Il modello Liverpool, ovvero vendere Coutinho e andare in finale di Champions

Nella propria dimensione di top club, il Liverpool ha “dovuto” vendere Coutinho. Incassare per crescere, è andata decisamente bene.

Il modello Liverpool, ovvero vendere Coutinho e andare in finale di Champions

Consapevolezza

La differenza è di 31,2 milioni. Il Liverpool, a gennaio scorso, ha dovuto cedere Coutinho e ha voluto acquistare Virgil Van Dijk. Ha investito 78.80 milioni di euro sul difensore olandese, ne ha incassati 120 per il fantasista brasiliano. Sono le cifre di Transfermarkt, probabilmente sono errate ma la sostanza delle cose non cambia. L’argomento di questa riflessione riguarda la dimensione del Liverpool, un club consapevole del fatto che Coutinho non poteva rimanere ad Anfield. Anche a gennaio, nonostante fosse gennaio. Coutinho doveva essere venduto e il Liverpool doveva essere migliorato. È andata così, la squadra di Klopp è in finale di Champions League. Niente male, vada come vada.

È la politica del change to improve. Anzi, del sell-to-buy ad altissimo livello. È quello che devono fare i club quando sono incudine rispetto ad altri. Il Liverpool ha preso il modello-Higuain, quello del Napoli, e l’ha portato al suo status tecnico-economico. Coutinho era già stato sostituito in estate con Salah, pagato esattamente un terzo rispetto a quanto incassato poi dal Barcellona a gennaio. Come Milik, al Napoli, con il centravanti argentino che ha voluto firmare con la Juventus. E il Napoli ha dovuto cederlo. Proporzioni identiche: 90 milioni per Gonzalo, 33 per Arek. Tutto torna. Persino la dimensione di riferimento: esattamente come Milik per la Serie A, Salah era un’incognita per il calcio inglese. Il Chelsea si era liberato di lui con una certa disinvoltura. Ora a Stamford Bridge si mangiano le mani.

Incassare per crescere

Klopp aveva già iniziato a lavorare ad un Liverpool senza Coutinho, l’addio è stato praticamente indolore. Salah-Firmino-Mané era un tridente perfetto, nato da e costruito sulla consapevolezza di cui sopra. Dobbiamo pensare di fare a meno del nostro miglior calciatore. Anche a Napoli è andata così, solo che c’è voluto tempo. L’intero ambiente ha impiegato mesi ad elaborare il lutto. Ha attaccato il club con i discorsi sui papponi mentre il Napoli acquistava centrocampisti e difensori a frotte. Come il Liverpool ha preso Van Dijk, ovvero quello che serviva. Guadagnando 31,2 milioni in una sessione di calciomercato di indebolimento.

Ecco, il discorso non è tecnico. È andata così pure al Napoli che quasi due anni dopo l’addio di Higuain si è giocato uno scudetto contro la sua nuova squadra. Molto probabilmente perderà la partita, come Klopp può perdere la finale contro il Real Madrid. Il problema è il percorso emotivo vissuto nel frattempo: da una parte c’è stata una mezza rivoluzione, dall’altra tutto è scivolato via in fretta. Con relativa tranquillità. Lavoro, solo lavoro. Progettualità a lungo termine. Tutte cose che pagano, lo sappiamo anche noi. L’abbiamo imparato, però tra una valle di lacrime.

Il Napoli e il Liverpool devono incassare per crescere. Rispetto alla Juventus o al Barcellona, ovviamente. È inevitabile, funziona così, tra l’altro i Reds sono un club ricchissimo, non avrebbero bisogno di vendere eppure devono farlo. Non si scappa, non si sfugge. Ci si può organizzare, nel frattempo, per continuare a lavorare. Per provare a vincere, senza piangere. È il miglior modo perché le cose possano avvenire.

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