Cairo schiera la Gazzetta contro l’uso del Var

Editoriale del direttore: «Basta con il tiqui taca delle responsabilità o con il balletto sul protocollo, guardare il video non lede il prestigio di nessuno»

Cairo schiera la Gazzetta contro l’uso del Var

“A pensare male si fa peccato ma…”

La Gazzetta scende in campo contro l’uso che gli arbitri italiani fanno del Var. Lo fanno con una doppia pagina corredata anche da un editoriale del direttore Andrea Monti. Urbano Cairo, presidente del Torino, è editore della Gazzetta nonché del Corriere della Sera e de La7. Dopo il derby, e gli errori arbitrali che hanno negato due rigori ai granata, il presidente del Torino ha smesso i panni della diplomazia e ha cominciato a farsi sentire. E sta continuando sui suoi quotidiani.

Ecco cosa scrive il direttore Monti:

A pensar male si fa peccato ma da noi – in politica come negli stadi – si rischia di azzeccarci spesso. Proprio per questo i vertici arbitrali dovrebbero prendere molto sul serio la profonda irritazione, per usare un educato eufemismo, che viene non solo da Urbano Cairo, ma dall’intero popolo granata.

Monti cita la spinta di Matuidi su Belotti, il sandwich su Zaza e il presidente Preziosi dopo l’errore in Roma-Genoa: «La Var, usata così, è un’arma impropria».

Il tiqui taca delle responsabilità

Prosegue Monti: “Cairo è il nostro editore, ma questo non gli toglie il diritto di essere ascoltato quando deplora errori che potrebbero essere corretti dalla Var e invece non lo sono. È questo il punto dolente: non lo sbaglio, che ci può stare, ma la mancata verifica. E che ci vuole? È sufficiente una corsa a bordo campo e uno sguardo al video per allontanare dai tifosi l’impressione di avere a che fare con un potere di fischio autoreferenziale e senza controllo. Eppure questo, in molti casi contestati, non avviene”.

La Gazzetta ricorda la battaglia condotta per l’introduzione della moviola in campo. Ora annuncia che si batterà “per un utilizzo pieno ed equilibrato della tecnologia”.

«Aiuto, mi si è ristretto il protocollo!», s’è giustificato Rizzoli rispedendo la palla nel campo della Fifa. Ma il tiqui taka delle responsabilità e delle sfumature normative è un gioco noiosissimo. Le chiacchiere stanno a zero: se c’è un problema evidente di tutela delle squadre medie e piccole – e c’è – il capo degli arbitri suggerisca sommessamente ai suoi di usarla più spesso e meglio, questa benedetta Var. I fischietti italiani sono tra i migliori al mondo: non serve un nuovo protocollo, serve il vecchio buon senso. E la volontà politica di applicarlo.

La conclusione: «Non si può più raccontare alla gente che un regolamento – ma solo in qualche caso però, e a insindacabile giudizio di chi lo applica… – impedisce la verifica di un episodio dubbio ai danni della propria squadra. Ne va della credibilità dell’intero sistema. Cambiare registro è urgente. Ma non è difficile. Basta guardare il monitor: una seconda occhiata a quello che succede sul campo non ha mai minacciato il prestigio di nessuno».

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