L’addio di Sarri al Napoli è possibile ma è un’operazione costosa

I rapporti con De Laurentiis sono quelli che sono, entrambi si direbbero addio senza lacrime. Ma serve un club che, tra clasuole e ingaggio, investa quaranta milioni

L’addio di Sarri al Napoli è possibile ma è un’operazione costosa

Una sola direzione

Il festival delle indiscrezioni di mercato che ormai caratterizza i media intorno al Napoli viaggia su due binari paralleli: calciatori e allenatore. Ovvero: via Sarri, dentro un nuovo progetto. Il campo e la panchina, il campo dalla panchina. Conte, Benitez, Ancelotti.

Giusto, per carità, tutto sembra andare in un’unica direzione: dopo un triennio di questa portata, Sarri desidera andar via e De Laurentiis non sembra così scontento di voltare pagina. Le intenzioni dei due contendenti sembrano chiare, palesi, il (quasi) silenzio del Napoli dopo il crollo delle quotazioni-scudetto è emblematico di un rapporto in via di esaurimento. Idem per le dichiarazioni di Sarri sul futuro, sempre sibilline.

Quindi, partiamo anche noi da questo presupposto: Sarri aspetta di avere l’occasione buona, giusta, per lasciare Napoli; De Laurentiis è pronto ad avviare una nuova fase del progetto. Se però provassimo ad andare oltre questa base di partenza, scopriremmo un mondo leggermente più complesso. Ovvero: manca il terzo lato di questo triangolo. Chi o cosa sancisce l’addio di Sarri al Napoli? Un nuovo club, un esonero, una rescissione consensuale, o una improbabile lettera di dimissioni? Ecco, come al solito: tra il pensare, il dire e il fare c’è sempre una certa distanza.

Quanto costa Sarri

Dare per scontato l’addio di Sarri è esagerato, non fosse altro che per il costo elevato dell’operazione. Otto milioni di clausola, più un contratto almeno triennale e almeno da cinque milioni l’anno. Ovvero, un investimento iniziale tra i 35 e i 38 milioni di euro lordi. Più il mercato. Più, nel caso del Chelsea, con la penale per l’esonero di Conte – della situazione in casa Blues ha scritto Tuttosport qualche giorno fa. Per altri club la situazione sarebbe mancante solo dell’ultimo punto, ma per “un” Milan ci sarebbe da cancellare il rinnovo recente di Gattuso. Per l’Arsenal, invece, via libera. Ma comunque si parte da una somma vicina ai 40 milioni di euro.

Stessa situazione dall’altra parte: in caso di dimissioni, Sarri dovrebbe pagare una penale. Allo stesso tempo, De Laurentiis non può permettersi un esonero, soprattutto dal punto di vista dell’immagine. Strappare il contratto del tecnico che ha riscritto tutti i record del club, pur senza trofei, sarebbe un autogol incredibile nei confronti della tifoseria e del sistema mediatico.

L’attesa

Quindi, sembra non esserci via d’uscita. O, quantomeno, il rompicapo non è così semplice da risolvere. A meno che Abramovich non abbia già deciso, investimento da 60 milioni su questo cambio in panchina e arrivederci. Possibile, certo, conoscendo l’impulsività del magnate russo. Allo stesso modo, però, un Chelsea praticamente senza Champions League sarebbe più difficile da ricostruire.

E cambierebbe lo scenario dello stesso Sarri che ha una legittima ambizione di progredire rispetto al suo eccezionale triennio a Napoli. Ovvero: ok lo stipendio più alto, ma è anche una questione di possibilità concrete di vittoria. Nel caso in cui il Chelsea – un top club con prospettive realistiche di crescita – decidesse di non prendere Sarri, al tecnico azzurro rimarrebbero soluzioni di ripiego. Lo Zenit orfano di Mancini, eventualmente il Monaco. Insomma, niente di più rispetto al Napoli. Anzi, qualcosa di meno. Quindi, ora siamo in fase d’attesa. L’attesa, in questo caso, è una condizione che ha una finestra aperta sull’addio. Solo che il salto, in questo momento, è nel vuoto. Vedremo se qualcosa cambierà, e fino a che punto, nelle prossime settimane.

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