Gabbiadini fin qui è stato un quadro di lontananza

Dopo due anni tutt’altro che esaltanti al Southampotn, torna alla Sampdoria. Un atipico che fin qui ha fallito tutte le prove

Gabbiadini fin qui è stato un quadro di lontananza

Esperienza inglese non esaltante

Manolo Gabbiadini è tornato in Italia. È durata due anni la sua esperienza inglese, al Southampton. Un’esperienza certamente non esaltante. Diciamola tutta, se non vogliamo abusare del termine fallimento (e peraltro proprio fallimento non è stato) possiamo comunque definirla mediocre e al di sotto delle aspettative. Non ce ne voglia il buon Manolo da Calcinate – lo stesso paese di Belotti – che ha da poco compiuto 27 anni, ma fin qui tutta la sua carriera è stata al di sotto delle aspettative. E difficilmente, a questo punto, potrà cambiare quadro del videogame.

In due anni tondi tondi, Manolo ha segnato dieci reti in Premier League. Dieci reti in cinquantuno partite. Un gol ogni cinque match. Media insufficiente per un attaccante che appena sbarcò in Inghilterra illuse i tifosi dei Saints con la doppietta nella finale di Coppa di Lega persa contro il Manchester United che allora era di Ibrahimovic. Segnò due gol e per tanti tifosi la finale terminò quando Manolo venne sostituito.

Quando ti bollano come atipico, sono dolori

Era reduce dall’esperienza di Napoli altro banco di prova che Gabbiadini non ha superato. Con Sarri non c’è mai stato grande feeling, addirittura non lo inserì nei saluti finali. Eppure l’allenatore di Figline lo provò nel ruolo di centravanti, dopo la partenza di Higuain ma Manolo non rispose. Lo fece soltanto in un’amichevole estiva vinta 5-0 contro il Monaco. Amichevole, appunto. Segnò quattro gol. Nemmeno illuse più di tanto. Esordì a Pescara e poi venne sostituito da Milik che cominciò a segnare a grappoli. Si infortunò Milik e a Crotone si fece espellere. Sembrava proprio che non reggesse la responsabilità, oltre a un problema tattico: quel ruolo di centravanti non gli si addiceva. Ma qui veniamo alle dolenti note: quale ruolo si addice a Manolo Gabbiadini? Non si sa.

Si sa, però, che quando ti bollano come atipico sono dolori. A meno che tu non sia un atipico da brividi. Uno di quegli atipici che però con regolarità la butta dentro. E non è mai stato il caso di Manolo Gabbiadini. La faccia triste non dell’America. Uno che non è mai andato in doppia cifra nei campionati che ha disputato. Mai. Nemmeno in Serie B. In realtà, è stato anche beffato dai numeri. Nella stagione 2014-15 – la sua migliore fin qui – finì a 15 reti in Serie A: 7 con la Sampdoria fino a dicembre e 8 con il Napoli fino a giugno. Benitez credeva molto in lui. Al punto da preferirlo ad Hamsik nella semifinale di ritorno di Europa League contro il Dnipro. Ma Manolo si rese fantasma quella sera. Poi, probabilmente, si sarebbe potuto riscattare se Higuain avesse lasciato a lui quel rigore contro la Lazio, ma c’era la storia che premeva.

Ventura si aggrappò a lui per Italia-Svezia

Ancora prima, Gabbiadini passò dalla Juventus senza mai vestirne la maglia. I bianconeri preferirono non puntare su di lui. La Premier sarebbe potuta essere la meta ideale per un atipico come lui. E infatti all’inizio, come detto, andò bene. Gabbiadini comincia quasi sempre bene. Poi, però, si perde. Qualcosa di lui resterà nei tifosi del Southampton. Fu lui, lo scorso anno, quando era già finito in panchina, a regalare il gol salvezza contro lo Swansea. Quest’anno, in Premier ha giocato appena 470 minuti: meno di Diawara, per capirci.

A lui si aggrappò Ventura nella partita della Nazionale che è già passata alla storia: lo 0-0 contro la Svezia, il pareggio che ci estromise dai Mondiali 2018.

Ora è tornato alla Sampdoria. Un ritorno che sa di passo indietro. Magari potrà rilanciarsi. O magari, più probabilmente, potrà ritrovare la propria dimensione. Di buon attaccante, dai colpi straordinari e decisamente discontinuo. Un attaccante che va in letargo e non si sa quando ne uscirà.

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