Crollo di Genova: dai messaggi delle chat emerge la preoccupazione di Autostrade

Effettuata una prima scrematura del materiale informatico acquisito. Si aggiungono altri nomi alla lista delle persone informate dei fatti. Toninelli accusa l’Aiscat

Crollo di Genova: dai messaggi delle chat emerge la preoccupazione di Autostrade

Arriva un primo esito dell’esame dei contenuti dei telefonini appartenenti a 15 tra top manager, dirigenti e tecnici di Autostrade per l’Italia e della sua controllata Spea engineering. Da una prima scrematura dei 13 terabyte di materiale informatico, emergerebbe che, nelle settimane precedenti il crollo del ponte Morandi del 14 agosto scorso, sarebbero stati scambiati messaggi inerenti le criticità del viadotto.

La preoccupazione di Autostrade

Se è vero dunque, come appurato dagli inquirenti, che la documentazione tecnica allegata al progetto di restyling che sarebbe dovuto iniziare ad ottobre, pur contenendo report poco confortanti, non comprendeva mai veri e propri allarmi, gli scambi di messaggi trovati nei telefonini rivela che la preoccupazione esisteva.

Sebbene – riporta La Stampa – da magistrati e finanzieri arrivi un secco ‘no comment’, è indubbio che le chat complichino la posizione di varie figure, anche se va precisato che esse, pur definite dagli inquirenti “di forte interesse”, andranno contestualizzate per circoscrivere il peso specifico di ciascuna affermazione.

In particolare, approfondisce La Repubblica, gli inquirenti starebbero cercando di capire se i messaggi erano riferiti proprio ai tiranti considerati la causa del crollo, cosa che dimostrerebbe la percezione interna ad Autostrade che la situazione del ponte fosse più grave di quanto emergeva dalla documentazione presentata al Ministero, o se si trattasse di osservazioni generiche, suggerite da ciò che era emerso a febbraio dal parere del Provveditorato.

Si allunga la lista dei nomi di interesse investigativo

Dei primi 13 nomi indicati come persone informate dei fatti abbiamo già scritto.

Oggi La Repubblica allunga ulteriormente l’elenco con i nomi di Mauro Coletta (ex direttore della Vigilanza prima dell’attuale Vincenzo Cinelli), Mario Bergamo (ex direttore delle manutenzioni di Autostrade, l’uomo che per primo nel 2015 ritenne necessario l’intervento sul Morandi), Paolo Strazzullo, Riccardo Rigacci e Federico Zanzarsi (tre dirigenti del Primo tronco della A10), Alessandro Pentimalli (capo ufficio del provveditorato di Genova) e l’ingegnere di Spea Emanuele de Angelis.

Il verbale del cda di Autostrade del 12 ottobre 2017 affrontava il tema della sicurezza

Emerge anche che nel corso del cda di Autostrade per l’Italia del 12 ottobre 2017, in cui si diede il via libera allo stanziamento di oltre 20 milioni per la ristrutturazione dei tiranti, si affrontò il tema della sicurezza. Gli stessi manager la definirono una priorità.

In quella sede, scrive La Repubblica, il direttore della Manutenzione elencò le controindicazioni del cantiere, tra cui il possibile blocco del traffico notturno dell’A10, unica autostrada che collega l’Italia al sud della Francia. “Prima di tutto viene la sicurezza – rispose l’ad di Autostrade Castellucci – il resto passa in secondo piano”.

Le illazioni di Toninelli sulle pressioni ricevute

Il procuratore Cozzi dovrà valutare se ascoltare il ministro dei Trasporti Danilo Toninelli dopo che alla Camera ha ribadito di avere ricevuto pressioni per non rendere pubblica la concessione di Autostrade: “Decideranno i miei sostituti – ha dichiarato il procuratore – sebbene al momento non sia una priorità”.

Intanto, ieri, ospite alla trasmissione de La7 “In Onda”, Toninelli è tornato sul punto accusando Aiscat (Associazione Italiana Società Concessionarie Autostrade e Trafori. “L’Aiscat ha mandato i documenti al Ministero dicendo di non pubblicarli perché lo Stato sarebbe stato passibile del reato di aggiotaggio – ha dichiarato il ministro – Alcuni dirigenti del ministero temevano di finire in mezzo ad una strada ma da cittadino  sono felice che ci sono state persone che poi le hanno pubblicate”. Toninelli accusa anche La Repubblica di conflitto di interessi per la presenza, all’interno del cda di Autostrade di persone appartenenti al gruppo editoriale.

L’intervista a Gilberto Benetton

Daniele Manca intervista, su Il Corriere della Sera, a pagina 11, Gilberto Benetton. È la prima volta che l’azionista di Atlantia parla dopo il crollo del 14 agosto. I temi trattati vanno dal silenzio delle ore immediatamente successive alla tragedia da parte del gruppo alla festa di Ferragosto a Cortina alla riconferma, da parte di Benetton, della fiducia in Fabio Cerchiai, presidente di Autostrade per l’Italia fino ai favori ricevuti dal gruppo con la concessione della rete autostradale.

“Il disastro di Genova deve essere per noi come azionisti un monito perenne, anche se terribile e per sempre angoscioso nei nostri cuori, a non abbassare mai la guardia e continuare a spingere il management, che ha la responsabilità della gestione, a fare sempre di più e di meglio, nell’interesse di tutti, e ripeto tutti”, dichiara Benetton.

Le altre ‘grane’ di Autostrade

Per Autostrade non c’è solo la grana di Genova. Nel processo di Avellino sulla tragedia del bus precipitato dal viadotto dell’A16 il 28 luglio 2018 (furono 40 i morti) si punta il dito su una presunta mancata manutenzione da parte del concessionario. Anche questo è un argomento che oggi occupa le pagine di tutti i quotidiani.

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