Ritorno al passato – Pepe Reina a Mattolini, su Twitter: «Meno smartphone e più allenamento»

Dialogo immaginario, sui social, tra uno dei portieri più sfortunati della storia del Napoli e l’attuale estremo difensore.

Ritorno al passato – Pepe Reina a Mattolini, su Twitter: «Meno smartphone e più allenamento»

Massimo Mattolini (San Giuliano Terme, 29 maggio 1953 – Bagno a Ripoli, 12 ottobre 2009) è stato il portiere del Napoli per una sola stagione (1977-1978) ma è rimasto nel ricordo di tanti vecchi tifosi non solo per la sua particolare sagoma (alto, magro e precocemente calvo) ma anche perché oggetto di un amore immediato ma poco duraturo con la piazza napoletana.

Il successore di “Gedeone” Carmignani godette inizialmente dell’endorsement dell’emergente neo-allenatore Gianni Di Marzio che, dotato anche di una ars oratoria fuori dal comune (ancora oggi apprezzata nelle trasmissioni sportive locali), lo volle nel suo Napoli e vaticino’ per il giovanissimo (24 anni) estremo difensore pisano, dopo le prime brillanti esibizioni, addirittura la nazionale al posto di Dino Zoff (!!).

Mattolini proveniva dalla Fiorentina di Carletto Mazzone che aveva scommesso (1976-1977) su una nidiata di ragazzi (tra cui Antognoni, Roggi, Caso e Di Gennaro) raggiungendo un terzo posto inaspettato. La stessa Fiorentina che, stando alle dichiarazioni rilasciate da Ferruccio Mazzola a l’Espresso, sarebbe responsabile in solido con il suo staff medico della morte prematura del povero Mattolini per gli effetti di alcune “bevande” dopanti assunte negli spogliatoi toscani e che avrebbe anche causato anche la scomparsa dei suoi ex-compagni di squadra Bruno Beatrice (leucemia), Ugo Ferrante (tumore alla gola), Nello Saltutti (infarto), Adriano Lombardi (SLA) e Giuseppe Longoni (vasculopatia) e le malattie di Domenico Caso (tumore al fegato), Giancarlo De Sisti (ascesso frontale) e Giancarlo Galdiolo (demenza frontale temporale).

Ma Massimo Mattolini, ragazzo perbene e sempre disponibile al confronto, uscì presto dai cuori dei tifosi ( e della stampa) soprattutto per le sue sconcertanti “papere”, culminate nell’ormai autogol-cult di Perugia-Napoli 2-0 del 12 marzo 1978 che scatenò una reazione ingiustificata e deprecabile nei tifosi al seguito della squadra che lo colpirono con ombrelli e scarpe.

E proprio di questo improvviso cambio di attenzioni nel rapporto amore-odio che i tifosi napoletani hanno nei confronti dei loro beniamini, Massimo vuole oggi parlane con Pepe Reina. Ovviamente non può che farlo tramite… Twitter visto il sostenuto utilizzo che Pepe fa dello strumento e soprattutto considerata la “distanza” planetaria tra i due. @MMfromsky e’ il twittername di Massimo Mattolini, @PReina25 il super seguito indirizzo di Pepe, 140 i caratteri a disposizione per ciascun messaggio

Max: @PReina25 posso darti umilmente alcuni consigli? Ti sto seguendo molto da quando sei a Napoli che ho ancora nel cuore

Pepe: @MMfromsky certo, con piacere, Napoli scorre nel mio sangue ed è ‘a vita mia ☺

Max: @PReina25 Ecco! innanzitutto fai qualche Twitter melanso in meno, i napoletani ricordano tutto e soprattutto ora sono scioccati dalla vicenda di Higuain (1)

Sempre Max: @PReina25 ‘o core, ‘a maglia, “un giorno all’improvviso”, le foto anche con il cane del tifoso, ai napoletani stanno bene fino a che tu sei bravo come portiere (2)

Ancora Max: @PReina25 appena i napoletani si accorgono che sei fuori forma e fai qualche papera ti pigliano, come dicono loro, “che’ scarp e che’ ‘mbriell” (3)

Pepe: @MMfromsky ti ringrazio e me ne sono accorto tanto che nelle ultime settimane ho posato un po lo smartphone e mi sono allenato di più

Max: @PReina25 bravo, sei un ragazzo intelligente.Che allenamento specifico stai facendo?

Pepe: @MMfromsky sto lavorando sul “passo accostato” e lo “scaccia piede”, il movimento chiave per gli spostamenti veloci in spazi ristretti. (1)

Ancora Pepe: @MMfromsky tu sai che nel calcio moderno al portiere viene richiesto un maggiore coinvolgimento nel gioco, sia in fase di possesso che di non possesso, con compiti tattici e di supporto ai propri compagni (2)

Sempre Pepe: @MMfromsky Ciò richiede che il numero uno effettui continui spostamenti per raggiungere la posizione ottimale.È di fondamentale importanza, pertanto, che i portieri siano fatti lavorare progressivamente sui diversi tipi di spostamenti.(3)

Continua Pepe: @MMfromsky Lo spostamento, a sua volta, è strettamente legato all’ arresto (bisogna sempre ricordarsi che il portiere deve essere fermo al momento del tiro dell’avversario), se effettuato correttamente il successivo movimento sarà agevolato.

Pepe non si ferma: @MMfromsky e quindi sto lavorando sulla percezione spazio tempo , ultimamente non sapevo neppure io dove ero, dove dovevo andare, quanto tempo avevo per fare la scelta tra INCROCIO O PASSETTO

Max: @PReina25 me li spieghi per cortesia questi due movimenti? Perché io avevo la percezione che invece tu avessi problemi di vista “da lontano”

Pepe: @MMfromsky Il passo accostato viene utilizzato soprattutto per coprire spazi brevi con grande rapidità. In pratica, si tratta di muovere velocemente e radente il terreno la gamba relativa alla posizione di arrivo scelta. (1)

Ancora Pepe: @MMfromsky il passo incrociato invece è impiegato soprattutto per tratti di corsa mediamente lunghi. Accade spesso sull’asse verticale sul quale il portiere si muove in avanzamento e in arretramento. In avanzamento può affidarsi a passi tradizionali, corsa o camminata, nella fase di recupero della porta invece sono meno opportuni(sempre con visuale fronte al campo)

Max: @PReina25 in bocca al lupo e salutami Di Marzio…. se puoi

Pepe: @MMfromsky te lo saluto tramite il figlio….. con lui direttamente il presidente ci ha vietato di parlare. Spero di vederti il più tardi possibile ☺

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