L’ex arbitro Marelli e i falli di mano: «Benatia a Bergamo non punibile, come Koulibaly»

Dopo Atalanta-Juventus, nuove discussioni sul rigore fischiato all’Atalanta. La mano di Benatia, secondo Marelli, non è molto diversa da quella di Koulibaly. È un’occasione per ripassare il regolamento (e il protocollo Var).

L’ex arbitro Marelli e i falli di mano: «Benatia a Bergamo non punibile, come Koulibaly»

Due episodi simili

Luca Marelli, ex arbitro e ormai vero e proprio “divulgatore web” del regolamento calcistico, spiega (di nuovo) il regolamento. Come sua abitudine. Questa volta, al centro del post sul suo blog, c’è il fallo di mano. Dopo Atalanta-Juventus, partita di Coppa Italia, si è tornato a parlare di questo caso particolare, anche (ovviamente) in relazione al presunto calcio di rigore di Koulibaly in Napoli-Bologna. Secondo Marelli, i due casi sono volto vicini: «Si tratta di situazioni simili. Visivamente ci sono delle differenze, concettualmente possiamo definirli come episodi pressoché identici».

Non punibile quello di Koulibaly, non punibile quello di Benatia. Eppure, c’è stata difformità di giudizio. Leggiamo il commento di Marelli: «Benatia si sta preparando a contrastare l’attaccante dell’Atalanta: gambe piegate, prende posizione e, ovviamente, muove le braccia per non perdere l’equilibrio. Provate a correre ed a fare lo stesso movimento di Benatia con le braccia legate ai fianchi: state attenti, in 99 casi su 100 cadrete rischiando un trauma cranico. Il tocco di mano c’è, è evidente ma, come al San Paolo, non punibile. A mio parere la (pur minima) deviazione di Cornelius toglie qualsiasi dubbio. È impossibile, per Benatia, evitare il contatto col pallone, tutto si aspetta tranne che l’attaccante dell’Atalanta manchi totalmente il controllo. È decisamente arduo pensare che il difensore volesse controllare volontariamente il pallone».

Il fallo di mani

A questo punto, Marelli fa un po’ di pura giurisprudenza sui falli di mano. La fa attraverso una destrutturazione contro-intuitiva rispetto alle “bufale” (chiama così certe affermazioni sbagliate) su questo tipo di fattispecie regolamentare. Leggiamo: «l problema sta diventando piuttosto evidente. La realtà è che ormai non si discute più sulla volontarietà o meno di un tocco di mano, ma su quanto sia evidente il tocco: un tocco evidente viene considerato da rigore, un pallone sfiorato viene considerato regolare. Ebbene, il regolamento è tutt’altro. Allo stesso modo pare quasi che un precedente contatto con una coscia o con un piede agisca come una sorta di “libera tutti”: non è nemmeno così, a volte un tocco precedente di coscia o di piede o di ginocchio o di altro non impedisce di valutare come punibile un fallo di mano. Ma qualcuno è veramente interessato a capire il regolamento? Oppure son tutti pronti solo a difendere l’orticello?».

Sul Var: «Altro problema (questo decisamente più urgente da affrontare) è quello del ricorso al Va: perché a Napoli no ed a Bergamo sì? Almeno sul ricorso allo strumento bisogna essere un po’ più coerenti, non è accettabile che due episodi identici vengano “trattati” in modo diverso». Ecco, il punto è proprio questo. La cosa più importante, soprattutto in questo momento caldo della stagione, è l’uniformità di giudizio. Presupposti: conoscenza del regolamento e del protocollo Var. Non è facile, proprio per questo.

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