Panatta parla di felicità, non di tennis: “Borg era felice? Alcaraz lo è?”

Al Corsera: "Alcaraz ha barattato il rischio di qualche sconfitta in più con la libertà. Io ero come lui. Oggi il tennis ti consuma, è tutto estremizzato"

Panatta parla di felicità, non di tennis: “Borg era felice? Alcaraz lo è?”

Italian tennis legend Adriano Panatta guest of tv program "Quelli Che Il Calcio" , broadcast on air all Sunday on Rai 2, channel of italian public tv in Milan, Italy, on 10 February 2019. (Photo by Andrea Diodato/NurPhoto) (Photo by Andrea Diodato / NurPhoto / NurPhoto via AFP)

1976-2026. Cinquant’anni dopo, un italiano può vincere gli Internazionali d’Italia di tennis al Foro Italico. E quell’italiano può essere ovviamente Jannik Sinner. L’uomo che vinse cinquant’anni fa è, altrettanto ovviamente, Adriano Panatta. Un marziano nel mondo dello sport, un signore appagato dalla vita che parla più di felicità che di tennis. Che da decenni prova a spiegare che la sua vita non sarebbe cambiata se avesse vinto qualcosa in più. Che prova sempre a parlare di benessere. E che osserva con disincanto e distacco il tennis di oggi che lui considera robotico e poco affascinante anche se non lo dice mai in maniera netta.

Panatta come Habemus Papam il film di Nanni Moretti

Si limita a dire che:

“È un tennis dispendioso, molto fisico: si fanno facilmente male. È tutto estremizzato, anche lo sforzo. Alle racchette di legno e all’impugnatura continental, che permetteva un gesto più morbido, non si torna più. Adesso si consumano come candele”.

Al Corriere della Sera dice una frase che ricorda “Habemus Papam” il film di Nanni Moretti sul Papa che vuole ritirarsi. La prima frase è: “Non possiamo fare finta che il 1976 non sia mai esistito?”.

Panatta deve sentire una certa affinità con Alcaraz. Non solo per il gioco, anche per quel che lo spagnolo sta vivendo.

“Carlos mi ha colpito quando ha detto che, senza Ferrero, finalmente può prendere decisioni. Evidentemente lo soffriva. Ha barattato il rischio di qualche sconfitta in più con la libertà. Io sono come lui. Però definire Sinner meccanico è ingeneroso. Io ammiro la sua voglia di migliorarsi: ogni giorno, si dedica a colmare le lacune. È raro, mi creda: di solito si allenano le cose che già si sanno fare bene. Jannik no”.

Adriano si rivede in Alcaraz

Parla dell’insofferenza di Alcaraz.

“Alcaraz a Montecarlo l’ho visto insofferente. Ferrero aveva pensato per Carlos la perfezione ma gli stava stretta e lui si è ribellato. Borg era felice
quando vinceva a ripetizione a Parigi e Wimbledon? Boh. Io so che ha smesso a 26 anni. Cosa gli consiglierei? Di essere felice. A Montecarlo non lo era. Forse sta crescendo”.

Panatta è una rarità nel mondo dello sport. Ha sempre rifiutato l’ossessione. Giocava e si divertiva, non sempre. Il suo era un gioco spettacolare. Si allenava, non è vero che non si allenava. Ma faceva anche altro, non aveva il pensiero fisso. Viveva. Lui questa scelta di vita la difende ancora oggi con le unghie e con i denti. Non è un caso che sforni banalità molto di rado.

Il Napolista è un giornale on-line di opinione, nato nel 2010, che si occupa prevalentemente di calcio e di analizzare quel che avviene dentro e soprattutto attorno al Napoli.

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