Bravo Anastasio, ma il rap non c’entra con l’ignavia politica

«Se uno dice una cosa giusta la condivido, che sia Salvini o Renzi». Anastasio non canta di politica, ma ha scelto una posizione ibrida non accettabile nell’Italia del 2018.

Bravo Anastasio, ma il rap non c’entra con l’ignavia politica
Foto tratta dal profilo Facebook di X-Factor Italia

Il vincitore di X-Factor

Ho seguito tutta l’avventura di Anastasio a X-Factor, dall’esordio alle audizioni fino alla vittoria finale di ieri sera. L’ho trovato subito molto piacevole, soprattutto per un motivo: è uno che scrive, che scrive tanto. Ogni volta, per ogni puntata, ha proposto (ha scelto di proporre, gli è stato concesso e consigliato di proporre) un suo inedito. Un testo nuovo, più o meno ogni settimana, per rendere una canzone, più o meno conosciuta, vicina alla sua poetica.

Ecco, io sono uno di quelli che apprezza questo tipo di sforzo puramente lavorativo, e poi sono innamorato della parola. Tanto che un anno e mezzo fa scrissi di LIBERATO su questo sito, ho raccontato il suo progetto grazie alla consulenza di un mio amico giornalista di musica e cultura pop. Provai a capirci qualcosa, e capii che eravamo di fronte a un lavoro integrato che voleva rappresentare e raccontare Napoli con un linguaggio nuovo, diverso. Musica, testi, video, immagini, suggestioni. La parola, appunto. In ogni sua forma e manifestazione.

Anastasio e il rap

Continuo a ritenermi una persona equilibrata, quindi non emetto giudizi sulla musica di Anastasio. Sono un ascoltatore di tipo passivo, nel senso che non ho un genere o un cantante preferito, ma mi faccio sedurre di volta in volta da un testo (vedi sopra) o da una melodia. Lui mi è piaciuto, ha scritto delle cose forti, interessanti.

Per quanto riguarda il giudizio tecnico-stilistico sulla musica di Anastasio, credo che il pezzo di Tommaso Naccari su Vice sia quello più realistico in merito al vincitore di X-Factor: nell’articolo, Anastasio viene definito come «un frutto di laboratorio che sintetizza tutto quel lato un po’ più conscious del rap e lo porta al grande pubblico, che a quel punto esplode in giubilo. Ma è qualcosa che nel mare magnum del rap italiano esiste già, in versione decisamente migliore (e neanche troppo a fondo, se pensiamo che per esempio Rancore, decisamente più bravo a scrivere e rappare, è stato protagonista di un programma su MTV) e che per pigrizia nessuno ha mai deciso di approfondire».

Ecco, sono d’accordo con Tommaso. Solo che da parte mia finisco per cogliere il lato positivo di questo “adattamento”, perché avvicinare un nuovo genere ad un pubblico musicalmente vasto e poco colto (di cui faccio parte, consapevole e colpevole) potrebbe anche aiutare l’evoluzione di questa stessa fetta di pubblico. Del resto, contaminazioni e contrapposizioni sono la base per i grandi cambiamenti. Da parte mia, credo sia un merito se Anastasio ha avuto la capacità di intercettare (anche con una dose elevata di paraculaggine e furbizia) un numero alto di interazioni. Come dire: la colpa non può essere sua. Se la gente è pigra proprio come me, insomma, non è colpa del nostro Marco.

Qualcosa di incoerente

Celebrato Anastasio, passo ora però a un altro punto. Un punto diventato centrale nella narrazione del ragazzo di Meta di Sorrento, studente all’università agraria di Portici, a pochi passi da casa mia. Attraverso Vice e Lettera 43, proprio ieri è scoppiata un po’ di polemica sulla posizione politica del nostro rapper. In pratica, Vice sosteneva che un’analisi del suo profilo Facebook faceva trasparire una certa inclinazione verso il pensiero sovranista con tendenze destrorse (Salvini, Trump e CasaPound per la precisione); Lettera 43, a sua volta, ha scritto di come queste voci siano state smentite, o meglio depotenziate da un membro del suo entourage.

Il chiarimento definitivo sembrerebbe essere arrivato proprio da Anastasio: «Ho letto quel che è stato scritto, ma è tutta fuffa. C’è un caos politico completo, basta parlare ancora di comunismo e fascismo. Ormai la destra fa la sinistra e viceversa. La destra oggi difende i lavoratori, la sinistra è diventata liberista, è un casino. Ho opinioni su fatti di cronaca a volte da una parte e a volte dall’altra, non mi sento di etichettarmi. Se uno dice una cosa giusta la condivido, che sia Salvini o Renzi. Guardo cosa si dice, non chi lo dice».

Praticamente, Anastasio ammette la sua incoerenza del pensiero politico. Per carità, è una sua liberissima scelta. Solo che si tratta di un’edizione in chiave moderna dell’ignavia dantesca, una posizione equilibrata che in qualche modo non coincide con molte delle sue stesse rappresentazioni. La canzone scritta in onore di Maurizio Sarri trasudava – o voleva far trasudare – una vicinanza a tematiche dichiaratamente di sinistra, un po’ come una parte ampia dell’intero mondo del rap così com’è storicamente conformato. Quantomeno, la genesi di questo genere musicale racconta storie che inneggiano e auspicano il progressismo in diversi ambiti della vita. Durante i live di X-Factor, poi, lo stesso Anastasio ha presentato una cover di “Generale” di Francesco De Gregori. Un pezzo e un autore non proprio vicini alla destra, per dire.

Il contesto sociale

Al di là di questo discorso, riconoscere ad Anastasio l’assoluta libertà di opinione ed espressione artistica è una necessità inderogabile. Nel senso: nei suoi testi, nei suoi lavori e nelle sue uscite pubbliche può dire di pensarla come vuole, non può e non deve avere una politicizzazione per compartimenti stagni.

Solo che questa sua incoerenza finisce per cozzare con il nostro contesto socio-politico, polarizzato secondo posizioni non conciliabili. O meglio: non più conciliabili, soprattutto per quanto riguarda giudizi e percezioni rispetto ad alcune tematiche (immigrazione e diritti umani, soprattutto). Non che Anastasio debba necessariamente prendere una posizione simile alla mia – per chiarire: i diritti umani, secondo me, vengono prima di ogni strategia politica e di ogni logica partitica e di consenso -, solo che il suo ibrido dichiarato potrebbe in qualche modo rendere ambiguo il suo stesso lavoro. Il suo stesso messaggio. Se il rap mainstream e disimpegnato dal punto di vista politico, riferito all’esclusiva sfera del sé, può essere una strada musicalmente e commercialmente valida (da quel punto di vista saranno il pubblico e il suo mercato a decidere), avere una posizione politica volutamente oscillante non è una scelta che mi sento di apprezzare. Né di condividere.

Per tornare a un punto precedente: la poetica di LIBERATO è completamente priva di riferimenti politici, o quantomeno non c’è un’espressione diretta di una preferenza. Ognuno legge ciò che vuole nei testi delle canzoni o nelle immagini scelte da Francesco Lettieri per i video. Anastasio, invece, ha dato sfoggio di un talento notevole per la scrittura, apparentemente senza connotazioni ideologiche; poi ha detto di essere un libero pensatore che ha un’opinione sempre diversa su tutto. «Una volta per Renzi, una volta per Salvini».

Ecco, proprio perché viviamo un certo momento storico, la mia paura è che questa scelta strategica di rimanere nel mezzo possa finire per condizionare ogni lettura e ogni giudizio sul valore artistico di questo ragazzo. Che magari non ha avuto tempo e modo di costruire una propria coscienza politica, ma che allora non deve proprio parlarne. Ora, dopotutto, è un personaggio pubblico. E i personaggi pubblici rispondono di quello che dicono, di quello che fanno. Anche di quello che non pensano.

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