare anche il Napoli,in questa statistica: i giocatori della formazione partenopea hanno un’età media di 27,3. In azzurro il più giovane è Diawara (21 anni). Seguono Meret, Luperto e Ounas (22), poi l’età inizia a salire.

Certo, la fiducia accordata da Ancelotti a Luperto, fosse anche perché a causa dell’infortunio di Albiol trovare un rimpiazzo era necessario, è un indice dell’attenzione del nostro allenatore ai giovani, come pure l’esordio di Gaetano contro la Spal, domenica scorsa. Anche l’attenzione ai nomi più giovani per il mercato estivo lascia ben sperare. Quella sì che potrebbe essere una rivoluzione.

Lo stesso allenatore del Napoli, parlando del prossimo mercato aveva preannunciato che la società punta sui giovani perché non sono necessari i top players per vincere «Magari ci vuole più tempo, ma con la giusta programmazione e il lavoro migliori anno dopo anno»

 

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