In Italia fino a che età un calciatore è considerato giovane?

Il caso Verdi, ma anche tutto il contesto mediatico e narrativo intorno a calciatori “giovani” come Dybala, Rugani, Insigne.

In Italia fino a che età un calciatore è considerato giovane?

Il caso di Simone Verdi

In questi giorni semi-apocalittici per il mercato del Napoli, causa gran rifiuto di Simone Verdi, si sono lette un po’ di cose che non hanno fondamento storico-sportivo. Partiamo proprio da lui, da Verdi. Che, nell’intervista a Sky Sport in cui ha annunciato il suo no al Napoli, utilizza ripetutamente la locuzione «progetto di crescita». Il ragazzo compirà 26 anni a luglio. Tra quattro anni sarà considerato un calciatore vecchio, in ogni caso non sarà più appetibile per un trasferimento di grossa portata. Il caso di Dries Mertens è emblematico, in questo senso: nell’ultimo anno si è affermato come uno dei migliori attaccanti d’Europa eppure ha una clausola rescissoria di 28 milioni. Auguriamo pure a Simone Verdi di fare la stessa strada, ma disegnare una stagione da 34 gol a 30 anni non è da tutti. Come dire: qualcosa non torna nella percezione di Verdi rispetto al suo status e alla sua età.

Ovviamente, non è colpa di Simone Verdi, quanto del contesto mediatico intorno al calcio italiano. Basta rileggere l’intervista rilasciata questa mattina dal presidente dell’Atalanta Antonino Percassi al Corsera. Questo passaggio qui è significativo: «La Nazionale del futuro godrà di 4-5 innesti nuovi, tipo Bernardeschi, Chiesa, Verdi». Ovviamente, solo Chiesa ha un’età veramente giovane, tre mesi fa ha compiuto vent’anni. Di Verdi abbiamo detto, Bernardeschi va per i 24.

Insomma, il problema è culturale. Se il presidente del club con il miglior vivaio in Italia considera giovani per il futuro calciatori di 24 anni, vuol dire che non abbiamo una giusta cognizione dell’età calcistica moderna. È il fondamento storico-sportivo di cui sopra: tutto il mondo calcistico va in un’altra direzione.

Tra campo e narrativa

In realtà, il problema non sarebbe nemmeno così grave come si pensa. La Serie A, per utilizzo di calciatori giovani, non è molto lontana dalle altre leghe europee. Gli Under 23 con più di 900′ in stagione sono 37. La stessa quota della Premier League, leggermente più bassa rispetto a quella della Liga (41). Solo la Bundesliga è lontanissima (56).

È già un segnale rispetto a un cambiamento in corso, almeno per quanto riguarda le scelte degli allenatori. La cosa cambia se abbassiamo la quota dell’età e verifichiamo i dati degli Under 21 sopra i 900′ in campo (11 per la Serie A, 16 per la Liga, 18 per la Premier, 28 per la Bundes), e qui sta il vero nocciolo del problema. Il nostro campionato, rispetto alle altre leghe più importanti, alza troppo l’asticella narrativa del giovane. Il calciatore italiano o lo straniero che giocano in Italia sono giovani fino a 24-25 anni.

È un discorso che coinvolge tutti, nessuno è immune da questo morbo. Dybala è «un ragazzo che deve crescere» mentre va per i 25, alla sua età Lionel Messi (a cui spesso è stato accostato) aveva già vinto per due volte la Champions League; Daniele Rugani, Piotr Zielinski e Elseid Hysaj sono tutti nati nel 1994, e sono ancora percepiti come giovani da formare, da smaliziare, tatticamente e fisicamente. Paul Pogba, nel frattempo, è diventato il calciatore più pagato di tutti i tempi per un anno intero, fino al colpo-Neymar. Ed è nato nel 1993.

Una sola eccezione

Potremmo andare avanti per ore, a fare raffronti. Chiudiamo con l’ultimo, che ci ha riguardato da vicino: a novembre scorso, l’Italia è stata incerta sull’affidarsi a un talento ancora acerbo come Insigne per il playoff con la Svezia. Il punto, ovviamente, non sta nella forza di Insigne, quando nella definizione di “acerbo”. Insigne è del 1991, compirà 27 anni tra pochi mesi. A questa età, nel calcio, non sei acerbo. Sei forte, o non lo sei. Saremmo stati molto più contenti se Ventura avesse detto: «No, per me non ha le qualità per essere un leader». Una presa di posizione coerente con l’andamento del calcio vero, quello del campo, non quello della retorica sull’esperienza che ti fa vincere le partite. Può aiutare, ma conta soprattutto la forza. Quella non ha età.

Questo concetto è spiegato benissimo dal racconto del calciatore-eccezione, qui in Italia. Ovvero Gigio Donnarumma, classe 1999 e da due stagioni e mezzo titolare nel Milan. Un mostro, per qualità e prospettive di crescita. Ecco,  lui rompe gli argini e rovescia lo status quo. Quello che non riusciamo a spiegarci è: perché solo lui? Squadre come Bologna, Cagliari, Torino e Chievo non hanno un 18enne-19enne in più da poter schierare e valorizzare? Un calciatore che, magari, possa fare meglio di Palacio, Padoin, Molinaro, Sorrentino. Non abbiamo scelto nomi a caso, ma abbiamo pescato tra i calciatori Over 32 di Serie A con più di 900 minuti di gioco. Questa lista è composta da 35 calciatori.

Pellegri

L’ultimo nome che vogliamo fare per chiarire il concetto è quello di Pietro Pellegri, classe 2001. Esordi scintillanti in Serie A e poi 20′ in campo da novembre ad oggi. Dario Ballardini, tecnico del Genoa, ha schierato i seguenti calciatori in attacco nelle ultime cinque giornate di campionato: Lapadula, Pandev, Taarabt. Età media: 29.6. Gol segnati da questi calciatori: uno, da Lapadula. Su calcio di rigore.

Secondo voi, con Pellegri in campo per almeno una di queste cinque partite, rendimento e risultati sarebbero stato molto diversi? This is Italy.

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