I funzionari di polizia: «Noi sotto attacco degli ultras, lo Stato faccia lo Stato»

Al Corriere dello Sport: «Quelli della Lazio hanno mandato un messaggio: “dovete venire a patti con noi”. I treni speciali? Il dialogo e le mediazioni non sono serviti»

I funzionari di polizia: «Noi sotto attacco degli ultras, lo Stato faccia lo Stato»

Al Corriere dello Sport

Ieri sul Napolista Roberto Procaccini ha sollevato più di un dubbio sulla sapienza comunicativa di Salvini nella tristemente nota conferenza stampa di lunedì dopo il vertice calcio. “Salvini sta con gli ultras o con i poliziotti? Stavolta il ministro è incappato in un autogol comunicativo, vuole tenere assieme due mondi inconciliabili”. La linea morbida con gli ultras, di fatto sdoganata da Salvini, incontra davvero il favore delle forze di polizia?

Diremmo di no a giudicare dall’interessante intervista che Girolamo Lacquaniti – dell’associazione funzionari di polizia – ha concesso al Corriere dello Sport. Il funzionario è molto duro, molto diretto. Equipara gli ultras ai mafiosi.

«Dovete venire a patti con noi»

«Altro che folklore, o codici d’onore. Dobbiamo considerare le frange ultras in azione in questo nostro tempo confuso al pari di altre organizzazioni criminali o del fenomeno mafioso. E guardi, non esagero: dico questo non per enunciare una mia teoria ma alla luce di sentenze e indagini che si sono susseguite a varie latitudini del nostro Paese, una convinzione avvalorata da quanto accaduto martedì notte a Roma». Il riferimento è alla festa per il compleanno della Lazio degenerata in aggressione ai poliziotti.

Lacquaniti non ha dubbi sul messaggio che gli ultras laziali hanno voluto lanciare: «La risposta è semplice: con noi dovete venire a patti».

«I treni speciali? Il dialogo non è servito»

Il funzionario boccia decisamente l’idea di tornare ai treni speciali.

«Riproporre ricette bocciate dai fatti, oltretutto in un momento emergenziale, non mi convince. Ho fatto tanti servizi stadio nel passato. E le sassaiole nelle stazioni erano più puntuali dei treni stessi. Senza rievocare certe tragedie, come quella del Piacenza-Salerno. Poi magari ci sono modelli più moderni, che associano biglietto stadio e quello del treno. Sarebbe assurdo però riammettere il fatto che gli ultras possano viaggiare gratis o magari lucrare sul servizio. C’è stato anche il tempo del dialogo e delle mediazioni. Che non sono servite. Adesso lo Stato deve fare lo Stato».

Ed entra nel dettaglio: «Significa togliere a certi soggetti le possibilità di guadagno, significa escludere soluzioni che rendano ricattabili i club, significa non accettare di non essere padroni del territorio-curva, come sosteneva l’attuale capo della Polizia ai tempi del suo ruolo di Prefetto di Roma. Significa la certezza della pena».

La sospensione delle partite

«Interrompere una partita significa di fatto condizionare un campionato. E può essere un dirigente di Polizia a farlo? Pensate alle reazioni, anche politiche, a uno o più 0-3 a tavolino che orientino la classifica. Non è arrendersi, è ragionare. Penso che in una simile circostanza la partita dovrebbe essere rigiocata a porte chiuse. Ma bisogna pensarci per tempo. E di tempo non ce n’è più molto, davanti a questo attacco».

Insomma Procaccini non aveva poi torto a porsi una serie di domande sulle parole di Salvini.

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