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Il Valencia Summer Camp fa visita al Napoli: «Ancelotti ha messo in discussione le sue idee»

Un gruppo di giovani calciatori legato al Valencia sul campo di Carciato: «Siamo qui per il valenciano Albiol, ma che bello veder lavorare Ancelotti».

Il Valencia Summer Camp fa visita al Napoli: «Ancelotti ha messo in discussione le sue idee»
Foto di Emilio Mignoli

L’invasione a Carciato

Un ragazzino con la maglia d’allenamento del Valencia sul campo di Carciato. Poi il secondo. Poi il terzo, seguito da tanti altri. Sono tanti, sono giovanissimi, tra i 12 e i 15 anni. E vengono a vedere il Napoli di Ancelotti mentre si allena a Dimaro, è la preparazione della stagione che sta per iniziare. Il loro campus, invece, è appena cominciato. Ed è un sogno ad occhi aperti che prende vita in tutta Italia. Ci avviciniamo, vogliamo saperne di più: io vengo da Napoli, io da Trapani, io da Teramo e tifo Juventus. Ma qui è meglio non dirlo ad alta voce.

Ci avviciniamo al responsabile, si chiama Nino Armenise, anche lui indossa abiti di rappresentanza con il murcielago, il pipistrello stilizzato che incornicia il crest del club spagnolo da pochi mesi tornato in Champions League dopo qualche anno di crisi societaria e tecnica. Gli chiediamo di spiegarci perché una rappresentanza italiana del Valencia si trova in Trentino, per seguire gli allenamenti del Napoli.

Nino, per risponderci, parte ovviamente da zero: «Noi siamo del Valencia Team Italia, un progetto tecnico voluto e ideato dalla società spagnola nel nostro paese. I nostri ragazzi sono iscritti ad un Summer Camp che si sta svolgendo qui a Marilleva, e oggi siamo venuti a vedere il Napoli».

Il progetto

Ora è tutto più chiaro, ma Nino è ancora più preciso nella spiegazione. Del resto, è coordinatore italiano di questo progetto, e dimostra di tenere tanto a questo suo ruolo: «Il Valencia ha creato 15 società affiliate, sparse per tutta Italia. Ogni affiliata ha diritto ad alcuni servizi, primo tra tutti un contatto stretto e diretto con allenatori spagnoli, che lavorano nell’Academy del Valencia. Oppure con allenatori italiani formati in Spagna. Ora, per esempio, noi siamo qui con con Paco e Felix, due tecnici che appartengono direttamente al club. Durante l’anno ci sono progetti e appuntamenti, e questa è l’appendice estiva del nostro lavoro. Un’esperienza fantastica dal punto di vista formativo, per noi e per i ragazzi, che entrano in contatto con il metodo-Valencia».

Chiediamo per saperne di più: «È una questione di didattica del gioco, il nostro approccio nell’insegnamento del calcio è completamente diverso rispetto a quello italiano. Il Valencia si concentra su un lavoro di tipo situazionale, che tradotto in termini semplici vuol dire con la presenza dell’avversario. In pratica, tutti i nostri esercizi di training sono concepiti ed attuati per costruire calciatori intelligenti, in grado di essere reattivi rispetto ad ogni situazione. Il percorso di crescita puramente “analitica” del talento non viene trascurato, piuttosto viene fatto in maniera diversa: puntiamo a migliorare la tecnica dei nostri giocatori, solo che però in campo non ci sono birilli e paletti fermi. Per noi non esiste alcun lavoro in allenamento senza avversari».

Come ci ha spiegato Davide Ancelotti nella sua intervista esclusiva, si tratta di un approccio “sistemico”, che discende dalle indicazioni centrali e centralizzate della federazione. Nel suo caso era quella tedesca – si parlava di centri formativi per allenatori -, in questo caso è quella spagnola. Nino approfondisce questo concetto: «La nostra metodologia è approvata dalla federcalcio di Madrid. I nostri tecnici sono qualificati per rispondere a certe esigenze e conoscenze tattiche, uguali per tutti e poi adottate dai club».

Il Napoli

Anche il Napoli ed Ancelotti rientrano in questo discorso. La scelta di seguire gli allenamenti degli azzurri è dettata da un fattore geografico, ma anche da una prossimità di tipo tecnico e metodologico. Nino Armenise è entusiasta di ciò che vede in campo, mentre parliamo si distrae per segnalare a Paco gli esercizi che svolgono Insgine, Koulibaly, Milik: «Ci sono molte affinità tra Ancelotti e il nostro approccio agli allenamenti. Si vede che è un allenatore con un passato importante nella Liga. Poi parliamo di un personaggio umile e intelligente, che ha vinto di tutto e dappertutto eppure si è aggiornato, ha evoluto il suo menù di preparazione, ha messo in discussione le sue convinzioni ed ora è un professionista completo, calato nel suo tempo. Vedere queste sedute è fantastico, per noi».

In più, c’è anche un motivo affettivo dietro questa visita, ce lo spiega ancora Nino: «Siamo qui anche per Raul Albiol, è un calciatore molto legato a Valencia ed al Valencia, poi l’abbiamo anche incontrato ed è stato molto disponibile con tutti»

Finiamo di parlare con Nino, ci avviciniamo di nuovo ai ragazzi. Uno di loro è napoletano, ma in realtà parlano tutti: «Siamo al secondo giorno di campus, ci stiamo allenando per coltivare il sogno di diventare calciatori. Anche gli anni scorsi abbiamo partecipato ad iniziative del genere, con club importanti come l’Arsenal, ma anche italiani come la Roma e il Milan». Torniamo da Nino, per un’ultima domanda: ma le società di Serie A sviluppano progetti del genere? La risposta che non avremmo mai voluto sentire: «Sì, ma non vanno così in profondità nella cura dei dettagli e del lavoro. Non a caso, la Spagna primeggia da anni nel calcio, ed è un benchmark per la qualità del gioco. Ecco, noi proviamo a valorizzare così i giovani talenti italiani che entrano a far parte del percorso. È un modo per diffondere cultura, mondo e mission del Valencia, e del modello spagnolo. Inutile aggiungere altro.

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