Ponte Morandi: in Procura si attende Gamberale. Spuntano 20 nuovi indagati

Ieri si è tenuta una riunione per l’utilizzo dell’esplosivo. Bucci denunciato per abuso di ufficio

Ponte Morandi: in Procura si attende Gamberale. Spuntano 20 nuovi indagati

I pubblici ministeri proseguono gli interrogatori. Venerdì sarà sentito Vito Gamberale, ex amministratore delegato di Autostrade (dal 2000 al 2005) e presidente della stessa società dal 2005 al 2006.

L’interrogatorio di Gamberale

Gamberale lasciò l’incarico in polemica con i Benetton, ricorda Il Secolo XIX, per la decisione di dare via al progetto di fusione con la società spagnola Abertis.

Gli anni della sua gestione furono quelli in cui fu “studiato, preparato e concordato il trasferimento della concessione da Anas ad Autostrade, poi formalizzato dal Mit nel2007”, scrive Repubblica Genova.

L’ex ad cercherà di spiegare ai magistrati gli interventi di sicurezza fatti durante la sua gestione e come avveniva il controllo su ponti e viadotti.

Si allarga la lista degli indagati

Ieri in Procura si è tenuta una riunione in vista del secondo incidente probatorio. All’incontro hanno partecipato il procuratore capo Francesco Cozzi, l’aggiunto Paolo D’Ovidio e i pubblici ministeri Walter Cotugno e Massimo Terrile.

Il quesito posto in questa seconda anticipazione di processo ruoterà intorno alle cause del crollo del Morandi.

Contestualmente scatterà una seconda lista di indagati. Si ipotizza saranno almeno 40 le persone che riceveranno avvisi di garanzia per questo secondo incidente. Si tratterebbe – scrive Il Secolo – dei ventuno già iscritti nel primo procedimento più un’altra ventina.

Nell’elenco figurano vertici e dirigenti di Autostrade e Spea, del Mit ma anche ex dirigenti e tecnici di Anas.

In pratica tutti coloro che ebbero a che fare con il viadotto dagli anni ’90 in poi.

Repubblica Genova si sofferma su alcuni nomi.

Oltre allo stesso Gamberale vi è Domenico Cempella, anche lui ex ad di Aspi, ma anche di Alitalia e della Società Aeroporti di Roma, nonché collaboratore di Raul Gardini nei primi anni Novanta. Ta gli indagati dovrebbero esserci anche Pierluigi Ceseri, ad di Aspi dal ‘94 fino al 2000, e Riccardo Mollo (già indagato per la strage di Acqualonga e assolto in primo grado), predecessore di Palo Berti (anche lui indagato e tra i manager già trasferiti da Autostrade ad altro incarico. Berti è già stato condannato a 5 anni e 6 mesi per la strage del viadotto di Acqualonga) direttore Operazioni Centrali di Autostrade.

Si aggiungerebbero alla lista anche i 12 indagati per i report tarocchi su altri cinque viadotti, inchiesta bis nata da quella sul crollo del Morandi.

Le operazioni di demolizione

La torre 8 del ponte Morandi, “rimasta orfana dopo il taglio e calo a terra della sezione di impalcato che la univa alla7, sul fronte ovest del viadotto”, scrive Il Secolo XIX, dovrebbe essere fatta saltare con l’esplosivo la mattina del 2 marzo.

La data è stata indicata ieri mattina, nel corso della riunione in prefettura che ha visto partecipare gli attori in gioco: polizia, vigili del fuoco, le imprese che si occupano della demolizione, il Comune, la polizia municipale e le aziende che si trovano nell’area delle operazioni, da Ansaldo ai gestori di infrastrutture sotterranee.

Non è però “un’indicazione scritta nella pietra”, scrive il quotidiano.

Innanzitutto l’uso delle cariche esplosive potrebbe essere influenzato dal maltempo. E poi è possibile, “anche se poco probabile”, un ripensamento sulla tecnica da usare.

“Non è stato ancora deciso nulla – ha detto Bucci – ma si potrebbe valutare di smontarla (la torre 8, ndr), tagliandola in questo caso verticalmente”. Naturalmente i tempi si allungherebbero, anche se non dovrebbero portare a sforare la tempistica già definita.

“Solo per le pile 10 e 11 – ha aggiunto il commissario – sul fronte est del viadotto, è inevitabile l’utilizzo delle microcariche”, mentre saranno sicuramente smontate quelle dalla 1 alla 7.

Oggi sarà effettuata una prova di evacuazione sul lato est, dove prosegue l’allestimento delle strutture di sostegno che saranno piazzate sotto alle due torri strallate: “l’esercitazione non interessa in alcun modo la popolazione – scrive il quotidiano genovese – e sarà annunciata alle 9.30 dal suono di una sirena”.

L’effetto soffietto

Su Repubblica Genova Danilo Coppe, fondatore e progettista della Siag di Parma, la ditta che userà l’esplosivo per la demolizione si sofferma sulla tecnica che sarà messa in campo.

“Utilizzeremo circa 200 chili di esplosivo. La pila imploderà perché le trecento microcariche esploderanno a distanza di millisecondi l’una dall’altra, creando un effetto a catena”, dice.

Si chiama “effetto soffietto”: “Un colpo solo, sarà tutto finito in meno di un secondo e senza conseguenze, a parte la polvere – assicura Coppe – Il collasso non comporterà un enorme spostamento d’aria perché in questo caso non è una tecnica invasiva”.

Vittorio Omini (della ditta incaricata, insieme a Fagioli, della demolizione, aggiunge: “Verranno comunque posizionate delle barriere per evitare che l’onda d’urto possa provocare dei danni che riteniamo minimi alle strutture vicine, come la rottura di vetri”.

La commissione esplosivi si riunirà ancora il 20 febbraio.

La denuncia dell’architetto Spalla

Sia il Secolo XIX che Repubblica Genova riportano la notizia di una denuncia per abuso di ufficio presentata ai danni del commissario Bucci dall’architetto Giovanni Spalla, assistito dall’avvocato Giancarlo Bonifai.

Dal giorno dopo il crollo, Spalla ha studiato 18 progetti alternativi di recupero del Ponte e ha proposto, insieme al professor Giorgio Croci, “forse il più autorevole strutturista del mondo”, scrive Repubblica Genova e all’ingegnere Giovanni Infante, esperto trasporti sta, una soluzione che consentiva “il ripristino quasi immediato della circolazione interrotta dal crollo del ponte” e anche la messa in sicurezza del viadotto “per permettere agli sfollati di rientrare senza rischi nelle proprie case. Intervenendo subito, con una verifica di stabilità che è stata invece effettuata soltanto dopo cinque mesi”.

un progetto alternativo di recupero del Morandi.

L’architetto ha denunciato l’operato di Bucci ipotizzando un abuso d’ufficio sulla scelta che ha premiato il progetto di Renzo Piano e un procurato danno erariale.

Bucci è responsabile di crimine culturale

“Credo che Bucci, forse convinto di poter derogare a tutte le norme in virtù della sua veste di commissario straordinario e dei poteri conferitigli dal “decreto Genova” si sia reso responsabile di un crimine culturale – dichiara Spalla a Repubblica Genova – Il sindaco non poteva derogare a ciò che stabilisce la direttiva europea UE 2014/24: avere accorpato le quattro attività di demolizione, progettazione, affidamento lavori e ripristino del sistema viario, in un unico appalto integrato, viola le norme ed è un errore strategico di procedura perché delega alle imprese i requisiti e i caratteri del progetto, che sono invece prerogativa inderogabile del Comune. In sostanza, occorreva una gara per il progetto e una per l’affidamento dei lavori”.

L’architetto si sofferma anche sul concetto di ‘crimine culturale’: “Demolire un’opera simbolo dell’architettura strutturale italiana come il Morandi, senza prendere neppure in considerazione l’opzione di un possibile restauro dopo l’opportuno consolidamento avrebbe reso necessario l’intervento del ministero dei Beni culturali a salvaguardare l’opera”.

Secondo Spalla, il progetto di Renzo Piano “è stato praticamente imposto per questioni di ‘marchio’”.

FOTO IL SECOLO XIX

 

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