L’Inter e il peso di due acquisti “sbagliati”: Joao Mario e Gabigol, 50 milioni in due anni

Due operazioni sfortunate, che però hanno aggravato la condizione dell’Inter rispetto al Fair Play finanziario: una lezione di mercato sulle strategie e sulle gestioni sostenibili.

L’Inter e il peso di due acquisti “sbagliati”: Joao Mario e Gabigol, 50 milioni in due anni

Una lezione di calciomercato

A fine agosto 2016, l’Inter di Suning stappò lo champagne del suo mercato con due colpacci potenziali. Joao Mario e Gabigol, da Sporting Lisbona e Santos. Due calciatori forti, riconoscibili, giovani e quindi futuribili. Si sono rivelati investimenti sbagliati, anche perché il rendimento del campo non può neanche lontanamente avvicinarsi al peso dell’investimento fatto dall’Inter per acquistarli. Un’interessante analisi di Calcio&Finanza, che ragiona attraverso quote stipendi e ammortamenti annuali, ha calcolato l’impatto a bilancio dei due acquisti: 50 milioni per le due stagioni, 2016/2017 e 2017/2018. Quella in corso, ovviamente, non è ancora finita, quindi la cifra è una proiezione da qui a giugno. E nel frattempo i due calciatori potrebbero cambiare maglia: Joao Mario è vicino al West Ham; Gabigol potrebbe lasciare il Benfica (è in prestito a Lisbona) per tornare al Santos.

Ovviamente, noi non vogliamo puntare il dito sull’investimento sbagliato. Capita a tutti, è capitato a tutti. Il Napoli non è ancora rientrata dall’affare-Maksimovic – da un punto di vista tecnico -, la Roma ha investito tantissimo su Gerson, la Juventus ha acquistato Hernanes per 13 milioni nel 2015. Come dire: l’errore di calciomercato è all’ordine del giorno, e non conosce confini geografici.

In cosa ha sbagliato l’Inter

La lezione che arriva dai casi Joao Mario e Gabigol è di tipo prettamente economico. L’Inter di Suning, nell’estate del 2016, ha investito 77,5 milioni sui due cartellini dei calciatori. Una cifra che, in qualche modo, ha contribuito ad aggravare la condizione del club rispetto alle direttive del fair play finanziario.

Ad ottobre scorso, la Gazzetta raccontava di come i nerazzurri fossero ancora «prigionieri» della Uefa per non aver ottemperato gli obblighi del FpF. Pochi giorni dopo, il club nerazzurro ha presentato un bilancio in netto miglioramento, ma in questa sessione di gennaio è ancora legata a una politica di autofinanziamento che non gli ha consentito di andare oltre il prestito di Rafinha.

Non solo i nerazzurri

Cosa vogliamo dire, con questo: la gestione virtuosa di un club, allo stato attuale delle cose, passa per un mercato intelligente. Un mercato diventa intelligente se è funzionale alle esigenze tecniche ed economiche della squadra, non alle fantasie dei tifosi. Joao Mario e Gabigol sono stati due casi sfortunati, ma la gestione precedente dell’Inter (non proprio irreprensibile dal punto di vista economico, anche sul calciomercato) ha fatto sì che due errori in fila abbiano pregiudicato ancora di più la situazione. Skriniar e Vecino possono essere definite come operazioni positive, ma sono state le uniche possibili nell’ultima estate. L’Inter è costretta a muoversi in un certo modo dagli accordi presi con l’Uefa (il settlement agreement firmato nel 2015) dopo anni di bilanci in perdita, di mancata programmazione economica. Joao Mario e Gabigol sono una concausa, quasi una conseguenza, ma i problemi dell’Inter nascono molto prima.

Esattamente come quelli del Milan, che con il suo mercato aggressivo ha aggravato ancor di più la sua posizione con l’Uefa e il Fair Play Finanziario. Per non parlare della Roma, costretta a cedere Dzeko. Sono tutte facce di una stessa medaglia, è il calciomercato europeo che si spiega davanti ai nostri occhi. E racconta che linearità e contestualizzazione sono fondamentali per non finire gambe all’aria.

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