Il Napoli deve crescere in campionato, senza pensare alla Juve

La distanza con la Juventus non deve compromettere il cammino interno: per continuare a crescere come club, il Napoli ha il dovere di migliorarsi anche in Serie A.

Il Napoli deve crescere in campionato, senza pensare alla Juve
Foto Ssc Napoli

Il dominio della Juventus

Ieri Alfonso Fasano ha scritto sul Napolista del dominio della Juventus sulla Serie A, confrontando numeri e sensazioni di questo campionato di Serie A con le altre leghe europee. I bianconeri che dominano, però, non devono rappresentare un alibi, un ostacolo ideale o fattivo, rispetto alla crescita del Napoli. La squadra di Ancelotti è la seconda forza del campionato, la distanza ampia dal primo posto non deve compromettere il cammino domestico. Anzi, deve essere uno stimolo per fare ancora meglio, per cercare di colmare il gap. In questa stagione, in vista della prossima, di quella successiva.

Come deve (e può) crescere il Napoli

È un discorso di mentalità in costruzione, che abbiamo già lambito con quest’altro pezzo: il Napoli deve crescere in maniera organica. Non deve scegliere la Champions trascurando il campionato, così come non avrebbe dovuto concentrarsi solo sulla Serie A durante la scorsa stagione – almeno secondo noi. Il percorso di sviluppo pensato e attuato da Ancelotti fin dal suo arrivo prevede che la sua squadra giochi al meglio tutte le competizioni a cui partecipa. In questo modo, solo in questo modo, è possibile portare i giocatori, la società e l’ambiente al livello successivo. 

La rosa del Napoli vale un certo punteggio in classifica sulle 38 partite, una quota alla quale bisogna assolutamente aspirare, senza fare graduatorie di gerarchia e priorità tra le varie manifestazioni. Certo, magari a febbraio ci sarà un ottavo di Champions o di Europa League e allora ci sta pensare di ruotare gli uomini e riservarsi qualche “titolare” per il match internazionale. Ma il concetto di fondo deve rimanere quello di “provare a vincere tutte le partite”. Senza distinzioni di censo.

È il discorso del “fare la corsa su sé stessi”, un concetto che prescinde dalla Juventus, dalla motivazione fattiva della corsa scudetto. Come per una corsa ciclistica: i velocisti sanno che non possono vincere la tappa di montagna eppure ci provano, tentano di migliorarsi, stessa cosa per i chrono-man o per gli scalatori su percorsi lontani dalle loro caratteristiche. Si arriva ad essere vincenti solo aspirando alla completezza formale e sostanziale del proprio gioco. Ancelotti predica questi concetti e noi abbiamo deciso di abbracciarli. Insieme al Napoli, perché crediamo che sia l’unica strada da percorrere per continuare il percorso di crescita.

Il senso della vittoria

Per i parametri storico-economici del Napoli, la vittoria di un trofeo – specie di un grande trofeo – rappresenta un exploit. È da sempre un exploit. La competitività a lungo termine degli anni recenti non è stata coronata da un successo importante per una distanza minima, che può essere colmata attraverso la costruzione di un’identità che duri nel tempo. Il Napoli sta provando a farlo da dieci anni, Mazzarri, Benitez e Sarri hanno scelto strade diverse e hanno raggiunto livelli altissimi. Ora tocca ad Ancelotti. Pensare di “non impegnarsi” in campionato perché tanto “la Juventus non si prende” sarebbe non solo sintomo di provincialismo, ma comprometterebbe il circuito virtuoso che ha portato il Napoli a questo livello. Senza obiettivi importanti, i giocatori non crescono. Anche quelli con grande talento.

Allora si corre per fare il meglio, se l’obiettivo realistico è il secondo posto l’ambizione deve essere raggiungerlo con il punteggio più alto possibile. Senza snobbare nessun’altra manifestazione. Il Napoli non è (ancora) una squadra che ha l’obbligo economico di vincere, piuttosto deve cercare di fare i migliori risultati per continuare a mantenersi a livelli mai toccati nella sua storia con la stessa continuità. Il grande successo si costruisce in questo modo, non ci sono altre strade.

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