I dieci stopper più forti della storia del Napoli

Da Koulibaly a Corradini, fino a Panzanato e Cannavaro, i migliori stopper della storia del Napoli. Un tempo si identificava così il difensore centrale.

I dieci stopper più forti della storia del Napoli

Cos’è lo stopper

Lo stopper marca il centravanti avversario fin sotto la doccia. Lo stopper ha rigorosamente la maglia numero ‘cinque’ ed entra sulle caviglie dell’avversario da subito. Si potrebbe partire da questi assiomi vecchi quanto il mondo per capire cosa fa (o cosa faceva) il giocatore che interpreta questo ruolo. In termini calcistici la simbiosi perfetta era proprio quella tra stopper e centravanti avversario, erano incollati l’uno all’altro. In origine, nel calcio dei pionieri, si chiamava addirittura ‘terzino centrale’ ma la denominazione non ebbe successo e fu subito sostituita dalla parola inglese ‘stopper’ poiché il difensore centrale fu arretrato e destinato esclusivamente alla marcatura dell’attaccante centrale.

Oggi, con le difese schierate in linea, si parla di ‘difensore centrale’ e non c’è più la distinzione di un tempo tra libero e stopper. Inevitabilmente, però, chi possiede più qualità da marcatore finisce per somigliare ai Ferrario, ai Vavassori  e ai Panzanato di una volta. Rude, forte di testa, spietato sull’avversario. Come diceva Nereo Rocco ai suoi difensori : “prendi a botte tutto quello che si muove sull’erba, non importa se è un pallone”. Cercasi stopper disperatamente. Questa è una classifica, opinabile, dei più forti che abbia mai avuto il Napoli.

10. Baroni Marco – 1963 (54 presenze, 3 gol)

Oggi allenatore in rampa di lancio, ha appena portato il Benevento in Serie A, Baroni era ed è ancora ricordato per il gol decisivo del secondo scudetto contro la Lazio quando prese l’ascensore e salì al cielo per colpire di testa su passaggio di Maradona. Alto e longilineo, il suo pezzo forte era l’intervento di testa a spazzare l’area o ad anticipare il centravanti avversario ma era bravo anche nell’uno contro uno. Il Napoli spese due miliardi più il cartellino di Carannante per averlo dal Lecce e con gli azzurri vinse uno scudetto ed una Supercoppa italiana. Difensore di buona tecnica, usciva spesso palla al piede dall’area per servire il compagno meglio piazzato. In questo ha anticipato il ruolo come lo si intende oggi.

Stopper

9. Guarneri Aristide – 1938 ( 22 – 0 )

Il Napoli lo prese dal Bologna e la sua permanenza all’ombra del Vesuvio durò per una sola stagione. Erano gli anni in cui quando qualche vecchio filibustiere arrivava dalle nostre parti puntualmente si diceva che era ‘bollito’. Guarneri, uno con la pancia piena di successi (scudetti e coppe con l’Inter di Herrera), si rimise in discussione, diede sicurezza al reparto difensivo ed era ancora in odor di Nazionale. Insuperabile nel gioco aereo, marcatore freddo e preciso, chiamato lo ‘stopper gentiluomo’ per non essere mai stato espulso in carriera, con l’Inter diede vita ad una difesa difficilmente superabile sulla quale i nerazzurri gettarono le basi per innumerevoli trionfi. Col Napoli si alternò con Panzanato e alla fine decise di non rinnovare l’accordo per scappare di nuovo al vecchio amore bauscia.

8. Tre Re Armando – 1922 (66 – 0)

Il fiorentino Tre Re arrivò dalla Roma dove aveva disputato cinque ottimi campionati (anche se uno fu macchiato dalla retrocessione in B) dopo i passaggi al Livorno e alla Massese. Difensore centrale arcigno e duro, estremamente deciso, corretto e dal piede discreto, andò a completare un’ottima difesa con Bugatti, Comaschi, Gramaglia e Vinyei. Al Collana era molto ben voluto dai tifosi che, anche per le battute sul nome, ne fecero un piccolo idolo. Era l’epoca del ‘ti spezzo le gambe’ e ‘non ti faccio passare’ ma anche dei palloni buttati in tribuna se si vinceva 1 a 0. Tre Re incarnò lo spirito del difensore eroe senza paura.

7. Andreolo Michele – 1912-1981 (93-11)

Giocò dal 1932 al 1950, vide pertanto cambiare il calcio pian piano, in tre epoche diverse. Uruguaiano, naturalizzato italiano (viste le origini salernitane), la vita di Andreolo sembra uscita da un romanzo d’altri tempi. Calcisticamente nasce come centromediano metodista, si forma in patria col Nacional di Montevideo, è convocato dalla Celeste ma presto approda in Italia al Bologna dove si fa conoscere anche per gli epici duelli in Mitropa Cup con Sindelar e Sarosi. Diventato ‘italiano’, vinse il campionato del Mondo del 1938 e ben quattro scudetti coi rossoblu che “tremar il mondo facevano”. Arrivò a Napoli nel dopoguerra, a 33 anni, già stempiato, e disputò tre buone stagioni con gli azzurri, segnò anche 5 reti nel suo primo anno, una enormità per un difensore di quell’epoca. Aveva una bella ‘castagna’, era specializzato sui calci piazzati e provava spesso il tiro da fuori area.

6. Corradini Giancarlo – 1961 (173 – 2)

Poco appariscente ma di una sostanza infinita, uno di quelli che rendeva al massimo dovunque lo mettevi. Nelle sue stagioni partenopee giocò molto da stopper ma fece anche il tezino, il mediano e qualche gara anche da finto ‘sette’. Non una saetta nella progressione, non un piè veloce, ma un anticipatore forsennato e concreto. Evidentemente era questo il suo segreto, anticipare l’avversario prima che questi lo potesse beffare sullo scatto. Con la squadra napoletana Corradini vinse uno scudetto, una Coppa UEFA ed una Supercoppa italiana. Chiuse la carriera nel Napoli a 33 anni.

5. Koulibaly Kalidou – 1991 (119 – 3)

Senegalese, classe 1991 ed un futuro da top player. Doti fisiche mostruose, impeccabile nel gioco aereo, sinuoso ed elegante nei movimenti, è una via di mezzo tra lo stopper classico, quando morde le caviglie alle punte avversarie, e il battitore libero che è in grado di imbastire l’azione. Due anni al Metz e due al Genk prima di spiccare il grande salto al Napoli. L’impressione è che Kalidou possa scalare ancora altre posizioni e magari tra 10 anni ce lo ritroveremo sul podio dei più bravi di sempre. Considerando l’età e la crescita esponenziale che ha avuto negli ultimi due anni con Sarri, si può dire che il Napoli può dormire sonni tranquilli ancora per un po’ a meno che non inizino a suonare sirene dall’estero.

Koulibaly

4. Panzanato Dino – 1938 (197 – 1)

Panzanato rimane un mito per chi ha imparato a memoria le formazioni degli azzurri negli anni ’60. Con Cuman, Bandoni, Zoff, lui c’era sempre e formava una cerniera difensiva di tutto rispetto se a coprirlo erano signori liberi come Ronzon o Zurlini. Cresciuto nelle giovanili dell’Inter, con la quale avrebbe fatto carriera se non fosse stato chiuso da Guarneri, roccioso, alto e muscoloso, sembrava essere uscito dalle mani del Canova. Un vero mastino. Marcatore spietato, ottimo nel gioco aereo, non ebbe paura di nessuno degli attaccanti più forti della sua epoca e lo testimonia l’entrata assassina, da karateca, fatta su Boninsegna nella famosa gara di Milano dove fu strappato al Napoli il primo possibile scudetto della sua storia. Giocò nove campionati col Napoli prima di chiudere la carriera col Latina.

3. Vavassori Giovanni – 1952 (94 – 1)

Quando si parla del ‘Giuan’, naturalizzato napoletano per l’amore che ha sempre mostrato nei confronti della nostra città, gli occhi dei tifosi si illuminano ancora perchè Vavassori poteva avere una carriera molto più brillante e luminosa di quella che ha avuto, frenato spesso dagli infortuni (per l’intervento killer di Maraschi a Genova rimase fermo quasi due anni!). Lo stopper bergamasco si incollava al centravanti avversario e non lo mollava, era un corpo a corpo continuo, un sentire l’odore del nemico ed un mordergli le caviglie che sconfinava nel calcio antico. Stopper di buon temperamento, marcatore inflessibile, diede vita con Zurlini ad una difesa difficilmente superabile. Eppure fu considerato anche ‘centrale’ moderno quando la nazionale Under 23 lo cercò, lo convocò e lo fece giocare in 9 occasioni. Chiuse malinconicamente nel Campania nel 1985.

2. Ferrario Moreno – 1959 (311 – 8)

Proviamo ad alzare quella camicia, forse sulla pelle di Moreno Ferrario troveremo tatuata la “N” a noi tanto cara. Sì, perché nel suo caso non parlano solo i numeri con le oltre 300 presenze ed i gol su rigore che salvarono gli azzurri nelle stagioni buie del pre-Maradona ma parla una vita intera fatta di sport e di un ‘ambiente Napoli’ che fu la sua “famiglia”. Arrivò in città ad appena 18 anni e qui mise le sue radici. Veniva da un campionato boom nel Varese, era un ragazzino senza barba, corteggiato dalle grandi e già in odor di Nazionale.

Stopper di grande temperamento, impeccabile in marcatura e di rendimento sempre elevato, l’ex varesino diventò subito fondamentale per il pacchetto arretrato partenopeo e con Bruscolotti formò una difesa di ferro da cui ogni avversario girava alla larga. Chiuso prima da Collovati e poi da Vierchwood, non trovò lo spazio che meritava in Nazionale. Rimane il rammarico di uno stupido comunicato che buttò nella fossa lui, Bagni, Giordano e Garella. Ferrario meritava un’altra fine calcistica.

1. Cannavaro Fabio – 1973 (58 – 1)

Orgoglio napoletano, Fabio alzò la Coppa del Mondo nel 2006 a coronamento di una carriera che era al suo culmine e nello stesso anno ricevette il Pallone d’oro da France Football. I dati statistici sono impietosi, a Napoli ci ha giocato poco, a differenza del fratello, ma quei due anni sono rimasti indelebili nella memoria degli sportivi e di chi ancora ricorda con quanta audacia Lippi lo lanciò in prima squadra. E con quanta maturità lui affrontò l’impegno.

Eccellente marcatore centrale, grande temperamento, veloce e con una capacità di anticipo innata, preciso negli interventi in scivolata, bravo nella fase di impostazione, scattava come una molla e saltava più in alto di ogni centravanti, aveva uno stacco di testa eccelso a dispetto di una statura medio bassa. Un veterano al confronto poteva realmente rabbrividire per la facilità con cui faceva il suo job. Quando si trattò di fare cassa perché i dineros erano finiti, Ferlaino non potette che vendere lui, il tesoretto che veniva dalla ‘cantera’.

 

La prima puntata, sui portieri, è stata pubblicata il 10 novembre 2016

La seconda puntata, sui terzini destri, è stata pubblicata il 4 gennaio 2017

La terza puntata, sui terzini sinistri, è stata pubblicata il 19 gennaio 2017

La quarta puntata, sui liberi, è stata pubblicata il 14 marzo 2014

 

Sono state già pubblicate le puntate sui portieri ( 10 novembre 2016 ), sui terzini destri ( 4 gennaio 2017 ), sui terzini sinistri ( 19 gennaio 2017 ) e sui liberi ( 14 marzo 2017 ). La settimana prossima ci sarà la puntata dedicata ai ‘mediani’.

 

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