Mi sono curato il Chievo, però torna sempre in sogno

Il tifoso spera sempre in un evento straordinario, come i quattro giorni consecutivi di pioggia di Nicola Pugliese

Mi sono curato il Chievo, però torna sempre in sogno
Pellissier

Napoli – Chievo

Il giorno prima

Lo sapete, lo sappiamo, il Chievo è il mio Real Madrid, mi mette ansia; anche se rispetto a un paio di stagioni fa la controllo, mi sono curato. Eh sì, miei cari, niente più Xanax, via tutti i tranquillanti, rilassiamoci. Siamo adulti. So perfettamente che Pellissier non è Bale, non è Cristiano Ronaldo. È semplicemente Pellissier, ed è questo che mi fa paura, ma in ogni caso sto vivendo giornate e nottate abbastanza tranquille. Dormo, “e qualche volta sogno perché so sognare”, proprio come nella canzone di Ivano Fossati, il problema è la qualità del sogno. Nella notte tra giovedì e venerdì ho avuto un incubo: Ho sognato Nicola Rigoni, sì, il numero 4 del Chievo. In questo incubo terribile, Rigoni era più forte di Modric e di Yaya Touré messi insieme, aveva il lancio millimetrico di Toni Kroos, la capacità di inserimento di Hamsik, la precisione nel tiro dalla distanza di Andrea Pirlo. Il formidabile Nicola Rigoni durante Napoli – Chievo realizzava un tripletta da cineteca. Il primo gol arrivava con un colpo di testa in tuffo. Il secondo lo realizzava in semirovesciata dopo una corta respinta di Albiol. Il terzo con un tiro da 35 metri che si insaccava all’incrocio dei pali, battendo un incolpevole – stavolta – Reina. Dopo il terzo gol mi sono svegliato completamente sudato e con il cuore fuori giri. Avevo voglia di gridare ma la voce non voleva saperne di uscire, ero ritornato bambino per colpa di un calciatore. Non trovavo l’interruttore della lampada ed era ancora notte fonda, dio mio. Finalmente riuscivo a calmarmi un po’ e a bere due sorsi d’acqua. Il pensiero, però, tornava costantemente al sogno. I tre gol quel fuoriclasse di Nicola Rigoni li aveva realizzati nel primo tempo e poi? Avevo paura, ma il tifoso vero ha sempre la speranza che la squadra possa pareggiare, o che si verifichi un evento straordinario, tipo i quattro giorni di pioggia interrotta nella città di Napoli scritti da Nicola Pugliese, o che un Presidente ritiri la squadra, ma non è il nostro caso, noi abbiamo un Presidente che certe cose non le fa. Ho provato a riaddormentarmi per scoprire come va a finire, ma niente da fare, nemmeno con i sonniferi, ero troppo scosso. La luce da fuori cominciava a filtrare, era l’alba, l’incubo non ha voluto saperne di tornare. Sono andato a lavorare, pallido come un cencio e con un peso greve sulle spalle, come sarà andata? Poi è venuto sabato sera e la partita si è disputata, senza Nicola Rigoni.

In questi giorni sto leggendo un libro molto bello “Le cose che non facciamo”, di Andrés Neuman (Sur, 2016, traduzione di Silvia Sichel), è una raccolta di racconti, alcuni molto brevi e fulminanti, è un libro profondo e divertente. In uno di questi racconti, a un certo punto si legge: “Ti prometto una strada radiosa. Ti prometto più uccelli che auto. Ti prometto che rideremo. E se poi ci sarà da piangere, piangeremo”. Sembra, se vogliamo, oltre a essere un passaggio di prosa molto bello, lo scambio ideale di promesse che c’è (e che sempre dovrebbe esserci) tra squadra e tifosi, e poi – individualmente – tra ciascun tifoso e il calciatore che diventa il suo preferito. I calciatori, la squadra, l’allenatore prendono per mano i tifosi e li portano a vedere un sogno. Promettono una strada radiosa, senza auto, promettono che rideremo. Questo accade da sempre, questo accade, in maniera particolare, quando gioca il Napoli. Quando gioca questo Napoli. Perché quasi sempre si percorre la strada radiosa, la si percorre giocando bene. La si percorre, come ieri sera, con le azioni bellissime del primo tempo. Con il primo gol di Gabbiadini, che tutti aspettavamo e volevamo, che è poi proprio un gol alla Gabbiadini, che ha mantenuto la promessa. La si percorre quando, con la classica azione del Napoli di Sarri, sul lato sinistro, Hamsik realizza, dopo un perfetto assist di Insigne, il suo centesimo gol con la maglia azzurra. Le promesse di Hamisk sono tante, e vengono mantenute da un decennio, tutte le domeniche. Il Napoli ci ha promesso che rideremo, e accade spesso, non ho dubbi sul fatto che il Napoli di Sarri sia quello che giochi meglio rispetto ai tanti Napoli che ho visto. Se ami il calcio è molto più di una promessa. I tifosi completano la promessa perché ci sono, c’erano e ci saranno, anche quando non li vedete, anche da lontano stanno tifando, ascoltando le promesse, aspettandole e mantenendo le proprie, con quel “e se ci sarà da piangere, piangeremo”.

Il post – it del drone Giggino:

Primo tempo: Al Mister piacerà molto, controllo e dominio, dominio e controllo, gol di Gabbiadini (felicità) e gol numero cento del capitano (festa grande). Secondo tempo: controllo, senza forzare e senza rischi, bene così. Fine partita: Mister, appicciamme?

Notizie dall’Inghilterra:

Domenica d’allenamento e relax per i nostri ragazzi, partitella a carte, grigliatina di Britos e ripetizioni d’inglese per Mazzarri, in attesa del posticipo di domani. Benitez pareggia in campionato, ed è quasi una notizia. Il Chelsea perde ed è quasi divertente. Ranieri ne prende quattro dal Manchester (gol di quello scarsissimo giocatore che è Pogba) e si mette definitivamente i panni di: Ranieri, la seconda stagione.

Note a Margine:

  • Sfogliatelle calde per Gabbiadini, da consumarsi sulla sua mattonella.
  • Una torta per il capitano, e un grazie di tutto da parte mia.
  • Mentre scrivo la Roma perde con il Torino, sono belle notizie. Auguri, però a Francesco Totti.
  • A Venezia c’è un bellissimo sole, il cielo è quell’azzurro Napoli che ci fa bene al cuore.
  • #IoStoConSarri dalla prima, più di prima.

 

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  1. Luigi Metropoli 26 settembre 2016, 9:39

    E parafrasando Penna:

    il cielo è tutto azzurro
    il cielo è tutto calmo
    nel cuore è quasi un urlo
    di gioia: forza napoli!

    • Gianni Montieri 26 settembre 2016, 10:03

      poesia che già ha partecipato – meritatamente – alla rubrica, in passato. Grazie Luigi

  2. Fabrizio Matullo 25 settembre 2016, 21:20

    Bellissimo pezzo

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