Udinese-Napoli è la storia di Tesser, il “Cabrini mancato” amato da Vinicio

Calcio in Soffitta / L’amarcord di Udinese-Napoli è la storia del terzino veneto, approdato giovanissimo in azzurro e rimasto incompiuto nonostante stagioni positive.

Udinese-Napoli è la storia di Tesser, il “Cabrini mancato” amato da Vinicio

Il calcio(mercato) di una volta

Una volta, più di oggi, li andavano a pescare anche in Serie C; la scommessa dietro l’angolo, il giovane seguito dagli osservatori, il ragazzo pronto per il gran salto di categoria, il possibile acquisto da ‘plusvalenza’. Il Napoli prese Braca dall’Aquila; Monticolo dall’Arezzo; Marcello Trevisan (l’eterno secondo di Zoff) e Vinazzani, seppur in epoche diverse, dalla Massese; Stanzione dalla Paganese; Enrico Maniero dal Benevento.

Qualcuno come Albano dalla Sessana, Umile dall’Angri e Andrea Esposito dal Policoro furono acquisiti addirittura in Serie D. E la storia potrebbe continuare fino ai giorni nostri tra alti e bassi, tra chi ha dato molto alla causa azzurra e chi poco, chi si è espresso ai suoi livelli e chi ha incontrato difficoltà. Comparse, meteore, buoni giocatori, gente che ha lasciato un pezzo di cuore a Napoli, chi si è visto gentilmente messo alla porta dopo un campionato o rivenduto ad un team di categoria inferiore. Insomma, non è mai stato facile salire le scale del San Paolo, figuriamoci se arrivavi da categorie che non erano la A.

A un certo punto, in Italia impazzava lui,:il “bel tenebroso” o il “bell’Antonio”, al secolo Antonio Cabrini da Cremona. Il terzino della Juventus esplose ai Mondiali in Argentina nel 1978 grazie a Enzo Bearzot, che lo buttò nella mischia insieme a Paolo Rossi. Dopo di lui, tutti si misero alla ricerca di un terzino sinistro, del fluidificante, del mancino, di colui che ti faceva tutta la fascia senza sosta. Un sette polmoni, uno dal piede possibilmente fatato ed educato, uno che sapeva crossare, uno che col destro ci saliva solo sul pullman.

Il ruolo, dopo Facchetti che ne aveva lanciato la modernità e a fine campionato registrava sempre un discreto bottino di reti, non era facile da coprire. Tanto è vero che Cabrini non ha avuto rivali per anni sia in Nazionale che come rendimento in campionato. L’arrivo di Maldini era ancora lontano, forse Paolino non era nemmeno nei pensieri di babbo Cesarone.

Dal Friuli

Il Napoli credette di aver trovato il suo Cabrini, dopo il ciclo di Gigi Pogliana che era stato una garanzia per Pesaola, Chiappella e Vinicio, in un giovanotto della provincia trevigiana. Quel giovane, faccia da bravo liceale, un ciuffo e barba zero, appena chiamato sotto le armi, non si fece pregare ed accettò la scommessa in riva al Golfo. Attilio Tesser arrivava da Montebelluna dove aveva esordito in serie D a 16 anni. Dopo 2 stagioni al Treviso, il terzino sinistro passa tra le fila degli azzurri nell’estate del 1978 e si va a giocare il posto con Valente o, in caso di schieramento meno prudente (senza Catellani e con due marcatori fissi come Ferrario e  Bruscolotti), sarebbe andato a fare il mediano.

Tesser nei primi giorni a Napoli

Nel primo anno il ragazzo trevigiano mise in saccoccia solo 10 presenze esordendo nella famosa partita dello 0 a 2 a tavolino per la Lazio per i petardi esplosi nei pressi di Pighin e Manfredonia. Sul campo finì 1 a 1, ma il Giudice Sportivo cambiò il verdetto del campo. Quel convulso Napoli-Lazio rovinò la festa del debutto al ventenne Tesser, che sostituì Bruscolotti dopo 22 minuti per un infortunio di “Palo ‘e fierro”.

Nel concitato dopo partita, preso dall’evento personale, non sprecò poi tante parole alla stampa che curiosava di fronte all’esordiente. Disse semplicemente: «Mi è andata bene sul primo pallone ed ho subito superato ogni emozione. Stasera telefono a Montebelluna, agli amici del bar. Saranno contenti». Calcio romantico e ruspante di una volta, dove sei? Il buon Attilio dovette attendere la sera per chiamare gli amici che frequentavano il bar del suo paese per esternare loro tutta la sua gioia, quella del debutto. Oggi basta un whatsapp, vuoi mettere.

La prima da titolare

Destino volle che la domenica successiva Vinicio lo schierasse titolare a Catanzaro e dopo 66 minuti fu lui ad uscire per un colpo al fianco destro subito da Nicolini. Al suo posto, guarda caso, un altro debuttante, Antoniazzi. La prima gara completa la gioca solo col Torino dopo un lungo stop. Il Napoli perde in casa per 1 a 0 ma Tesser, uno dei migliori in campo, umilia Claudio Sala costringendolo a fatica doppia sulla fascia e coglie un clamoroso palo che poteva valere il pari per il Napoli.

Da quel momento in poi non uscirà più di squadra, entrò nel cuore di Vinicio, che inizia a credere ciecamente in lui. Il leone brasiliano dichiarò, infatti, a fine campionato : «Tesser è la sorpresa più gradita della nostra stagione. Si è imposto con grande autorità, a dispetto dello scarso numero di partite che ha potuto giocare nell’anno del debutto in Serie A. È una grossa garanzia, ormai. Ha davanti un grande avvenire e diventerà ancora più forte quando avrà finito il servizio militare».

Figurine Panini

Nel secondo e ultimo anno in azzurro Tesser, ormai titolare inamovibile perché sulla fascia sinistra non c’erano alternative, totalizzò 27 presenze su 30 partite e mise a segno 2 reti. La prima in casa nell’1 a 1 col Catanzaro nel giorno della Befana del 1980 e, curiosamente, la settimana dopo, nell’uno a zero contro l’Ascoli sempre in casa. Sul dischetto del rigore, contestato dai marchigiani perché concesso dall’arbitro Panzino (di origine calabrese, quindi presumibilmente ‘interessato’ alla zona calda della classifica), ci andò lui. Era il 90′, eppure Attilio fece gol dimostrando, fegato e coraggio.

Ma il ricordo di quel rigore e di quella ottima stagione non bastarono. L’anno dopo, con Juliano nuovo direttore generale e Rino Marchesi allenatore, arrivò uno che ‘sciupava le femmine’ come Cabrini, oltre ad avere un sinistro degno di questo nome. Veneto anche lui, si chiamava e si chiama Luciano Marangon. Ed il Napoli si riconciliò con il suo pubblico andando ad un passo dal triangolino tricolore.

Udinese

Tesser, intanto, finì all’Udinese e ci rimase ben cinque anni consecutivi collezionando il suo record di presenze con una squadra (86 e 4 reti). Per lui fu una sorta di ritorno a casa, del resto Montebelluna dista circa 100 km da Udine, dopo aver assaporato il clima delle grandi sfide metropolitane. I bianconeri friulani, dopo il ripescaggio per lo scandalo del Calcioscommesse che aveva condannato il Milan e la Lazio alla Serie B, erano al secondo anno in massima serie dopo i fasti degli anni ’50.

E quando gli azzurri, nell’ultima di campionato 80-81, si presentarono al “Friuli” l’Udinese di Tesser battè il Napoli per 2 a 1. Segnò per prima Pellegrini, poi pareggiò Vriz. A metà del secondo tempo, sul risultato in parità, Tesser lasciò il campo per un altro maledetto infortunio e a tre minuti dalla fine un gol di Gerolin condannò un Napoli che aveva già chiuso i conti con lo scudetto.

All’Udinese

L’anno dopo, nel campionato 81-82 in fine marzo caratterizzato dallo scirocco, gli azzurri di Marchesi tornarono in Friuli con ben altro spirito. Coriacei, combattivi, compatti, la squadra, sebbene imbottita di giocatori normali come Iacobelli, Raimondo Marino e Benedetti, sbancò Udine con una rete di Oscar ‘Flipper’ Damiani. In quella occasione Tesser fronteggiò un suo ex amico, Claudio Vinazzani.

Quando poi  Pesaola prese le redini della compagine azzurra,nel torneo 82-83, e si accontentava anche dei pareggi fuori casa, il Napoli andò a cercare il punto che gli serviva contro una delle più belle Udinese di sempre, una squadra che terminò il torneo al sesto posto. Il 16 gennaio del 1983, con Tesser a ‘combattere’ con Celestini sulla fascia, altra finta ala, un Napoli con uno schema che potremmo riassumere in un 5-4-1 (Amodio-Citterio-Ferrario-Marino e Krol dietro, Dal Fiume, Criscimanni, Vinazzani e Celestini a centrocampo e Pellegrini unica punta) riuscì a portare via un prezioso pari ad occhiali.

Allenatore girovago

L’ultima volta che il destino di un Tesser in bianconero e gli azzurri si incrociarono fu nel primo anno di Maradona al Napoli. Penultima di campionato, 12 maggio 1985. Zico comanda, Carnevale è il bomber, Vinicio l’allenatore da una parte, Maradona cerca di scuotere un gruppo di giocatori normali, quel giorno in campo con Favo al posto di Bagni, dall’altra. Segna il “Pibe”, pareggia Galparoli e nel secondo tempo De Agostini riporta in vantaggio le zebrette. A venti minuti dalla fine entra Tesser al posto di Cattaneo e dà il suo onesto contributo alla causa ma a due minuti dal termine spunta lui. Piccolo, tozzo e furbo come e più di 1000 volpi. Diego Armando Maradona. Tira fuori il coniglio dal cilindro, pareggia e porta un punto a casa.

Anche il tempo del ritorno a casa terminò per Tesser, viso da bravo ed eterno ragazzo. L’Udinese lo diede al Perugia in B, dove rimase una sola stagione e dall’Umbria il terzino passò al Catania dove giocò per tre anni. Chiuse la ‘corsa’ a soli 32 anni nel Trento, scendendo di categoria, prima di dedicarsi alla carriera di allenatore. Una carriera girovaga, ha già cambiato 14 squadre in 25 anni. Strano ma vero, prima delle due consecutive promozioni del Novara, portato prima dalla C alla B e poi dalla B alla A nel 2010-11, Tesser aveva collezionato solo esoneri. Oggi, a 60 anni suonati, allena il Pordenone in Lega Pro. Forse il suo treno da ‘coach’ è definitivamente passato, ma dentro sente ancora il boato del San Paolo. Uno a zero, Tesser su rigore. A tempo scaduto.

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