Le correzioni del Napoli di Sarri

Napoli-Chievo, l’analisi tattica: la squadra di Sarri non riesce più ad essere efficace e a gestire il gioco, Milik offre sbocchi alternativi ad un sistema che paga la condizione non brillante degli attaccanti.

Le correzioni del Napoli di Sarri

Il Napoli della gestione

Per tutta la prima parte di stagione, abbiamo apprezzato la svolta funzionale del Napoli: la squadra di Sarri era evoluta e progredita in senso assoluto, fino ad arrivare alla vittoria della singola partita attraverso la gestione del pallone e dei ritmi di gioco. Il tutto, senza modificare i suoi principi. Anzi, quasi limitando il consumo energetico, privilegiando un piano gara che alternasse momenti di grande pressione ad altri meno intensi.

Ecco, questo Napoli non esiste più. Semplicemente perché è arrivato il periodo di calo dei calciatori migliori, quelli che servono a concretizzare la mole di gioco prodotta dalla squadra. È un dato che emerge chiaro, chiarissimo, da Napoli-Chievo: la squadra di Sarri ha tentato 33 volte la conclusione verso la porta di Sorrentino. Nel primo tempo, una sola occasione realmente degna di nota (il tiro di Callejon a pochi centimetri dalla linea di porta), e 11 tiri; nella ripresa, 22 tentativi e due reti segnate. Sotto, la mappa dei tiri azzurri.

A sinistra il primo tempo, a destra il secondo

Cosa vogliamo dire, riportando questi numeri: il Napoli visto ieri è una squadra che non riesce più a capitalizzare le occasioni che costruisce. Che restano tante, anche nei momenti a bassa intensità (come il primo tempo di ieri). Ma necessitano sempre e comunque di una certa precisione e pulizia nelle giocate, un parametro che viene pregiudicato da condizioni fisiche e mentali di appannamento. Quelle, per esempio, in cui versa Dries Mertens.

Di conseguenza, la squadra di Sarri è costretta ad alzare il ritmo del suo gioco per trovare la rete. Nel secondo tempo di ieri, soprattutto dopo il vantaggio del Chievo (un puro infortunio tecnico all’interno di una partita difensiva perfetta: 4 tiri concessi al Chievo in 90′), si è consumato un vero e proprio assedio alla porta di Sorrentino. Hanno segnato Milik e Diawara, due calciatori “di riserva”. Dal punto di vista emotivo è sicuramente un indicatore rispetto alla condizione del Napoli. Ma, come ha spiegato Sarri nel postpartita, il suo lavoro è quello dell’allenatore, non del tifoso o del giornalista. E l’allenatore si basa su giudizi più profondi rispetto a quelli che noi possiamo evidenziare all’interno di 90′ di gioco.

Detto questo, però, va comunque sottolineato l’aspetto differenziale tra il Napoli senza Milik e il Napoli con Milik. Una breve digressione per capire il senso di “alternativa tattica” andando oltre alla semplice combinazione numerica tra 4-3-3 e 4-2-3-1.

Il Chievo limita il Napoli

Il Napoli della gestione, quello che ha condotto il campionato fino al match contro la Roma, era una squadra efficace seppur codificata. Ovvero, riusciva a concretizzare il lavoro di costruzione in fase offensiva, nonostante la ridondanza della sua manovra offensiva. E nonostante le contromisure sempre più arcigne dei tecnici avversari. Ieri, Maran e il Chievo hanno mostrato una nuova evoluzione delle teorie e tecniche difensive applicate al Napoli: nessuna parvenza di pressing, semplicemente una squadra divisa in due blocchi a protezione della propria area di rigore. Fin dai primissimi minuti. Il baricentro medio della squadra di Maran, al 90esimo, è di 37 metri.

Siamo al 14esimo minuto, il Chievo è già tutto all’interno della sua metà campo. Abbiamo evidenziato due calciatori-chiave nello scacchiere di Maran. Il primo, al centro, è Giaccherini: teoricamente è l’esterno sinistro d’attacco, ma anche lui è “risucchiato” dal sovraccarico sul lato destro. Il secondo, in alto a destra, è Bastien: la mezzala del Chievo dovrebbe occupare lo slot di centrodestra, invece è praticamente un terzino aggiunto, sempre per sbilanciare la fase difensiva dal lato più creativo della squadra di Sarri. Infine, con il cerchio azzurro in basso, abbiamo voluto mostrare lo spazio lasciato volutamente dal Chievo sull’altro versante.

L’unico accorgimento “tattico” del tecnico del Chievo rispetto alla costruzione del suo fortino attraverso lo schema 4-5-1 è stato il sovraccarico sul lato difensivo destro. È una scelta che si percepisce anche dal frame di sopra. Il Napoli “stanco” di questo periodo è una squadra ancora più prevedibile rispetto al solito. Quindi, l’idea di ingolfare lo schieramento di calciatori nel lato forte della costruzione della squadra di Sarri serve a limitare ancor di più la sua cifra creativa. Sotto, lo schieramento medio dei calciatori gialloblu accanto a quello del Napoli.

Il Napoli con Milik (ma anche a ritmi alti)

Quando nella ripresa il Napoli ha alzato i ritmi, il Chievo ha concesso di più (a cominciare dall’occasione del calcio di rigore). Inevitabile, solo che però – come spiegato sopra – il Napoli vive un periodo difficile nella fase conclusiva del suo gioco. L’ingresso di Milik non ha modificato molto questo aspetto, ma ha aiutato nella misura in cui ha offerto sviluppi offensivi alternativi in un periodo di grande intensità nella fase d’attacco.

È una questione di numeri, più che di suggestioni: il centravanti polacco, nei suoi 27 minuti in campo, ha tirato due volte verso la porta di Sorrentino. Solo che ha offerto a Insigne l’opportunità di pensare e realizzare un assist diverso rispetto a quelli utilizzati per servire Mertens o Callejon, e che erano stati letti in maniera perfetta dalla difesa del Chievo – salvo rarissime eccezioni. È un discorso puramente fisico: il pallone giocato da Lorenzo in area poteva trovare la testa di Milik, non quella di due calciatori che non arrivano ai 180 centimetri di altezza.

Ecco, questo è il punto che va sottolineato. Più che il “passaggio al 4-2-3-1”, che di fatto non può cambiare il modo di giocare di dieci calciatori – dopo due anni di lavoro, e per di più a partita ed “emergenza” in corso -, Milik è stato e potrà essere fondamentale per dare al gioco di Sarri sbocchi diversi dopo la prima costruzione. Soprattutto se la forma di Mertens dovesse continuare ad essere così scadente.

Insigne

Chiudiamo parlando di Insigne. Ieri, il numero 24 azzurro ha giocato una partita a tre facce. Pessima dal punto di vista delle conclusioni (10 tiri di cui solo 4 nello specchio della porta), non eccezionale dal punto di vista delle scelte in alcuni momenti caldi (è il punto di cui sopra: la pulizia delle giocate che diminuisce in condizioni fisiche o mentali complesse), ma letteralmente mostruosa in fase creativa. Per lui, ieri, 10 occasioni create con 9 passaggi chiave e l’assist meraviglioso per il gol di Milik. Douglas Costa, tanto per fare un nome, tocca quota 40 chance costruite in 24 partite.

Torniamo al punto di partenza: dal nostro punto di vista, Sarri ha (e dovrebbe sfruttare) la possibilità di lavorare su delle alternative che permettano di superare il momento difficile in zona-gol. Milik, per valore assoluto e portfolio tecnico, rappresenta perfettamente questo partito della novità. Allo stesso modo, però, il tecnico del Napoli deve tenere in mano i fili dell’equilibrio di squadra costruito nel tempo, basato su uomini di grande qualità che però ora vivono un periodo di scarsa condizione. Ma che restano in grado di risolvere la partita, vedi Lorenzo Insigne con un assist delizioso. Più che su una rivoluzione, Sarri dovrà riuscire a lavorare sull’integrazione tra il vecchio e il nuovo Napoli. Una differenza sottile ma sostanziale, da cui passa buona parte di questo finale di stagione.

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