Insigne e Jorginho in Nazionale aiutano a comprendere i meriti di Sarri

La partita di ieri sera è stata negativa, ma è anche una questione di contesto: Jorginho e Insigne non sono fuoriclasse risolutivi, ma nel Napoli rendono bene perché hanno un contesto ritagliato sulle loro possibilità.

Insigne e Jorginho in Nazionale aiutano a comprendere i meriti di Sarri

Bocciature

Pioggia di voti bassi, sui quotidiani, per Insigne e Jorginho versione Argentina-Italia. Nessuno dei due è andato oltre al 5, tra Gazzetta, CorsportCorsera Repubblica. Ne abbiamo scritto qui, stamattina, e ci sembrano dei voti giusti e giustificati. Nel senso: sia il centromediano originario del Brasile che il talento di Frattamaggiore hanno vissuto una partita negativa, segnata da episodi negativi. Insigne ha sbagliato un gol abbastanza facile, Jorginho ha perso il pallone che ha portato al gol di Lanzini. Un’analisi circoscritta della loro partita non può portare a valutazioni positive.

Ovviamente, però, il calcio si esprime in 90 minuti dopo che è stato preparato per 90mila minuti. Ed è anche poco, perché è una questione di struttura e sovrastruttura, ovvero di progetto tattico e di costruzione della squadra (in questo caso federale). Joginho e Insigne hanno disputato una brutta partita perché sono fuori dal contesto di gioco e di idee di questa Nazionale. Mentre sono addentro a quello del Napoli, si esprimono al meglio con Sarri e i loro compagni, lo dicono i numeri e le classifiche (del campionato e del rendimento individuale).

La verità nel mezzo

Come dire: riconosciamo che Insigne e Jorginho non hanno caratura e forza per permettere a questa Italia di battere questa Argentina, di non essere campioni in grado di sostenere una nazionale. Allo stesso tempo, però, non possiamo dimenticare che tutto quello che ieri sera ha ruotato intorno a Jorginho e Insigne è molto diverso rispetto alle loro abitudini. La verità, dunque, sta nel mezzo: parliamo di due ottimi giocatori, che vengono esaltati all’interno di un sistema costruito attorno a loro e alle caratteristiche di calciatori che si adattano benissimo a un certo tipo di calcio. Un sistema che non può essere copincollato alla Nazionale, per ovvi motivi: i calciatori sono diversi.

Ora è ovvio che i calciatori migliori e più forti sono quelli in grado di incidere al di là del contesto in cui si trovano meglio (anche se parte della parabola di Messi smentisce questo assunto). Ma è vero pure che la forza di una squadra sta nel suo progetto, nel meglio della propria espressione. L’Italia di ieri sera, per dirla in maniera semplice, schierava Parolo al posto di Allan; Verratti al posto di Hamsik; Immobile al posto di Mertens; Chiesa al posto di Callejon. Per non parlare di Buffon, Bonucci e il resto della difesa. Pretendere che questa squadra giochi come il Napoli è pura follia, e non è un discorso di valore assoluto ma di caratteristiche dei calciatori. Quindi, Insigne e Jorginho non hanno potuto esprimersi come fanno quando possono interagire con compagni che conoscono, e che sono mentalizzati su un certo tipo di gioco.

Sarri

Qui entra in gioco la bravura di Maurizio Sarri. Il tecnico del Napoli è un uomo di campo di grande qualità, proprio perché riesce a spremere il meglio dai suoi calciatori attraverso il suo sistema di gioco. Che, a sua volta, è basato sulle qualità degli uomini a disposizione. È un’altra dimostrazione rispetto all’assurdità delle teorie sul bel gioco/gioco per vincere. Il Napoli gioca così perché si può permettere questo, per qualità fisiche e tecniche dei suoi calciatori. Ecco che allora Jorginho e Insigne, calciatori di qualità altissima ma non eccellente (in una scala da 0 a Messi, che vale 10, possiamo posizionare entrambi tra il 7 e l’8), rendono benissimo. A volte, anche oltre le loro potenzialità. Stessa cosa, se vogliamo, per Marco Verratti. E per Ciro Immobile, 24 gol in 26 presenze in questo campionato.

Per Jorginho e Insigne, tutto cambierebbe se cambiassero i compagni. E in Nazionale, infatti, la situazione cambia. Se Antonio Conte, uno dei migliori allenatori italiani, non schierava Insigne titolare, era perché c’era una motivazione valida. Ovvero: sfrutto le caratteristiche degli altri calciatori, e provo a fare risultato con un certo gioco. Ci è riuscito, fino a dove la qualità del suo gruppo ha avuto la forza di incidere. Forse anche oltre, considerando che ad Euro 2016 la Germania eliminò l’Italia solo ai rigori.

Il mondo intero si è scagliato contro Ventura, data l’assenza di Insigne e Jorginho, perché gli uomini scelti al loro posto, e quindi il calcio praticato dalla Nazionale, non ha portato risultati. Ora toccherà a Di Biagio, o al suo eventuale successore, capire come costruire la nuova Italia. Il talento di Jorginho e Insigne vale un cambio di pensiero tecnico/tattico e quindi la costruzione di un organico e un gioco nuovo, in grado di esaltarli? Da qui bisognerà partire, tra realismo e buon senso.

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