Al primo passo falso del Napoli è ripartita la logica dello sfascio

Il problema non è l’assenza di critica (ce n’è fin troppa). È ripartita la campagna distruttiva nei confronti del club di De Laurentiis e persino di Ancelotti

Al primo passo falso del Napoli è ripartita la logica dello sfascio

Riprende la campagna distruttiva

Caro Napolista, ci risiamo. Dopo la sconfitta di Milano riprende, come ciclicamente avviene, fiato la campagna “distruttiva” anti-De Laurentiis (con la riconosciuta creatività abbiamo addirittura inventato un neologismo, il papponismo, per gettare fango attraverso la cultura del sospetto, che tanti danni ha prodotto nel nostro Paese: la tua, di De Laurentiis ovviamente, bussola sono solo i soldi, non te ne frega un cavolo del Napoli….). E che sfiora – i gufi evocati da Renzi erano dei dilettanti a confronto di quelli che sguazzano come il Napoli inciampa –, udite udite, il prode Ancelotti.

Con qualche distinguo, rispetto ad un passato recente. Dalle colonne del Mattino (che sparge con dovizia di articoli un ingiustificato pessimismo in tutto l’ambiente) dove si rimpiange, con la firma della brava Marilicia Salvia, la grande bellezza del non citato Sarri che, nelle stesse ore, affondava a Bournemouth. Allo scrittore di successo, l’amatissimo Maurizio De Giovanni, che reclamava, sul Corriere del Mezzogiorno, il diritto alla critica, mai, mi pare, messo in discussione; lui che, se non ricordo male, non fu certo tenero nei confronti di Benitez. Ed, hic et nunc, il problema è l’assenza della critica (in un paese, e a Napoli in particolare, dove siamo tutti allenatori di calcio), o non forse la vera e propria valanga di critiche distruttive che, appena gira un pochino storta, travolge tutto e tutti, senza misura e senza distinzioni?

Il rischio di parlare alla pancia

Ora in un mondo come il calcio in cui tutto è opinabile per definizione (citazione personale: parlavo con un mio caro amico medico della sconfitta a San Siro che, a suo dire e con mio stupore, era imputabile al calo fisico di alcuni giocatori per l’assenza di qualificati preparatori atletici come lo erano i collaboratori di Sarri), tutte le opinioni hanno diritto di cittadinanza, per carità. Ma attenzione non tutte vanno prese per oro colato, soprattutto da parte di quei media e opinion leader che hanno un ruolo di influencer, come si dice ora.

C’è sempre un punto di equilibrio e di rottura. Se si dà soltanto fiato alla rabbia o, come si suol dire, si parla alla pancia, non si fa un’opera meritoria e si rischia di buttare il bambino con l’acqua sporca. Potremmo dire che il mondo del calcio, in questo senso, ha fatto scuola e la politica si è adeguata. Ma, poi, come stiamo verificando, viene la resa dei conti, il bagno di realtà, con l’arduo compito del governo delle cose.

Ecco non vorrei che i segnali di fumo di questi giorni si trasformassero, più in là, in segnali di guerra e ci portassero a quel punto di rottura. Sempre in agguato in un mondo volubile come quello del calcio. Certo bisognerà vedere i risultati ed il prosieguo della stagione, e gli aggiustamenti che i responsabili, tecnici e societari, vorranno apportare. Ma su una cosa bisogna essere chiari. Finora De Laurentiis ha avuto ragione e la sua impresa-Napoli è una realtà, ahimè una delle poche qui a Napoli, che funziona. E questa impresa va preservata. Lo dimostrano i dati e non le chiacchiere: quinta per fatturati in Italia, dopo la Juventus, le milanesi e la Roma, è saldamente seconda in campionato e ci tiene ancora nel circuito che conta in Europa. Insomma continueremo a confrontarci in futuro con i migliori – i Guardiola, i Klopp non sono stati un’effimera chimera – e con tutto quello che ciò significa. Ecco vorrei che questa consapevolezza non venisse mai meno a coloro che sono più che legittimati a criticare le sconfitte, altrimenti prevale la logica dello sfascio che ha lastricato con tantissimi casi la nostra storia antica e recente.

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