Ritorno al passato – Ferradini e Gabbiadini, gli attaccanti malinconici e la “seccia” di Napoli

Incontro immaginario tra due calciatori che hanno tanto in comune: Napoli, innanzitutto. Ma anche caratteristiche tecniche ed emotive, legate al fatto di soffrire i momenti importanti.

Ritorno al passato – Ferradini e Gabbiadini, gli attaccanti malinconici e la “seccia” di Napoli

Ottobre 1973, avevo 10 anni e un pomeriggio squilla il telefono di casa. Dall’altra parte del filo mio padre, piccolo artigiano specializzato nella molatura e decorazione del cristallo, uomo che “sospendeva” i suoi massacranti turni di lavoro solo per il “pallone e il Napoli”, avvisa mia madre di “prepararmi” perché mi avrebbe portato nell’azienda dei suoi cugini, grandi imprenditori nel settore delle cristallerie. Nello stabilimento, di lì a poco, sarebbe arrivato come ospite Luis Vinicio, da 4 mesi nuovo allenatore del Napoli, accompagnato da alcuni calciatori. Tra questi, Sandrino Abbondanza, legato alla nostra famiglia dal vincolo di stima ed affetto del suo compianto suocero Geppino Borriello.

Emozione a mille, mille erano le domande a cui venne sottoposto ‘o lione, e mille furono le cortesi e gentili risposte tra cui una che ci lascio’ di stucco !

Di fronte al classico interrogrativo dello scaramantico tifoso napoletano : «..ma se Clerici o Braglia si infortunano, chi mettiamo ?». Luis Vinicius de Menezes  rispose in maniera secca, decisa e consapevole : «Ferradini. È uno dei giovani più promettenti del nostro campionato ed ha colpi  da gran campione. Deve solo crescere caratterialmente».

Un po’ di imbarazzo colse di sorpresa la platea dei familiari (eravamo in tant !!) che fino a quel momento avevano visto il giovanissimo e promettente Giovanni Ferradini (Fucecchio 9 maggio 1953) soltanto 9 volte in campionato collezionando appena due reti, tra l’altro realizzate nelle ultime partite del campionato 1972-1973 (Cagliari in casa. 1-1, e Sampdoria in trasferta, 1-1). Centravanti definito da Mimmo Carratelli «in cerca di improbabile gloria e sempre infortunato», arrivò al Napoli nel 1972 dall’Atalanta, grazie all’interessata intercessione di Italo Allodi, allora dirigente juventino, nell’assurda operazione “a perdere” che portò Dino Zoff alla Juve e Pietro “Gedeone” Carmignani al Napoli. Ma in tre stagioni Ferradini, impiegato soprattutto all’ala sinistra, sia pure in campionati disputati dal Napoli ai vertici della classifica, mise insieme solo 13 presenze e 3 gol. L’oggetto misterioso, cosi’ fu definito dalla stampa dell’epoca, fu quindi ceduto al Modena.

Nell’immaginario percorso di “Ritorno al passato”, oggi Giovanni Ferradini incontra Manolo Gabbiadini. Si sono dati appuntamento alla uscita della tangenziale della Doganella, nei pressi della zona cimiteriale.

Ferradini : «…Manolo te lo dico in maniera diretta e trasparente: se non ti sblocchi nelle prossima due settimane e’ meglio che vai via da Napoli ! E sai perché? Perché ormai ti hanno appiccicato addosso l’etichetta dello “jellato” e qui di queste cose se ne intendono. I napoletani interpretano la vita sempre guardando il bicchiere mezzo pieno, sono intrisi di ottimismo e positività. Anche nelle avversità hanno un orientamento al problem solving che potrebbero insegnarlo nelle scuole manageriali e quindi avvertono “a pelle” quelli che sono un po’ più introversi e che, come dicono loro,  “song nu poc ‘a seccia”. Un modo a volte anche grossolano per identificare quelli che non hanno “l’occhio della tigre”, che si abbattono facilmente, che sorridono poco».

Manolo: “…hai ragione, ci sto riflettendo ma a volte mi chiedo perché mai non riesco ad esprimere in partita ciò che invece riesco dimostrare in allenamento. Anche nelle giovanili dell’Atalanta mi capitava la stessa cosa».

Ferradini: «…sei un bravo ragazzo, probabilmente bisognoso di ambienti meno esplosivi di Napoli, hai bisogno di tempo e  fiducia ed infatti anche nelle giovanili eri seguito da un certo Arrigo Sacchi che ultimamente ha dichiarato in televisione che avevi questi limiti caratteriali».

Manolo: «…ma secondo te perché succede questo ? Eppure mi dicono che ho forse il miglior piede sinistro dei giovani emergenti italiani, sono ben strutturato fisicamente, grande velocità di esecuzione e soprattutto un tiro dalla distanza del tutto atipico, un tiro che non fa boooom come quelli dei grandi maestri di questo gesto tecnico ma che sibila secco, per fermarsi agli angoli della rete».

Ferradini: «…appunto Manolo, tecnicamente non ti si discute, ma il tuo problema e’ innanzitutto caratteriale e mentale. Lo sai cosa succedeva invece a me? Durante la settimana ero un fenomeno, anche io avevo le tue stesse caratteristiche tecniche ma dal venerdì sera, quando iniziava ad avvicinarsi l’evento della partita e l’ansia saliva, trasformavo l’accumulo di tensione in malanni immaginari tali da somatizzare veri dolori che mi tenevano sempre in infermeria. Una sorta di rifugio mentale per non confrontarmi con il grande pubblico di Napoli (all’epoca anche 70.000 persone a partita). Ma è mai possibile che ancora non ti abbiamo fatto lavorare con un mental coach? Ne avresti bisogno».

Continua ancora Ferradini: «…e poi dal punto di vista tattico hai bisogno di una squadra che capisca, e assecondi i tuoi movimenti. Ti hanno provato come prima punta, come seconda punta, poi come esterno. Probabilmente questi tuoi movimenti al momento li conosci solo tu, e anche mister Sarri non ha certo contribuito a farti “sbloccare mentalmente” perché ti ha praticamente reso un giocatore monouso, un elemento del meccanismo a cui  è concessa una sola mossa: entrare negli ultimi minuti, quando occorre recuperare un risultato, per utilizzare il tuo tiro dalla distanza. In questo modo ti ha caricato delle responsabilità di una intera partita intera.».”

Manolo: «Ti ringrazio e cercherò di seguire i tuoi consigli!».

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