Lo storytelling juventino, le polemiche intorno al Napoli. Ma il campo dice altro

Il successo bianconero a Frosinone è stato letto come un’impresa, a Napoli resiste un clima di contestazione nonostante uno dei migliori avvii della storia.

Lo storytelling juventino, le polemiche intorno al Napoli. Ma il campo dice altro
Foto Ssc Napoli

Lo storytelling

Il mondo della comunicazione sportiva continua a interrogarsi su chi potrà essere la squadra anti-Juve. Quasi che i bianconeri avessero un vantaggio di una decina di punti sulla seconda dopo 5 giornate – quando il Napoli ha solo tre punti in meno. Poi, mentre in tanti fingono di disperarsi per il dominio juventino, intimamente gongolano pensando che il filotto di 5 vittorie in 5 partite dei bianconeri costituisca di per sé un sicuro viatico per un campionato in fuga solitaria.

Sono tanto entusiasti della Juventus da riuscire a trasformare una quasi figuraccia in un’ennesima impresa eroica. Alcuni operatori dell’informazione hanno parlato di squadra che sa soffrire, un popolare radiocronista, intervistando Allegri, ha detto chiaro e tondo che una qualsiasi altra squadra a Frosinone avrebbe finito per pareggiare. La Juve no, perché la Juve è quella che vince sempre. Neanche uno sguardo al calendario, neanche uno sguardo  alle partite che i bianconeri hanno vinto per il rotto della cuffia contro squadre con organici nettamente  inferiori. Lo storytelling juventino la fa da padrone.

Il colmo dell’ipocrisia si raggiunge poi quando gli opinionisti iniziano a parlare dell’ex allenatore del Napoli volato in Inghilterra e affermano di sentirne la mancanza. Dicono di rimpiangere il calcio spettacolo che sapeva regalare guidando il Napoli. Tutto ciò dopo aver aperto negli scorsi due anni continui dibattiti sul bel calcio che non vince nulla e sul circo che non fa vincere i campionati.

I campionati li vincono le società

Probabilmente l’unica verità sulla forza della Juventus, e sulla costante presenza del Napoli ai vertici del calcio italiano, sta proprio nella massima pronunciata da Leonardo dopo Milan-Atalanta, ovvero che i campionati li vincono le società.

Se noi napoletani riconoscessimo questa sacrosanta verità, la smetteremmo di polemizzare con il lavoro che la società calcio Napoli ha fatto in questi ultimi anni per restare in alto. Continua ad esserci un sottile malumore, tante polemiche sottotraccia anche dopo le vittorie. Polemiche che ormai si è capito essere pretestuose. Altrimenti i dubbi intorno alla figura di Ancelotti sarebbero semplicemente incomprensibili.

Eppure è bastato il pareggio di Belgrado per riaprire le ferite dell’addio di Sarri, allenatore che, ricordo, su 16 partite di Champions League ne ha vinte 7, perdendone altrettante. E nei gironi di Champions, su 12 partite ne ha vinte appena 5. Probabilmente nessuna particolare colpa di Sarri, ma questi sono i numeri. Quindi non capisco cosa ci sia da rimpiangere. Almeno in Europa.

Vedremo se la significativa e convincente vittoria di Torino servirà a calmare un po’ le acque. Io ne dubito, troppi sedicenti tifosi del Napoli continuano a sperare nelle sconfitte degli azzurri per non perdere l’occasione di contestare la società.

L’ossessione del calciomercato

Oltre ai social, vera cartina di tornasole della spaccatura tra i tifosi di cui ha scritto anche Massimiliano Gallo, ci sono le famose telefonate dei tifosi alle radio ufficiali. Ebbene, oltre alla fin troppo tenue soddisfazione per la vittoria di Torino (4 in totale su 5, tra i migliori inizi di campionato della storia del Napoli), tanti, troppi dubbi. “Avevamo ancora bisogno di Jorginho”, “Il Torino è scarso, così è facile vincere”, “Il Napoli è una squadra lenta”, e per finire il classico “De Laurentiis dice che la squadra è forte perché così non compra giocatori a gennaio”.

Si, comprare, la vera ossessione del tifoso medio. Uno di questi tifosi insoddisfatti avrebbe voluto Ibrahimović a Napoli, “uno che la palla la butta dentro”. Uno spaccato inquietante, con tanta gente che non è mai contenta dei calciatori azzurri. Ai tifosi non è bastato vedere che una squadra forte non si fa comprando a destra e a manca (Inter docet), loro pensano sempre e solo al mercato. E ancora oggi non comprendono quanto sia importante trattenere i calciatori più forti. Da questo punto di vista basterebbe dare un’occhiata alla Roma per rendersene conto.

E probabilmente in pochi si sono accorti che dall’inizio della stagione, in 6 partite ufficiali, Ancelotti ha già utilizzato 20 calciatori. Il ventesimo (Ounas) ha già giocato quasi l’equivalente di una gara intera. E che c’è Malcuit che non ha ancora esordito, e che Chiriches, Ghoulam, Meret e Younes sono lì che aspettano di tornare in piena efficienza per dare il loro contributo in una stagione lunga e faticosa. Segno di una squadra completa, altro che rosa scarsa e panchina inesistente.

Tutti dati che forse interessano poco al tifoso medio, troppo spesso scontento di una squadra che anche dopo (e nonostante) il cambio di allenatore continua a mantenersi ai vertici della classifica.

Come cambia il campionato

Ora il campionato cambierà registro. Oltre all’impegno di tutte le big di giocare due volte a settimana, il calendario, finora esageratamente favorevole alla Juventus, sarà più equilibrato. Già da sabato allo Stadium sapremo la verità sulla forza del Napoli. E forse anche su quella della Juventus.

Poi basterà avere la pazienza di aspettare le partite di novembre e dicembre. Il calendario potrebbe essere un po’ più arduo per i bianconeri rispetto a questo inizio morbido. E può darsi che davvero potremmo iniziare a divertirci.

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