Guida al prossimo allenatore del Napoli: Paulo Fonseca

Un dialogo sul possibile approdo di Fonseca sulla panchina azzurra: una scelta conservativa dal punto di vista tattico, potenzialmente rivoluzionaria dal punto di vista politico.

Guida al prossimo allenatore del Napoli: Paulo Fonseca
Con questo articolo, due firme del Napolista inaugurano una rubrica dialogica sul futuro allenatore del Napoli. Sappiamo che il futuro di Sarri è ancora tutto da definire, ma abbiamo deciso di immaginare come potrebbe cambiare la squadra e la politica del club con l’arrivo di un nuovo tecnico. La prima puntata è incentrata sulla figura di Paulo Fonseca, attualmente alla guida dello Shakhtar Donetsk.

Alfonso (A): Ciao Charlie, come stai? Io bene, anche perché ieri sera ho mangiato due belle fette di salmone fresco fatto alla piastra; c’era anche il purè con la noce moscata, tutto ottimo, davvero.

Charlie (C): Ugualmente bene, ormai c’è solo questa storia del nuovo allenatore del Napoli a preoccuparmi. Facciamo così: prima di metterci a discutere sulla sua identità io vorrei almeno esplorare i contorni del problema. Prima di tutto: quanto sarà difficile per Napoli liberarsi del Sarrismo? Capiscimi: non è che frema esattamente dalla voglia di scoprirlo… Però è una realtà con cui ci si dovrà confrontare, che sia quest’anno o uno dei prossimi.

Hai presente quella massima che sta accendendo il dibattito politico di questi mesi? Ecco, ho la sensazione che a Napoli possa essere più semplice immaginare la fine del calcio che la fine del Sarrismo. Non mi riferisco solamente all’aspetto tecnico o tattico, che pure è fondamentale. Parlo proprio della difficoltà di poter trovare un’alternativa dialettica, ideologica, motivazionale. Sarà difficile abbandonare il lancio buggato di Insigne per Callejon, difficilissimo rinunciare a vedere Jorginho orientare il corpo in quel-modo-là prima di ricevere il pallone. Ma sarà ancora più difficile per la piazza rinunciare all’idea di assaltare il palazzo; alle battutine su Sarri in tuta; all’immagine di Starace che porta i caffè.

Definizione del “lancio buggato di Insigne per Callejon”

Poi se penso alle condizioni in cui si ritrovano le altre squadre che hanno dovuto affrontare questo stesso scenario da fine della storia (Barcellona col guardiolismo, United con Ferguson) mi viene il magone. Non so, sono solo io che ho questa paura irrazionale dell’apocalisse? There is no alternative.

A: «La paura dell’ignoto è una risposta irrazionale ad un eccesso di immaginazione». Qualcuno lo diceva in X-Files, se non ricordo male. Ecco, per esorcizzare questo sentimento – che appartiene anche a me, è bene chiarire – secondo me si può iniziare da qualcosa che possa essere vicino a Sarri. A livello concettuale e calcistico, intendo, così da capire se è possibile proseguire sulla stessa strada cambiando solo il driver, come si fa nei viaggi notturni degli autobus.

Dopotutto, Fonseca sembra avere un buon rapporto con gli autobus

Perciò, direi che partire con Paulo Fonseca possa essere una buona idea.  Il distacco controllato e graduale è quasi sempre meglio della terapia dello shock, soprattutto quando l’esperienza è stata così totalizzante – parlo, ovviamente, di puro calcio giocato, ma in seguito faremo anche una riflessione politica e di (calcio)mercato. Per questo voglio iniziare da una cosa di cui abbiamo già discusso in privato ma che vorrei riprendere e ampliare in pubblica piazza. Secondo te (spoiler) Paulo Fonseca sarebbe uno dei candidati migliori per raccogliere l’eredità di Sarri, perché – ti cito più o meno testualmente – «è stato uno dei pochi a mettere in difficoltà tattica il Napoli».

Piuttosto che il solito articolone sul tecnico portoghese dello Shakhtar Donetsk, spiegare e spiegarmi bene questo concetto potrebbe essere un punto di partenza per capire chi è questo Fonseca. Per iniziare a comprendere come approccia il gioco, evitando di essere troppo noiosi. E parlando di calcio proattivo, che è una delle mie cose preferite – dopo il salmone, ovviamente.

Annichilire Sarri

C: Qua devo correggerti perché ci sei andato molle. Al telefono ho proprio detto che Fonseca è stato l’unico ad aver annichilito Sarri. E continua a sembrarmi l’immagine giusta. Magari quest’anno il Napoli ha perso partite in maniera peggiore – con il Lipsia, con la Roma, a Firenze. Ma nessuna di queste mi ha trasmesso la sensazione che l’avversario scendesse in campo per giocarsela alla pari con il Napoli, proprio con gli stessi mezzi. Fonseca ci è riuscito: ha messo nella testa dei suoi difensori l’idea che avessero le qualità per uscire sempre col palleggio, per costruirsi sempre l’azione da dietro e col gioco posizionale. Quella sera lo Shakhtar fece tutte quelle cose che fa il Napoli, ma meglio del Napoli, e con una rosa probabilmente di livello inferiore.

Si tratta anche di un allenatore abituato a subentrare in situazioni difficili: è arrivato a Donetsk per sostituire Mircea Lucescu, per dire. Uno che in dodici anni di gestione ha vinto così tanto che l’hanno fatto cittadino onorario. E gli hanno pure eretto una statua all’ingresso dello stadio.

Un video di tattica, sullo Shakhtar di Fonseca

Fonseca ha avuto la sensibilità di arrivare in punta di piedi ma con la voglia di essere fedele alle proprie idee: ha preso il 4-2-3-1 di Lucescu e l’ha modernizzato secondo i principi più classici del gioco di posizione. Non ha stravolto la formazione negli uomini o nel modulo ma ha insegnato alla la linea difensiva come accorciare gli spazi, ha voluto che il playmaker sviluppasse la capacità di dare ritmo al gioco, ha imposto il pressing, lo scambio di posizione degli attaccantiChiaro che Fonseca non si è inventato nulla, ormai credo siano anche finiti i tempi in cui consideravamo il gioco di posizione un’avanguardia tattica. Però questi strumenti di gioco hanno portato il Napoli a giocarsi uno scudetto e Fonseca ha dimostrato di saperli maneggiare molto bene. Tra l’altro non è che il calcio abbia prodotto chissà quali alternative tattiche rivoluzionarie negli ultimissimi anni.

A questo punto, però, mi metto a fare un po’ l’altra campana – altrimenti ci mettiamo ad elogiare il calcio posizionale per ore e dimentichiamo il punto della faccenda. Il Napoli ha perso un paio di scudetti contro un avversario che ha molto spesso rinunciato a qualsiasi forma di proattività, viene da cinque anni di calcio posizionale (seppur declinato in forme diverse) e non ha ottenuto alcun risultato veramente eclatante. E se si verificasse una crisi di rigetto per il calcio proattivo? Insomma: se dopo un paio di sconfitte con Fonseca in panchina cominciasse a risuonare la litania del resultadismo? La mia unica paura è che lui possa non avere le armi per gestire una situazione del genere. Non dà esattamente l’idea di uno bravo a sfangarsela. O no?

Un calcio ancora più ambizioso

A: Se parli con me e tenti di mettermi dei dubbi sul gioco di posizione, ti scontrerai con un macigno praticamente inscalfibile. In questo senso, ho due risposte alternate e alternative mutuate dalla mia scarsa cineteca. Da una parte c’è Will Smith/Chris Gardner in “Alla ricerca della felicità”, l’idealismo e la fiducia assoluta del «Se hai un sogno lo devi proteggere»; dall’altra c’è Peter Weller/RoboCop nel primo film della saga, che non ammette deroghe e ripete sempre: «Vivo o morto, tu verrai con me». Tutto questo per dire che io non rinuncio al gioco di posizione, mai. A meno che non mi si proponga un’idea diversa di proattività (ma di questo parleremo più avanti…).

Al di là delle suggestioni hollywoodiane e dei gusti personali, penso che per questo Napoli non esista alternativa che possa andare oltre un certo tipo di calcio. Come per tutte le scelte (solo apparentemente) ideologiche ed ideologizzate, in realtà è una questione di caratteristiche degli uomini a disposizione: tutti i giocatori di Sarri sono programmati o sono stati programmati per pensare calcio ed occupare il campo secondo i criteri del juego de posiciónForse solo Allan e Callejon possono fare qualcosa di diverso. E non a caso il Napoli costruisce gioco soprattutto a sinistra – dove non ci sono Allan e Callejon. Quindi, a meno di clamorosi rivoluzioni d’organico, credo che l’unico modo per assecondare le qualità di Insigne, Hamsik/Zielinski, Milik, Jorginho/Diawara – in pratica l’ossatura della rosa – sia proseguire sulla stessa strada.

Cosa intendiamo per gioco di posizione

In quest’ottica, anche per me Fonseca rappresenterebbe un buon compromesso tra il Napoli che è e il Napoli che potrebbe essere. E penso a piccoli aggiustamenti, a percettibili modifiche al sistema che abbiamo apprezzato negli ultimi anni. Innanzitutto, Fonseca mi sembra un tecnico meno schematico rispetto a Sarri, e per “schematico” intendo tendente ad incoraggiare la ripetitività delle giocate e dei movimenti in fase offensiva. Lo Shakhtar che abbiamo visto contro il Napoli e la Roma è una squadra profondamente organizzata, che risale il campo attraverso i principi del gioco di posizione e lo strumento del possesso palla. Poi, però, concedere libera interpretazione ai suoi elementi più talentuosi – nel caso specifico, i trequartisti brasiliani Marlos, Taison, Bernard.

Ecco, l’idea che Insigne, un esterno destro più associativo al posto di Callejon – uno come Suso, ma è un nome puramente indicativo – e Hamsik/Zielinski possano essere (più) liberi di esprimere la propria creatività, magari con il supporto dei due terzini in perenne proiezione offensiva, mi stuzzica in maniera particolare. A questa immagine lirica, va aggiunta una maggiore predisposizione alla verticalità: lo Shakhtar di Fonseca utilizza la costruzione bassa per “richiamare” il pressing avversario, per aprire gli spazi di mezzo alle spalle dell’unica punta e poi attaccare velocemente la porta.

C’è una sottile differenza col possesso di Sarri, pensato prima per spostare la squadra in maniera armonica e per tenere i propri reparti stretti, poi per creare scompensi posizionali. Ecco, paradossalmente Fonseca adotterebbe una versione ancora più ambiziosa, più offensiva, del gioco di posizione. E se proprio devo cambiare, allora fammi cambiare per una cosa ancora più divertente da vedere, anche solo potenzialmente.

L’organizzazione, poi la qualità

Per rispondere alla tua domanda finale, introduco velocemente qualche concetto difensivo: difficile pensare che il Napoli possa impostare una fase passiva molto diversa da quella vista con Sarri. Come detto sopra, i calciatori a disposizione – Tonelli a parte – sono geneticamente predisposti a difendere in maniera proattiva, più o meno come lo Shakhtar. Quindi baricentro alto, distanze brevi tra i reparti e orientamento sul pallone. C’è qualche differenza nell’intensità del pressing, il Napoli di Sarri è più aggressivo sul  portatore avversario, ma credo che anche questa sia una scelta dovuta alle caratteristiche della rosa ucraina – per dirla facilmente: non tutti hanno Koulibaly.

Sì, lo so, stai per ammonirmi: questo cosa c’entra con la tua domanda? C’entra, eccome. Perché se Fonseca dovesse confermarsi intelligente ed elastico come dici, difficilmente farebbe la rivoluzione difensiva al Napoli. Continuerebbe nel solco di Sarri, la sfangherebbe così. E a quel punto il successo iniziale del nuovo progetto dipenderebbe soprattutto dalla qualità della nuova squadra. Quindi, anche da quella che sarebbe la politica di mercato. 

Ecco, ti lascio la parola e ti lancio una provocazione in merito: Fonseca è un uomo di Jorge Mendes, con tutto quello che ne consegue. Secondo te, il suo arrivo sulla panchina del Napoli cambierebbe le strategie di reclutamento del club? Cosa ci dovremmo aspettare dal calciomercato? Io ti dico la mia: ci sarebbe una dinamicità diversa, probabilmente più vicina alle esigenze di un club di Champions, ma ancora medio-borghese, come il Napoli. Ti avevo avvisato che la discussione si sarebbe spostata su un piano politico.

L’ombra della GestiFute

C: Siamo arrivati al punto più controverso di tutto l’affare Fonseca. Ti risponderò in maniera lapidaria: non puoi metterti un assistito di GestiFute in panchina e aspettarti che Mendes se ne stia lì a guardare mentre fai calciomercato. Lo dico perché Jorge Mendes è un soggetto veramente ingombrante: è un procuratore ma anche un talent scuot, un direttore sportivo, un consulente finanziario, un addetto stampa.

Quando si avventa su una squadra finisce per totalizzarne la gestione: penso al primo Chelsea di Mourinho dove si occupò praticamente da solo del mercato scalzando Abramovich, ma anche al suo coinvolgimento diretto nella gestione di alcuni club inglesi come il Wolverhamption o lo Swansea. Persino un club globale come il Bayern Monaco non è immune alla sua influenza. Stiamo parlando di una figura monolitica e il Napoli ha già un’altra figura monolitica in organigramma: il suo stesso presidente.

Mettiamola così: il rapporto tra Mendes e De Laurentiis sarebbe quantomeno frizzante. Da una parte un procuratore sportivo tentacolare che non vede l’ora di allargare la sua sfera d’influenza alla Serie A (dove, a dirla tutta, non è mai riuscito a mettere radici); dall’altra un presidente di una squadra medio-grande con in mano un parco giocatori molto appetibile. È un mix esplosivo che può portare a risultati incredibilmente esaltanti o terribilmente deprimenti. D’altronde, quando due figure così estreme si incontrano non c’è da aspettarsi null’altro che conseguenze estreme.

I due signori accanto a Jorge Mendes si chiamano Cristiano Ronaldo e Mourinho

C’è il rischio che il rapporto tra i due termini velocemente esplodendo in una qualche polemica pirotecnica. Ma anche la possibilità che tutto vada per il meglio e che Mendes faccia chiudere al Napoli qualche buon affare in uscita, approfittando magari della stagione abbagliante di alcuni calciatori e dell’abbondanza di liquidità di molte squadre europee. E suppongo che quando parli di dinamicità del mercato tu ti riferisca esattamente a questo. In tal caso permettimi di rincarare la dose: con Mendes ci sarebbero i presupposti per diventare proprio una di quelle squadre fortissimamente improntate al trading. Si comincerebbe a vedere quella politica del vendere tanto e vendere bene che ha portato a risultati sorprendenti in giro per l’Europa: il Monaco che vince il campionato in Francia o il Liverpool in finale di Champions sono i primi due esempi che mi vengono in mente.

Le ultime due sessioni di mercato del Monaco, in una tabella (senza prezzi, che è meglio)

Si tratta di una strategia rischiosa ma su cui mi trovi tendenzialmente favorevole. Chiaro che è una mossa che ti mette in una condizione subalterna rispetto alle vere big europee, però è anche vero che il Napoli non può neanche ambire ad entrare in quel circolo esclusivo. Sono dell’idea che nel mondo del calcio bisogna scegliersi un ruolo e interpretarlo al meglio, qualsiasi esso sia, e il ruolo della società che vende bene potrebbe stare cucito addosso al Napoli meglio di quanto ci si aspetta. Il Napoli, del resto, non è neanche totalmente estraneo alla politica di vendere i suoi pezzi migliori. Si tratta solo di massimizzarne l’efficacia e farla diventare una soluzione sistemica, piuttosto che estemporanea.

Poi se mi chiedessi (e so che vorresti chiedermelo) se reputo la città pronta ad uno shift culturale così grosso devo risponderti che… non lo so. Per mettere in atto una politica del genere devi vendere bene ma poi anche comprare meglio. E credo che un buon mercato in entrata sia una di quelle cose che possa normalizzare gli umori di qualsiasi piazza. È vero: servirebbe un’ala destra più associativa e l’idea di Suso mi piace, invece Chiesa potrebbe essere una soluzione nel caso si decidesse di insistere con le catene asimmetriche.

Suso, ovvero avere un giocatore simile a Insigne, però sull’altra fascia

Ci servirebbe un centrocampista adatto a fare il gioco di posizione in un centrocampo a due nel caso Fonseca volesse riproporre questa soluzione. Conosci già il mio apprezzamento per Fred dello Shakhtar, che sarebbe anche un buon sostituto se Jorginho dovesse andare via. Mendes potrebbe addirittura mandare Renato Sanches nel tentativo di rimettere la sua carriera sul binario giusto, ma è chiaro che qui sto un po’ navigando nel mare della fantasia e delle preferenze personali.

Come vedi non mi aspetterei grandi rivoluzioni dal mercato in entrata: come hai detto anche tu la rosa è costruita ed allenata per assorbire il cambiamento e si tratta solo di acquistare intelligentemente per fornire un po’ di varietà o per sostituire qualche partente. Insomma: l’arrivo di Fonseca sarebbe rassicurante per Napoli dal punto di vista tecnico e tattico ma sancirebbe probabilmente l’inizio di una nuova politica societaria che richiederebbe anche una maturazione culturale della città

La comunicazione

C: A questo punto, visto che abbiamo ormai sviscerato gran parte della faccenda, permettimi di approcciare anche un aspetto che spesso ci dimentichiamo quando parliamo di un allenatore: quello della comunicazione.

Diciamocelo: Sarri come comunicatore in questi anni non è stato impeccabile. È illuminante sentirlo parlare di calcio però non è esattamente un allenatore che riesce a connettersi emotivamente, ad esempio, con i millennials. Tende a prendersi sempre molto sul serio, non è appealing, ha un’autoironia stramba e spesso si fa incastrare in polemiche francamente assurde. Fonseca sotto quest’aspetto mi sembra un allenatore molto più moderno (anche è dalla sua parte). E non posso nasconderti che questo è un altro degli aspetti che apprezzo di lui. Al giorno d’oggi senza i meme non si vincono neanche le elezioni. Figurarsi gli scudetti.

Ad esempio: quanto è stata importante quest’anno per il Napoli la retorica del palazzo, dell’outsider, il trope di essere i Davide contro i Golia? Lo sai che ho un rapporto complesso con le narrazioni mistiche e mistificanti, però come faccio a non ammettere che servono anche quelle? Fonseca è un allenatore che sa essere autorionico e moderno (è uno che reagisce così ad una qualificazione agli ottavi di Champions). Caratteristiche che sarebbero utilissime per creare una nuova mitologia che servirebbe a soppiantare quella sarrista.

don Diego de la Vega y Fonseca

La conosci quella storia sul fatto che la Juventus abbia vinto gran parte dei suoi scudetti negli studi di Controcampo? La trovo verissima: se vuoi vincere devi essere il migliore a giocare al calcio ma devi anche essere il più affascinante nei luoghi in cui si parla di calcio. E Fonseca mi sembra quel tipo di allenatore che sa ingentilirsi gli studi di Controcampo del 2020, i salotti social. E che sa comunicare alla nuova generazione digitale.

Alla luce di tutto quello che ci siamo detti mi sembra che siamo entrambi abbastanza allineati su Paulo Fonseca: una scelta molto conservativa dal punto di vista tecnico, sostanzialmente in linea con gli anni di Sarri, al netto di sottili differenze nelle interpretazioni personali tra i due. E, contemporaneamente, una scelta molto coraggiosa dal punto di vista politico e di mercato.

A me sembra che un eventuale fallimento dell’avventura di Fonseca sulla panchina del Napoli possa essere più una conseguenza di contingenze esterne piuttosto che delle sue caratteristiche come allenatore: l’umore della piazza, questioni politiche ed economiche. Arrivati qui voglio chiederti allora di immaginare la prossima stagione con Fonseca in panchina. Lo scenario migliore che si può configurare ma anche quello peggiore, con tutte le sfumature che stanno in mezzo. Non come pronostico, magari per sondare le tue aspettative, le tue sensazioni.

Bocca di Rosa

A: Figurati se mi metto a fare pronostici, se devo buttare soldi e credibilità e dignità allora mi faccio qualche tavolo di poker Texas Hold’em online. Rileggendoti sopra, capisco la tua domanda – mi riferisco alla frase «scelta molto conservativa dal punto di vista tecnico» – e sono d’accordo con te. Tutto dipenderebbe da una serie di parametri non di campo, quindi baserò le mie suggestioni su variabili esterne – che però poi influenzano il rendimento. Il Best Case Scenario è che Mendes decide di impegnarsi seriamente, canalizza le sue attenzioni sul mercato del Napoli e consegna a Fonseca il meglio della GestiFute che deve cambiare squadra per forza.

Penso a João Cancelo (lo sogno tutte le notti al posto di Hysaj, con l’albanese in panchina e Maggio team manager), a Grimaldo, a Gonçalo Guedes in prestito dal Psg, ad André Gomes che a Barcellona non lo vogliono vedere mai più, a Renato Sanches – però quello del Benfica. Nel frattempo il Napoli ha ceduto Ghoulam, Jorginho e Mertens; Fonseca ha gestito la rivoluzione di piazza presentandosi in conferenza con la felpa di LIBERATO, incappucciato e col fazzoletto sul volto; e la squadra ha folgorato tutti con un gioco – ovviamente di posizione – ancora più spettacolare e redditizio.

Paulo Fonseca si rilassa al mare dopo aver sedato (a distanza) gli scontri in Piazza Matteotti

Il Worst Case Scenario non è molto differente: Mendes impone Fonseca, gli acquisti e le cessioni. Solo che i nuovi arrivati bucano l’acqua ai livelli di Michu, il pubblico contesta, il tecnico perde la fiducia della squadra e De Laurentiis è costretto ad intervenire, assumendo un allenatore resultadista, o pragmatico – come piace dire a noi italiani. A quel punto, la rosa del Napoli diventa malinconicamente inutile, la stagione si chiude nell’anonimato. E a quel paese ci finisce pure Mendes, ovviamente. La pagina Facebook “De André racconta la Serie A”, parlando di questo addio, utilizzerebbe il verso

Addio Bocca di Rosa
con te se ne parte la primavera

Sarebbe perfetto in tutti i sensi, del resto Bocca di Rosa vendeva l’amore, proprio come Mendes. Sarebbe ancora più calzante se riuscissimo a entrare nell’ottica che “primavera” non vuol dire solo vittoria dello scudetto. Ma questo è un altro discorso. O no?

C: Assolutamente d’accordo. Accettare che esistano tante cose diverse da vincere e che ognuna di queste può essere vinta in mille modi diversi sarebbe davvero una rivoluzione culturale non solo dal punto di vista calcistico.

Sai cosa? Sotto quest’aspetto Napoli è una città un po’ stramba: gli unici profeti buoni sono quelli autoctoni, in controtendenza con il resto del mondo. Fonseca è uno lontano milioni di chilometri da Napoli, dalle sue regole. Per questo, la sua ingenuità di nuovo arrivato potrebbe aprire a strade impensabili. Si potrebbe provare l’assalto all’Europa League (una competizione che il Napoli ha sempre approcciato male, giusto per andarci piano); o provare un certo tipo di percorso in Champions (certo, per quello serve anche la benevolenza degli dei). Ma il punto è che se mi parli di primavera io non riesco ad immaginare nient’altro che questa cosa qua: divertirsi sotto al sole giocando al gioco che ti piace nel modo in cui ti piace giocarlo. 

Che non vuol dire non vincere ma vuol dire vincere alle tue condizioni. E ovviamente, come dici tu, si tratta di un altro discorso. Lo conserverò per il futuro.

1. Continua
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  1. Onestamente mi sarei limitato all’analisi tattica. Mentre le teorie sulla comunicazione etc. mi sembrano molto fumose e campate in aria.

  2. Questo rapporto morboso tra Sarri ed i tifosi deve finire… Tra l’odio per Benitez e l’amore per Sarri c’è La terza via

    • Luigi Ricciardi 15 maggio 2018, 23:22

      In effetti, uno che mette la foto del Presidente e parla di distanza… 🙂

    • L’indifferenza? Non so quanto sarebbe auspicabile. Proprio non sopporti i tifosi passionali. Posso proporti il curling? Mai visto un tifoso del curling farsi trasportare dalle emozioni.

      • O si ama Sarri o ci si deve appassionare al curling. Io in Sarri non vedo un allenatore adatto a farci crescere. Ho detto crescere. Non risultati, che parlano per lui. Con Sarri in tre anni di coppe europee abbiamo totalizzato 40 punti per il ranking. Cioè 13.3 punti all’anno. Con Benitez 38 in due anni. Cioè 19. Poi è chiaro che Benitez e Sarri dovrebbero “fondersi” per farci essere competitivi su tre fronti. Io a Sarri non credo. Sarri non mi rappresenta come allenatore. Uno che non è in grado di motivare dei professionisti, dicendo che lo scudetto si è perso in hotel, non è un allenatore in grado di far crescere squadra e piazza. Sarri piace ai napoletani perchè li fa rimanere nel loro alveo di sicurezze, lamenti, finte rivoluzioni e dabbenaggini varie. Spero fortemente che Sarri vada via. Perchè sarebbe la certificazione (come con Mazzarri) che non è uomo che va oltre i propri limiti.

    • Angelo Trocchia 16 maggio 2018, 0:20

      Direttore, se non fomentaste la contrapposizione tra l’uno, gran viveur del calcio internazionale, e l’altro, zotico arricchito, le persone non dovrebbero esprimere l’affetto per l’uno come rigetto per l’altro. Le persone, le piazze, i popoli esprimono gli affetti (indicano la direzione degli eventi) ma sono i media (da Omero al Washington Post) e i politici (da Gilgamesh a Macron) a fornire le categorie che traducono il gioco delle potenze in discorso.

      • Non sono direttore di nulla. Napoli è una città che deve uscire dal proprio pantano. Un allenatore come Sarri alimenta a dismisura questa dimensione, illudendo quelli che vogliono farsi illudere. Sarri non è solo bel gioco. Sarri utilizza un linguaggio ed una prossemica che ci dicono che rimarremo sempre allo stesso posto per non meglio specificati limiti. Non progrediremo mai se non ci affranchiamo da personaggi come lui. Ma a Napoli la realtà non è di moda. È di moda la sceneggiata.

  3. Antonio Liguori 15 maggio 2018, 18:33

    Il difetto dell’approccio neoliberista de ilNapolista e sempre quello di confondere l’innovazione e la mercificazione. Chi l’ha detto che un popolo calcistico che accetta di vendere i campioni che ama e che sono idoli sia “maturato”, come dite voi. Perché, chi dice che non possa essere rivoluzionario un calcio dove ci sia una vera simbiosi politica tra città e squadra? In cui l’attivismo civico e la partecipazione passi anche attraverso la passione calcistica? Perché dovrebbe essere più moderno e più “maturo” andare allo stadio a consumare passivamente uno spettacolo? Sarri è il sarrismo sono stati la più grande innovazione socio-calcistica degli ultimi anni, e voi non ve ne siete accorti.

    • Charlie Repetto 15 maggio 2018, 23:25

      Ma il testo si apre con un link a Realismo Capitalista di Mark Fisher! Dimmi che sono un satana ma sul neoliberista no, mannaggia a te 😀

    • Angelo Trocchia 16 maggio 2018, 0:10

      “La piazza deve maturare” è come quando la ragazza ti mette le corna e se provi a dire qualcosa ti risponde dicendo: “Cresci!”

  4. Mi sembra che Fasano abbia scoperto Mendes e sia rimasto molto impressionato.
    Una specie di “LA PIOVRA 2”.
    Ma Mendes è lì da anni ed è un pesce medio-grosso.
    I pesci grossi stanno sopra a quelli e sono fondi, non persone o società singole.
    A parte quello ce ne sono altri anche più grossi, mica c’è solo Gestifute, che è la terza società di procuratori per volume di affari ed è più specializzata su Sudamerica, Spagna e Portogallo.
    Con anche alcuni dettagli che non sono adatti a essere illustrati qui.
    Pare che il Napoli debba “mettersi nella mani” di Mendes altrimenti niente, non vende e non compra più nessuno e non diventa “Internazionale”.
    La “PIOVRA 2” glielo impedisce.

    P.S. De Laurentiis non ha interesse a fare tanto “trading”,.

    Gli vanno tutti in tasse dato che ha equilibrio tra ricavi operativi e costi totali.
    Soprattutto poi se potenzia la rosa utilizzando quella leva gli aumentano i costi del personale allargato rispetto al fatturato netto, che è l’unico punto un po’ meno buono del Napoli.
    Non ha alcuno scopo.
    Il suo scopo è quello di incrementare i ricavi commerciali e di stabilizzare i ricavi Europei .
    E il suo scopo non è vincere lo scudetto, quello è solo dei tifosi.
    E di qualche giornalista magari, ma non di De Laurentiis.

    Se venderà quest’anno è perché se è svelto capisce che ad esempio Insigne+Callejon+Mertens valgono XYZ, ma Insigne, Callejon e Mertens singolarmente valgono metà di XYZ.
    Il doppio lo valgono finché c’é Sarri.
    E’ come Kessié, Gagliardini e Conti o i prossimi Cristante, Caldara e Spinazzola con Gasperini.
    Quindi in linea di amssima sono da vendere e comprare gente che già singolarmente vale circa XYZ.

  5. Luciana Calienno 15 maggio 2018, 17:17

    ” L’arrivo di Fonseca sarebbe rassicurante per Napoli dal punto di vista tecnico e tattico ma sancirebbe probabilmente l’inizio di una nuova politica societaria che richiederebbe anche una maturazione culturale della città.”. Cioè, la massa ignorante deve definitivamente rinunciare alla volgare aspirazione alla vittoria ,o persino a sentir dichiarare qualche obiettivo preciso (p.es.zona champions),gratificandosi esclusivamente dello spettacolo e della raffinatezza tattica ? Ma non sarebbe affatto” l’inizio di una nuova politica societaria” : la politica societaria è questa da anni. Vorrei poi dire che la contrapposizione tra evoluzione tattica e risultati ,a mio parere, non ha alcun senso. Gioco di posizione,proattività,pressing e difesa alti ,aggressione su palla persa,per me sono ormai acquisizioni di un calcio evoluto ed efficace,non solo spettacolare.Come si fa a metterlo in dubbio o a negarlo come dice Allegri? La sfida è semmai a chi mette in pratica questi concetti meglio di un altro,e anche a chi dispone degli uomini tecnicamente,fisicamente e mentalmente più dotati per farlo.Certo se hai dei velocisti coi piedi buoni e difensori vecchio stile, si può ancora giocare attendendo e ripartendo,approfittando dell’errore avversario ma solo perché ancora non tutte le squadre sono immuni da errori collettivi in fase di non possesso .Un’ultima cosa su Callejon e Allan ai quali è vero che sono consentite maggiori improvvisazioni, ma esse non sono molto redditizie viste le loro caratteristiche; il Napoli sovraccarica il lato sinistro e spesso apre improvvisamente a destra dove la difesa è sbilanciata ma loro non ne approfittano perché (pur avendo altre qualità) sono poco pericolosi nell’uno contro uno e nel tiro.Immaginate al loro posto che so,Chiesa(ma anche Suso che non è solo “associativo”) e Zielinsky…… Insomma l’organizzazione conterà sempre di più,ma gli uomini,al suo interno,saranno sempre decisivi.

  6. Un altro allenatore che verrebbe a Napoli per amore, tanto amore da ridursi considerevolmente lo stipendio (che dovrebbe essere ora sui 6/7 maglioni) tagliandolo a meta’. In piu’ lavora in una societa’ di alto livello con capacita’ di spesa che la SRL della famiglia De Laurentiis non ha. No comment.
    PS Ma quando mai annichilito? Ma che avete visto? In Ukraina il Napoli ha perso per una paperona del portiere, in casa ho vinto 3 a zero. Bhoo

    • Avranno visto Tottenham – Apoel e nessuno li ha avvisati che l’Apoel non era il Napoli.
      Quanto all’allenatore, io ho una decina di maglioni ancora in buone condizioni, di cui posso disfarmi.
      Che dici, possiamo ingaggiare Guardiola? 🙂

  7. questo sara’ un problema perenne del napoli. tutti lo usano come trampolino di lancio. Una volta che fai bene, poi vuoi andare via alla prima possibilita’! Difficilmente si temta di fare meglio o di restare per crescere con la societa’ squadra!

  8. Carletto 4US

  9. Articolo tutto sommato condivisibile, tranne che per l’aspetto comunicazione. Siete costretti ad ammettere che attorno a Sarri si é creato un vero e proprio mito, ma poi allo stesso tempo ritornate sul cliché di Sarri pessimo comunicatore. Che é la vostra più grande contraddizione: Sarri non é un comunicatore all’antica, ma un comunicatore del XXI secolo. Siete voi che siete all’antica e fate fatica a stargli dietro. La prova? Sarri ha avuto molti problemi con i giornalisti ma MAI con il pubblico. E visto che l’obbiettivo della comunicazione non siete voi intermediari ma noi pubblico, qualche domanda dovreste farvela. Avete storto il naso per la tuta, a noi é piaciuta da subito. Vi siete scandalizzati con il colpo di stato e i 18 uomini, noi ne abbiamo sposato lo slogan. Sarri é un uomo avanti sul tempo, fra qualche decennio magari lo ammetterete pure voi. Non conosco Fonseca, ma la sua uscita da Zorro é tipica dello star sistem del secolo scorso: ribellismo all’acqua di rose, senza capo ne coda, a basso prezzo. Potrebbe funzionare in un’altra piazza, ma non in quella che ha creato il sarrismo. Purtroppo noi siamo troppo avanti, noi puoi amare Zorro quando hai conosciuto Che Guevara. La juventus per esempio ha sbagliato completamente tutta la comunicazione quest’anno: l’autogol del Barnabeu é clamoroso. Marotta che ammette che dovevano vincere per forza nell’anno del Var fa quasi tenerezza. Gli juventini fanno fatica a ritrovarsi in questo universo contraddittorio, tanto da non riuscire a festeggiare come si deve il settimo scudetto. Ma i massmedia sono quasi tutti asserviti e quindi si continua a dire che gli juventini sono maestri nell’arte della comunicazione. Poverini, devono finanziare Sky affinché faccia documentari sull’allegrismo, parola che non sarà mai e poi mai inclusa in nessun dizionario. Mentre sarrismo é di uso corrente. E non é una questione di simpatie: ho sempre odiato Berlusconi ma devo ammettere che é il più grande comunicatore del secolo. Lo stesso dicasi del duo Grillo/Casaleggio. L’universo juventus no: é un flop completo sul piano della comunicazione.

  10. Se volessimo rimanere sullo stile di gioco di Sarri, nel caso andasse via, io farei un contratto al secondo allenatore del Napoli. Per me sarebbe l’unico a poter continuare su questa linea di gioco, dato che è cresciuto calcisticamente al fianco di Sarri, mi pare.

  11. nicandro gesi 15 maggio 2018, 11:34

    Complimenti per le interessantissime e stimolanti osservazioni. Io penso però che per dimensione, per storia e per motivi geo-politici il Napoli abbia nel suo DNA i caratteri dell’outsuder. Il Napoli è alternativo al sistema calcio in Italia e in Europa. In questo senso Sarri è un allenatore perfetto perché autenticamente e irriducibilmente outsider. Proprio per questo, se Sarri dovesse andar via ritengo che occorrerebbe pensare, ancor prima che all’aspetto tecnico, all’aspetto “politico” . In tale ottica penso che l’allenatore più dirompente sarebbe Marcelo Bielsa. È l’allenatore anti-sistema per eccellenza e saprebbe incarnare la sensibilità e le istanze del tifo partenopeo.
    Per gli stessi motivi ritengo che un matrimonio De Laurentiis-Mendes non s’ha da fare. Mendes è parte integrante e importante del sistema-calcio internazionale. Il Napoli può solo essere una frattura del sistema.

  12. Antonio Baiano 15 maggio 2018, 11:27

    preferirei che rimanesse Sarri ma, se dovesse andar via, Fonseca mi piacerebbe molto, fatti salvi i dubbi sulla non conoscenza del campionato italiano. Ma il modo di giocare del suo Shaktar mi ha piacevolmente colpito e mi sembra in continuità con quello del tecnico toscano.

  13. Gennaro Saggese 15 maggio 2018, 11:21

    A me onestamente Fonseca non dispiace, così come un pensierino per Montella… Ma comunque tutta la vita Sarri.

  14. Nicola Carillo 15 maggio 2018, 10:25

    Leggere il Napolista è prima di tutto un cosa culturalmente intreressante, appropriarsi di un punto di vista avulso dai preconcetti, un modo intelligente e propositovo di confrontare posizioni. Io non so articolare un pensiero come è stato fatto in questo articolo e in molti altri che leggo su questo giornale, ma è gratificante scoprire che molte volte rispecchiano il mio modo di pensare, anche su questo allenatore. Non avrei avuto la capacità di mettere in campo tutte queste argomentazioni tecniche-politiche ed socio-culturali, ma la partita di andata ed il ritorno mi hanno consegnato un aproccio alla risoluzione di una situazione del momento molto “produttiva”; la prima con la necessità di imporsi con una vittoria, la seconda con la capacità di gestione di una situazione.

  15. Mario Fabrizio Guerci 15 maggio 2018, 9:55

    Secondo me,un allenatore straniero,per la prima volta in Italia,sarebbe molto azzardato.

  16. Fabio Milone 15 maggio 2018, 8:11

    Grazie e scusatemi, ma io mi tengo Sarri.

  17. Boh, mi pare che il palleggio di Sarri ce lo possiamo scordare. Un gran casino.

    Fonseca sembra meno male di altri.

  18. Francesco Sisto 15 maggio 2018, 4:53

    Intanto siamo al 15 del mese..15 giorni all’alba

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