Il no della Procura di Genova a Castellucci: voleva essere interrogato in un luogo protetto

La richiesta dell’ex ministro Paola Severino avvocato dell’ad di Autostrade. La risposta: sarà interrogato come tutti in Procura

Il no della Procura di Genova a Castellucci: voleva essere interrogato in un luogo protetto

Nessun favoritismo: tutti uguali di fronte alle indagini. Anche i dirigenti di Autostrade.

In un’indagine in cui ogni giorno emergono novità che fotografano impietosamente lo stato di degrado, noncuranza del cittadino e corruzione del nostro Paese, suona come una panacea.

Alla luce del muro di silenzio eretto dalla concessionaria finora (ricordiamo che tutti i tecnici e dirigenti di Autostrade hanno finora fatto scena muta tranne Mauro Bergamo) è una presa di posizione importante di fronte a quello che gli inquirenti hanno giudicato un atteggiamento “vergognoso” da parte degli indagati.

Dunque nessuna corsia preferenziale nemmeno per l’amministratore delegato della società, Giovanni Castellucci, il cui avvocato, Paola Severino, ex ministro della Giustizia, ha presentato ieri in Procura la richiesta che l’ad venisse interrogato in una sede “protetta”, lontano dalle telecamere. Ricordiamo che l’interrogatorio di Castellucci era previsto per ieri ma che proprio il suo legale ha chiesto un rinvio per lo sciopero degli avvocati penalisti: la nuova data fissata dagli inquirenti è il 28 novembre.

La richiesta di riservatezza per evitare il “circo mediatico”, scrive Il Secolo XIX, è stata però rispedita al mittente dai magistrati genovesi: Castellucci sarà ascoltato al nono piano di palazzo di giustizia.

Autostrade: “Nessuna azione interdittiva”

Dopo la notizia riportata ieri da Il Secolo XIX della lettera di diffida inviata al commissario Marco Bucci dalla concessionaria per rivendicare il proprio “diritto e dovere” di ricostruire il viadotto crollato, in un comunicato Aspi scrive che interpretarla “come azione interdittiva della ricostruzione del ponte è totalmente fuori luogo”.

Fin dai primi momenti dopo la tragedia, recita la nota, “Autostrade per l’Italia ha lavorato a una soluzione di ricostruzione in linea con le aspettative delle Autorità locali e che garantisce tempi di ricostruzione molto contenuti”.

La società, insomma, si difenderà ma non a spese di Genova, senza cioè far nulla che possa ritardare la ricostruzione del Morandi.

Secondo Il Secolo XIX ciò “significa che esiste l’intenzione di impugnare in tribunale atti che la danneggino, ma senza accompagnare i ricorsi da richieste di sospensiva che, se accolte, potrebbero paralizzare i lavori”.

Più estrema l’interpretazione de La Repubblica Genova: è vero che, finora, Autostrade non ha avviato né ha deciso di avviare alcuna iniziativa legale contro la sua esclusione per decreto dalla ricostruzione del ponte, ma, dietro le quinte, Aspi potrebbe preparare il colpo da giocare sul tavolo amministrativo: “E, con un tiro di sponda, colpire il decreto Genova. Fino a portare un giudice a sollevare la verifica di incostituzionalità della nuova legge davanti alla Consulta”.

La supercordata per la ricostruzione

Intanto, ieri, si è fatta avanti una supercordata per la costruzione del ponte: Salini Impregilo, Fincantieri e Italfer hanno presentato il loro progetto preliminare.

Il disegno – scrive l’edizione genovese di Repubblica – sembra comporsi: “se a demolire il ponte, potrebbe essere Autostrade che ha già depositato un progetto esecutivo, a costruirlo potrebbe essere questo colosso formato peraltro da due (su tre) soggetti indicati, da subito dopo il crollo, anche dal governo: Fincantieri e Italferr. Ci sarebbe dunque un disegno molto preciso della struttura legale di Autostrade per difendere la società, senza però impattare direttamente su Genova.

Tre colossi senza pari in Italia

La cordata Salini Impregilo Fincantieri-Italferr sulla carta non ha rivali (almeno in Italia), scrive Il Sole 24 Ore. Salini Impregilo è la società di costruzione numero uno in Italia, con 6,1 miliardi di fatturato consolidato (bilancio 2017, il 92% all’estero), e peraltro uno dei costruttori italiani non in crisi finanziaria.

Fincantieri (controllato dallo Stato tramite Cdp e Fintecna) è uno dei leader mondiali della cantieristica navale, con fatturato consolidato di 5,02 miliardi di euro; 19.500 dipendenti (di cui oltre 8.300 in Italia) e 20 stabilimenti in 4 continenti. Il suo ruolo sarebbe quello di produrre le componenti in acciaio per il nuovo ponte, probabilmente nello stabilimento di Sestri Ponente, Genova.

Italferr, infine, gruppo Fs, è la più grande società di ingegneria in Italia con 178 milioni di euro di fatturato. Fincantieri e Italferr sono le due società citate fin da agosto dai ministri delle Infrastrutture Danilo Toninelli e dello Sviluppo Luigi Di Maio come quelle che avrebbero ricostruito il ponte di Genova.

Giuseppe Bono: “Il nostro è spirito di servizio per il Paese”

Milano Finanza riporta l’intervista che Giuseppe Bono, ad di Fincantieri, ha rilasciato a ClassCnbc. “Siamo stati invitati a presentare una manifestazione di interesse e lo abbiamo fatto – dichiara – “lo facciamo con spirito di servizio verso il Paese”, “per dare un contributo, non per speculare, perché pensiamo che nei momenti difficili il Paese debba mettere in campo le migliori competenze e per dimostrare al mondo che sappiamo reagire nei momenti complicati”.

E il secondo Ponte? Quello più piccolo? “In questo caso ci è stato richiesto gratuitamente un progetto – dice Bono – Lo abbiamo fatto e siamo disponibili anche a costruirlo. Non sostituisce il Morandi, ma è un ponte che consente di migliorare la viabilità, quindi è utile oggi e domani”.

L’incidente probatorio: il problema del perito

Rischia di slittare ancora la fine del primo incidente probatorio.

Qualificate fonti della Procura – scrive Il Secolo XIX – fanno sapere che la conclusione della prima anticipazione del processo vada di pari passo con la demolizione dei monconi del ponte crollato.

Poiché i tre periti nominati dal gip devono essere consultati da chi demolirà il ponte per salvaguardare, nel limite del possibile, potenziali nuovi reperti, finché non si butta giù il viadotto è opportuno mantenere “i periti” in carica, e dunque prorogare l’incidente probatorio, spiega La Repubblica Genova.

La strada alternativa è stata indicata dallo stesso procuratore Cozzi nei giorni scorsi: “Ormai sto pensando all’eventualità che si debba incaricare un perito ad hoc, nel caso l’incidente probatorio finisca prima della demolizione. Perché un perito dovrà esserci per forza mentre lo buttano giù”.

ilnapolista © riproduzione riservata