Caro Nedved, la bellezza è sbagliare un rigore al novantesimo

A leggere qua e là sembra che il bel gioco del Napoli rappresenti un ostacolo. La vittoria a Roma ha smentito un’altra volta le chiacchiere

Caro Nedved, la bellezza è sbagliare un rigore al novantesimo

Il mio Roma – Napoli 0-1

~ Le pause fanno male. È bello trascorrere 15 giorni da capolista senza che nessuno possa modificarlo, ma l’astinenza diventa insopportabile negli ultimi giorni. Lo comprendi quando ti trovi a guardare Foggia-Perugia come fosse una finale di Champions.

~ Le pause fanno male perché appuri quanto sia triste la Nazionale, che gli argomenti su cui discorrere sono il mancato rinnovo di Ghoulam, il mancato rinnovo di Sarri e che il Presidente, eccetto Koper Capodistria, rilasci interviste a tutti i giornali e a tutte le televisioni.

~ Le pause fanno male perché un giorno potresti scoprire che Sturaro è uno dei migliori d’Europa e che tra i 30 candidati al pallone d’oro manchi uno come Berisha.

Come se giocare bene fosse un handicap

~ Ma soprattutto fanno male perché il dibattito sul bel gioco è diventato estenuante. E con il Napoli nelle prime posizioni, ha raggiunto livelli impensabili. Come se giocare bene fosse un handicap.

~ “A che serve se poi subisci così tanti gol? I campionati si vincono con la difesa”. Cinque in otto partite. Due su azione. Due in meno della migliore difesa di tutti i tempi. Solo l’Inter (in attesa di stasera) ha fatto meglio.

~ “Sì, sì, bello il circo, ma se poi becchi gol e non sei in grado di ribaltare il risultato?”. In otto gare, il Napoli ci è riuscito già tre volte.

Le partite sporche

~ “Non si va da nessuna parte se non si vincono le partite sporche”. In almeno 4 occasioni il Napoli non ha dominato per 90 minuti. Tanto che qualcuno ha iniziato a preoccuparsi: ma forse non siamo forti come lo scorso anno?

~ “Una squadra che non sfrutta i calci da fermo, non può competere”. 4 reti (in 4 partite diverse) sono state realizzate in seguito a calcio d’angolo o punizione.

~ Altre perle sono pervenute sul turnover e sulla capacità di andare a segno sempre con gli stessi elementi. Teorie sconfessate poi dai fatti.

“Questa squadra soffre di vertigini”

~ Ieri è stata smentita anche un’altra voce. “Questa squadra in odore di vetta ha le vertigini e si scioglie”. Non mi pare che sia andata proprio così. 

~ La Roma, sottovalutata ad inizio campionato, ha dimostrato invece di essere una delle migliori. Nelle ultime giornate ha ritrovato gioco e convinzione, ed immancabile si è verificato il pompaggio per Di Francesco, ultimo ad essere riuscito col Sassuolo a fermare il Napoli di Sarri.

~ I fatti, il campo, il bel gioco invece hanno ancora dimostrato che le cose non stavano esattamente come ce le avevano raccontate.

La Roma è stata dominata

~ Nel primo tempo, la fotografia della Roma ce l’ha fornita Dzeko: nervoso, frustrato, impotente, che non accocchia.

~ La Roma è stata effettivamente dominata in lungo e in largo dal palleggio e dai movimenti partenopei. Al Napoli è solo mancata la zampata negli ultimi metri, perché la sensazione è che ci fosse una differenza di tre categorie.

~ Ed è solo un caso che la rete sia scaturita in maniera un po’ fortunosa grazie all’assist del barometro del centrocampo giallorosso De Rossi che ha permesso ad Insigne di ritrovarsi solo in area per freddare facilmente Allison.

~ Gli azzurri, dopo il vantaggio, hanno continuato a tenere le redini del gioco. I giallorossi hanno continuato a guardare il Napoli giocare. E, visto l’andamento, sembrava che il raddoppio fosse solo una questione di tempo.

La Roma sembrava la Nazionale di Ventura

~ La Roma invece ha dato la sensazione di essere qualcosa di molto vicino alla tristezza dell’Italia di Ventura: Florenzi, non pervenuto; Perotti, non pervenuto; Raggia, pervenuto solo per quel nido di chiurlo dorato dietro al cranio; Dzeko, pervenuto solo per un paio di tuffi mal camuffati e un paio di falli di frustrazione.

~ Gli unici tiri verso la porta di Reina in 70 minuti sono stati di Dzeko e Kolarov. Piazza Navona e la fontana di Trevi le destinatarie di quei palloni.

~ L’unica vera pecca del palleggio e del bel gioco azzurro è quella di non aver chiuso la gara pensando più all’accademia. Hamsik, a botta sicura, ha tirato in braccio al portiere, Mertens ha calciato fuori da posizione defilata invece di scaricare dietro e Insigne ha fatto tutto bene, meno il tiro dal limite in direzione Ostia.

Lo schema Pampa

~ Quando ormai sembrava che la partita stesse incanalandosi verso un tranquillo finale, la Roma, senza ormai nulla da perdere, per lo più con il classico schema Pampa, ha provato ad impensierire la nostra retroguardia che fino a quel momento era stata perfetta.

~ Il baricentro si è abbassato troppo e Reina ha dovuto togliersi il pigiama e le pantofole e volare per deviare sul palo un bel colpo di testa di Fazio.

~ La Roma ha preso coraggio e negli ultimi minuti si è pensato al peggio: Dzeko, mai pericoloso, ha scheggiato la traversa dopo un corner e Under, all’ultimo secondo, ha girato al volo un cross dalla tre quarti provocandomi danni seri alle coronarie. Fortuna che Reina non ha invece di questi problemi.

Il pareggio sarebbe stato una beffa

~ Alla fine, seppur i romanisti si siano appigliati a quegli ultimi disperati 20 minuti per giustificare una prestazione che ha invece evidenziato una differenza abissale tra le due compagini, la vittoria del Napoli è stata meritata. A mio modo di vedere, un pareggio nel finale sarebbe stato una beffa.

~ La Roma, che resta comunque una buona squadra, può comunque esultare perché è stata l’unica a non aver pigliato le solite tre pere ed è stata l’unica a non aver subito un solo taglio di Calle.

~ Ora il Napoli, in attesa del derby milanese, ha allungato sui quasi campioni d’Europa fino ad arrivare a più cinque.

Nedved e la bellezza

~ Il bel gioco pare che stia pagando e il superamento di vecchi tabù dà la possibilità concreta di sognare. L’odore della disfatta invece sta mobilitando i pezzi da 90. Prima il Var, ora le critiche al bel gioco. Tralasciando il fidanzato di Ambra, votato dagli addetti al traffico quale miglior allenatore, che rosica ogni volta che gli nominano il Napoli, che minimizza le palate e che ha costruito i suoi successi sull’assenza di avversari degni, in settimana sono stati riesumati Moggi e Bettega e finanche Nedved ha voluto dire la sua. “Cos’è la bellezza? Una triangolazione?” aveva ironicamente chiesto.

“no, caro Pavel, la bellezza puoi riscoprirla anche in gesti molto più semplici. Come sbagliare un rigore in movimento da parte del miglior attaccante della Serie A o fallire due rigori decisivi nei minuti di recupero da parte della copia buona di Messi”. 

~ Intanto noi ci godiamo questo momentaneo primato, constatando che il Napoli è l’unica squadra nei massimi campionati europei a punteggio pieno, che il bel gioco è solo una triangolazione e che il mal di trasferta prosegue.

~ Le pause fanno male, ma se tutte le pause ci portassero un weekend come quello di ieri, continuerei a soffrire volentieri. Si va a Manchester.

~ Mai poi perché quel rigore non lo ha tirato Sturaro?

Forza Napoli Sempre

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