La crescita di Hamsik nel Napoli di Ancelotti

Il Psg ha reso evidenti i miglioramenti di Marek. Con Allan forma una coppia molto equilibrata. Le sue verticalizzazioni sono essenziali

La crescita di Hamsik nel Napoli di Ancelotti

Adattamento in corso

I processi di adattamento sono sempre lunghi, laboriosi. Chi li assorbe e chi li somministra deve essere paziente, esattamente come chi li guarda. Più o meno un mese fa, dopo la sconfitta in casa della Juventus, abbiamo scritto di come Ancelotti dovesse pensare a un Napoli senza gerarchie prestabilite, senza titolari fissi, in qualche modo dovesse confermare la sua rivoluzione. Parlavamo anche di Hamsik, di come alcuni suoi limiti fossero emersi in alcune partite e il Napoli ne avesse risentito.

Qualcosa è cambiato, nel frattempo, ed è merito del tempo che occorre, che occorre sempre, quando si inizia un processo di adattamento. Hamsik centrocampista centrale davanti alla difesa (non regista, Ancelotti ha spogliato di significato questo concetto inteso come ruolo, nel Napoli di oggi la regia è una funzione) era e resta un’idea suggestiva, ancora tutta da portare avanti e al termine. Solo che i riscontri di oggi sono decisamente migliori, ce ne siamo accorti una prima volta contro l’Udinese (Marek è entrato a dieci minuti dalla fine e ha letteralmente razionalizzato il Napoli) e ora lo ripetiamo dopo la partita di Parigi.

Psg-Napoli

Al Parco dei Principi, Hamsik ha giocato un’ottima partita. Un perfetto equilibrio tra contributo difensivo e costruzione della manovra, una presenza costante nel gioco del Napoli. I numeri, in certi casi, non mentono: 85 palloni toccati, 6 (!) eventi difensivi, precisione dei passaggi del 92.3% (record nella squadra di Ancelotti). E anche due occasioni costruite, come a dire che le vecchie abitudini creative non sono scomparse con l’arretramento in campo. Semplicemente, hanno un’altra dimensione, un’altra geografia.

La heatmap di Hamsik a Parigi

Un altro dato interessante riguarda la precisione dei palloni lunghi, 4 su 4. Hamsik è stato utilizzato proprio in questo modo, il suo ruolo è strutturato in modo che il tentativo di giocare il pallone in avanti possa passare dai suoi piedi, dalla sua qualità. Il Napoli si muove in modo diverso rispetto al passato, a Parigi è stata una partita con un dato maggiore di possesso, ma il tentativo di verticalizzare verso le punte e/o verso l’esterno arriva prima rispetto al triennio di Sarri. Da questo punto di vista, il contributo di Hamsik è prezioso, perché nessun altro centrocampista del Napoli ha questa qualità sul corto e sul lungo, con entrambi i piedi.

Dal punto di vista difensivo, Hamsik si è alternato con Allan nella fase di contenimento rispetto a Neymar e ai due centrocampisti. Se il brasiliano ha messo insieme 13 dribbling riusciti – ovviamente al di là delle qualità difensive di Marek -, Verratti e Rabiot sono stati depotenziati dal punto di vista offensivo. Una sola occasione creata in due, sintomo che la cerniera di centrocampo è stata abbastanza efficace in fase passiva.

Marek ed Allan

La coppia con Allan funziona, è equilibrata dal punto di vista della dialettica tecnica, i due calciatori interagiscono per e nelle loro caratteristiche. Quasi si può pensare che sia un duo inscindibile, perché il dinamismo senza confini di Allan aiuta Marek a limitare i danni in una fase difensiva che deve essere per forza concettuale. Hamsik non ha la gamba per pensare di andare oltre una fase passiva posizionale, per fare di più rispetto ad un’opposizione nello spazio. Non a caso, da quando Ancelotti è passato al centrocampo a due, Hamsik ha giocato solo accanto al brasiliano, oppure a Rog in casa del Torino. Dal punto di vista concettuale, di approccio al gioco, il brasiliano e il croato sono abbastanza vicini.

È difficile pensare ad Hamsik schierato accanto a Zielinski o Fabian Ruiz, è complessa anche l’idea che Marek possa dividersi il doble pivote con Diawara. Marek è (diventato) il ragionatore, sposta il pallone e non il corpo, ha bisogno di un compagno che gli consegni il pallone da smistare. A Parigi, abbiamo visto anche qualche progressione palla al piede, un specie di revival dell’Hamsik che fu. Colpa/merito del sistema slegato della squadra di Tuchel, almeno nel primo tempo.

Il futuro

Come abbiamo già scritto qui, il modulo fluido pensato e costruito da Ancelotti allarga l’organico anche in orizzontale, molti calciatori possono essere utilizzati in slot diversi, di partita in partita e all’interno dello stesso match. Hamsik rappresenta un’eccezione a questa regola non scritta, è stato scelto come centrocampista centrale e si muoverà in questo spazio ideale fino al termine della stagione.

Anzi, viene quasi da dire che il modulo tattico adottato da Ancelotti sia stato concepito anche per aiutare lui, non adatto alle coperture difensive e preventive – senza il supporto delle mezzali – in un 4-3-3. Certo, ci sono anche altre esigenze tattiche, ma Hamsik è uno dei calciatori che ha beneficiato del cambiamento. Che ha risposto meglio alle sollecitazioni. E che ora, un mese dopo delle perplessità percettibili, rappresenta una risorsa di qualità importante per il Napoli.

Del resto, è stata una delle prime scelte di Ancelotti. Un’idea coerente: il Napoli cambia modo di attaccare, diventa più diretto e quindi va cambiato in questo senso il modo di fare regia. L’abbiamo spiegato sopra, citando i dati del match di Parigi. Sta funzionando, anzi la sensazione è che Hamsik e la squadra stiano crescendo insieme, in simbiosi. In due mesi e dieci giorni, dopo dodici partite, era quantomeno avventuroso chiedere di più.

ilnapolista © riproduzione riservata