Il Napoli si prepara a tornare in campo, il luogo in cui primeggia

Atalanta-Napoli, l’occasione per ripartire e la metafora del Triathlon: il Napoli corre alla grande, pedala abbastanza bene, deve imparare a nuotare meglio. Il campo, il mercato, la comunicazione.

Il Napoli si prepara a tornare in campo, il luogo in cui primeggia

L’Atalanta e il Triathlon

Sembra quasi uno scherzo del destino. Dopo la sosta e dopo l’oscura vicenda-Verdi, il Napoli è atteso dall’Atalanta. Proprio dall’Atalanta, ovvero una sorta di spauracchio tattico e mentale. Come dire: è una possibilità, l’ennesima, probabilmente la migliore, per certificare la vera grande eccellenza di questo club: la parte finale della sua filiera produttiva, il campo, i risultati.

Per capire cosa intendiamo, facciamo l’esempio nobile del Triathlon, ovvero uno sport composito in tre specialità consecutive (nuoto, ciclismo e corsa). È una metafora pienamente calzante, soprattutto se intendiamo il calcio come una sommatoria di diverse componenti, che interagiscono pur sviluppandosi su rette parallele.

Tre velocità

Il Napoli di questi ultimi tre anni è una squadra che gioca benissimo, che ottiene risultati mai visti nella sua storia per continuità, regolarità, puro peso numerico. Ha un progetto tecnico chiaro, definito, alimentato da un mercato gestito secondo una politica diventata mista. Ovvero: mantenimento di un gruppo ormai storico di altissimo livello, e tentativi di integrazioni attraverso operazioni di prospettiva, oppure con calciatori già pronti ma economicamente sostenibili. Come tutte le aziende del mondo, non tutte le scelte sono state positive. Ma la programmazione è percettibile, in senso positivo.

Il primo posto in classifica non è frutto del caso, quanto di una progettazione avviata nell’estate 2013 e poi sostenuta (tra alti e bassi) nelle sessioni di trasferimento successive. Nella nostra lettura della situazione, il Napoli ha una velocità diversa sul mercato rispetto a quella del campo. È un discorso di potenzialità economiche, di contingenze, è un paradosso: la rosa a disposizione di Sarri è più forte rispetto allo status finanziario del club sul mercato. Anche per questo abbiamo criticato il rallentamento sul fronte dell’internazionalizzazione, il fatto che si guardi maggiormente a calciatori di Serie A, e meno all’Europa e al Mondo. Infine, c’è una terza velocità (che in realtà è una lentezza): quella della comunicazione, anzi dell’intesa comunicativa tra le varie parti. Il Napoli, per esempio, ha gestito malissimo non tanto la trattativa-Verdi, quanto il suo racconto. E spesso vive sull’onda di malintesi e malesseri interni, ma palesi. 

Torniamo al Triathlon: il Napoli è come se fosse un atleta fantastico nella corsa, bravo ma non brillante nel ciclismo, deve migliorare nel nuoto. Può vincere, recuperando tutto il tempo perduto nell’ultima parte di gara. Ed è di questo che vogliamo parlare, ora.

Primeggiare

Il Napoli eccelle sul campo da gioco. Anzi, primeggia. È in testa al campionato di Serie A, sopravanza di un punto una squadra che, appena 18 mesi fa, è venuta a Castel Volturno e si è presa di forza il miglior calciatore. Chi parla di miracolo sbaglia, perché si tratta di lavoro. Benitez e Bigon e De Laurentiis, poi Sarri e Giuntoli e De Laurentiis. Le posizioni non sono casuali, vanno in ordine di importanza. Il Napoli che comanda il campionato con autorità e consapevolezza è una squadra assemblata da professionisti competenti, identificata oggi con il marchio riconoscibile di un grande allenatore. De Laurentiis ha una sua influenza, indica la direzione progettuale, ispira la condotta economico-sportiva. Riconoscergli meriti vicino allo zero, nella costruzione di questa realtà calcistica e imprenditoriale, vuol dire non essere pienamente calati nella realtà.

Non è un caso che la mancanza di partite e gioco da commentare abbia riacceso le polemiche intorno al Napoli. Pensiamoci, pensateci: quando la squadra di Sarri va in campo, deve succedere qualcosa perché si possa essere delusi, arrabbiati, amareggiati. Sconfitte gravi o pareggi inattesi, tutta roba ridotta al minimo indispensabile. Appena si esce dal campo, la situazione cambia. Il club diventa perfettibile sul mercato e assolutamente rivedibile nella comunicazione e nella rappresentazione di sé. Sintomo di una gestione che non può essere giudicata in maniera categoricamente negativa, anzi è in attivo rispetto all’obiettivo finale – quello dei risultati sportivi -, ma che per altri reparti è da sistemare. Puntare all’eccellenza è un obiettivo costoso, richiede la perfezione.

Può bastare (?)

A questo punto, la domanda è semplice: qual è la relazione di incidenza e influenza tra le tre velocità? Nel senso: al Napoli può e potrà bastare la sua forza di campo per arrivare primo, per vincere la gara? Parliamo ovviamente dello scudetto, oppure magari di una vittoria in Europa League. La sensazione è che la squadra sia forte proprio perché non si lascia distrarre dal contesto, perché riesce ad isolarsi e a rappresentare in maniera compiuta la sua forza. Che possa farcela anche in questa situazione particolare, in cui l’asset principale sta nei giocatori e nella loro qualità. Come dire: il Napoli è in testa alla corsa, e può pensare di terminare la corsa in questa posizione, nonostante la quantità e i tipi di spinte che arrivano dall’esterno potrebbe essere migliore, e superiore.

Allo stesso modo, però, sarebbe importante iniziare a pensare a modi alternativi di costruire questi aiuti, queste strutture di supporto. Un mercato che sia eccellente, pur rimanendo all’interno di una contestualizzazione economica e situazionale. Una comunicazione che non alimenti critiche, o situazioni scomode. Il Napoli corre alla grande, forse come nessuno. Pedala abbastanza bene, ma può crescere. Deve imparare a nuotare meglio. Il Triathlon è una metafora perfetta, per descrivere questa squadra, questo progetto. Del resto, è il senso dell’esistenza: migliorarsi sempre, tendere alla perfezione. Si vince così. Nel Triahtlon, nel calcio, nella vita.

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