Come gioca il Lipsia: l’elogio del pressing, i giovani e il talento

Appunti tattici sul RB Leipzig di Hasenhüttl: principi di gioco vicini alla scuola tedesca contemporanea, ricerca della transizione e la qualità di Timo Werner, simbolo della politica del club.

Come gioca il Lipsia: l’elogio del pressing, i giovani e il talento

Progetto

Quando abbiamo “presentato” per la prima volta il Lipsia, poco dopo il sorteggio, abbiamo scritto un articolo secondo due direttrici parallele eppure concatenate: il progetto “socio-economico” del club, e i significati tattici veicolati ai calciatori e al tecnico Ralph Hasenhüttl. Secondo l’idea di un programma organico, il RB Leipzig (nome originale) sta in campo secondo i giocatori che acquista, quindi che può permettersi. Giovani di talento, che corrono tanto e cercano di sviluppare il proprio talento. I nomi non sono (ancora) riconoscibili per la platea di “appassionati e basta”, ma rimandano a promesse giovanili potenzialmente assolute: Dayot Upamecano, Lukas Klostermann, Naby Keita, Jean-Kévin Augustin, Timo Werner.

Insomma, parliamo di veri e propri wonderkid col futuro ancora tutto da scrivere. In campo, questo frullato di talento grezzo si muove nell’unico modo in cui può muoversi una squadra così giovane: con la forza del fisico, dell’entusiasmo, quasi della spensieratezza tattica. Il gioco di Hasenhüttl cerca di mettere in pratica i principi tipici della scuola tedesca contemporanea. Pressing asfissiante, densità in zona palla, per organizzare transizioni rapide e di qualità.

Le transizioni del Lipsia

Parlare di Gegenpressing, vedendo giocare il Lipsia, è una tentazione forte. Che, come per ogni squadra che lavora per principi di gioco, prescinde dalla scelta del modulo. Nelle ultime partite, Hasenhüttl ha alternato un classico 4-4-2 con un 4-3-3 più coperto, in modo da schierare due interni accanto al regista Kampl.

Questa è stata una scelta anche un po’ forzata dalla lunga assenza di Forsberg, probabilmente il calciatore con maggiore qualità nella rosa del Lipsia. Lo svedese viene schierato come esterno di sinistra, indifferentemente nel centrocampo a quattro come nell’attacco a tre. Il suo gioco consiste nel portare palla nel campo con il piede migliore (il destro), in modo da creare superiorità numerica e cercare lo spazio per la giocata finale, assist o conclusione che sia. Ovviamente, il contesto intorno a lui è molto diverso rispetto a quello costruito sulle qualità di Insigne, parliamo di una squadra verticale, diretta, di un calcio completamente diverso rispetto a quello praticato dal Napoli, soprattutto in fase offensiva.

Per capire la differenza tra le due squadre, basta un dato semplice: il rapporto tra tiri e passaggi effettuati. Il Lipsia tenta una conclusione ogni 32 appoggi. Per i ragazzi di Sarri, questa quota si alza fino a 41. Si tratta di statistiche significative, anche perché servono a scremare altri numeri: il Lipsia, infatti, tiene il possesso palla per il 54% delle sue partite, la terza quota di Bundes. È una squadra di qualità, ma gestisce la propria manovra in maniera completamente diversa rispetto al Napoli. Due modi di interpretare il gioco in fase attiva.

Calciatori

A differenza del Napoli, i tedeschi dovrebbero arrivare al San Paolo con la miglior formazione possibile. O meglio: con la formazione possibile in base ad assenze e infortuni del momento. Ademola Lookmanper esempio, si è trasferito nell’ex Germania Est in prestito dall’Everton ma non sarà a disposizione di Hasenhüttl (ha già giocato in Europa League con l’Everton). Proprio Forsberg, per esempio, sarà recuperato solo per la panchina. Quindi, probabile schieramento a due punte con il gioiellino Werner (ne parleremo tra poco) e Poulsen, oppure Augustin, con doble pivote composto da Keita e Kampl. Proprio quest’ultimo, ex Bayer Leverkusen, rappresenta un piccolo grande segnale rispetto alla forza del Lipsia, capace di arrivare in Bundes e attaccare subito gli equilibri storici del calcio tedesco, fino ad acquistare un calciatore da una big storica.

Come detto, ultimo spazio del nostro pezzo dedicato alla stella della squadra. Parliamo di Timo Werner, 22enne (a marzo) attaccante non solo del Lipsia, ma anche della nazionale tedesca. Sì, esatto: rispetto all’Italia, la soglia dei “giovani” tedeschi è decisamente più bassa. Tanto che Werner conta già 161 presenze e 49 gol in tutte le competizioni (sempre con club di Bundesliga) e 7 gol in 10 partite con la Germania. Insomma, un mostro di bravura e precocità, una macchina supersonica in grado di finalizzare in tutti i modi possibili le azioni di ripartenza su cui è fondato il gioco della sua squadra.

Come gioca Timo Werner

Werner è un calciatore di grande qualità. È in grado di giocare il pallone con entrambi i piedi, di duettare con i compagni come di cercare la porta in azione solitaria. A differenza degli attaccanti “contropiedisti” di una volta, riesce ad alternare il gioco sulla linea dell’offside con una conduzione pulita del pallone, in tutte le fasi della manovra. In uno scouting report su Outsideoftheboot, viene definito come «un perfetto creatore del caos, riesce a disorganizzare qualsiasi tipo di sistema difensivo con e senza palla. È uno dei talenti più promettenti del panorama europeo». La prima frase andrebbe bene anche per descrivere l’intero Lipsia. Sarà divertente vederlo alle prese con il Napoli, uno dei dispositivi di gioco più codificati del calcio contemporaneo.

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