La forza di Ancelotti: nessuna lamentela, né orari né fatturato né gerarchie

Ancelotti ha già costruito un Napoli diverso, ora la sua missione è quella di superare un atavico complesso del complotto, senza essere un Masaniello.

La forza di Ancelotti: nessuna lamentela, né orari né fatturato né gerarchie
Ancelotti (Foto Ssc Napoli)

L’identità del Napoli

Anche contro il Sassuolo il Napoli ha mostrato di avere una sua identità. Una squadra ormai riconoscibile dai movimenti in campo e dalla gestione della partita. Che non si basa più esclusivamente su meccanismi automatici di estrema precisione e sul possesso palla costante. Ma dire “il Napoli di Ancelotti” è ancora una volta limitativo, e sa tanto di scorciatoia mediatica. Sebbene Carletto si sforzi di affermare che “il Napoli è la squadra del presidente e dei tifosi”, ovvero che il suo lavoro è anche la prosecuzione ideale del lavoro fatto dai precedenti allenatori (concetto molto caro anche a noi de “Il Napolista”), i confronti tra l’attuale mister e quello precedente sono all’ordine del giorno.

Infatti Maurizio Sarri è ancora il protagonista dei tweet, dei commenti social, delle telefonate dei tifosi alle radio locali nel post-partita. Nel bene e nel male. E, tanto per cambiare, la spaccatura tra i tifosi è sempre più evidente.

Il limite storico dei napoletani

Sempre più persone ormai sembrano apprezzare questo nuovo Napoli ed hanno quasi accantonato quello della “grande bellezza”. Ma il Napoli non ha ancora cambiato definitivamente pelle. Lo ha fatto capire perfettamente Ancelotti quando ha affermato che il prossimo step (forse quello definitivo) sarà quello di dominare negli ambienti ostili. Perché uno dei limiti storici del Napoli Calcio, anche del Napoli di Sarri, è esattamente il limite storico di Napoli e dei napoletani.

Perdere per cause esterne (e negli ambienti ostili) è stato sempre il desiderio inconscio di troppi napoletani. Dimostrare di meritare la vittoria e non riuscirci perché qualcuno ce lo ha impedito in maniera poco pulita è il nostro teorema preferito.

E il campionato italiano, parliamoci chiaro, dalle nostre parti è visto come un ambiente ostile, pieno di nemici pronti a buttarci fuori strada con l’inganno. Ecco perché in tanti si crogiolavano quando sentivano parlare di fatturato, di partite dall’orario folle, di anticipi e posticipi sfavorevoli e messi lì per crearci degli svantaggi, di campi troppo duri, e dulcis in fundo, di arbitri che ci danneggiano.

Troppi Masanielli

Oddio, c’è ben più di un fondo di verità in tutte queste affermazioni, il problema è che non è mai stato fatto un vero sforzo per superare questo limite. In fondo un allenatore che si dissoci da questa forma mentis dovrebbe essere benedetto dai napoletani. Di “Masanielli” ne abbiamo avuti fin troppi nella nostra storia, calcistica e non. E quasi mai ci hanno detto bene. Ma Carletto non è un uomo anti-sistema, motivo quest’ultimo che lo rende sospetto, quasi complice di quel palazzo che doveva essere assaltato e conquistato da un manipolo (18 per la precisione) di eroi con la maglia azzurra.

Messo da parte però Sarri, il miglior allenatore non vincente nella storia del Napoli, sarebbe il caso di pensare al Napoli attuale e a quello del futuro. Ancelotti sta dimostrando che tenere sulla corda quasi tutta la rosa può solo fare bene. Non solo perché il turn over permette a molti calciatori di tirare il fiato di tanto in tanto, ma soprattutto perché chiunque vada in campo lo fa con la fiducia dell’allenatore e dei compagni. Che poi è il modo migliore per rendere al massimo, Ounas docet. Soprattutto se la rosa non è poi così scarsa come per troppo tempo si è detto.

D’altro canto Carletto-dà-Carletto-toglie. A volte si ha l’impressione che non appena il mister veda qualcosa che non gli va giù, o che non funzioni a dovere, immediatamente corra ai ripari togliendo dal campo chi sta sbagliando troppo, chi non sta eseguendo il compito che gli è stato affidato, chi è troppo nervoso, o chi è semplicemente stanco.

Nessuna gerarchia

Non esistono gerarchie, non esistono minuti fissi ai quali si fanno le sostituzioni, non esistono cambi prefissati. Non c’è garanzia per nessuno. Chi va in campo ha sì la piena fiducia, ma questa fiducia va meritata attraverso la prestazione sul terreno di gioco.

20 anni di esperienza da calciatore di altissimo livello e 26 in panchina (di cui 18 su quelle dei maggiori club del mondo) non sono un’inezia. Credo che solo questo dovrebbe bastare ai tifosi del Napoli per fidarsi di questo allenatore che non è riuscito finora a meritare il consenso unanime della piazza. Ma il cammino è solo all’inizio, si tratta solo di avere pazienza. Anche se nel clima folle del calcio di questi ultimi anni parlare di progetto e di pazienza equivale quasi a bestemmiare.

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