Lo strano caso di Dries Mertens: anche Wilmots lo fa partire dalla panchina

Lo strano caso di Dries Mertens: anche Wilmots lo fa partire dalla panchina

Abbiamo voluto utilizzare un termine e una locuzione ‘giornalistica’ per fare il titolo, ma il caso di Mertens ormai è uno di quelli che proprio tanto strano non è (più). Non vogliamo assolutamente discutere le doti del calciatore, né tantomeno quelle dell’uomo (figuriamoci). Dries Mertens, tecnicamente, è uno dei migliori del campionato di Serie A. Non dell’Europeo, se vogliamo fare il confronto col Belgio e con le altre nazionali. Eppure, nella lista di Wilmots, e insieme agli altri fenomeni internazionali convocati dal ct dei Diavoli Rossi, ci sta benissimo. Abbiamo scritto più o meno la stessa cosa anche nella sua biografia stagionale, e anzi ci siamo spinti ancora oltre, definendo l’ex Psv come un calciatore «decisivo» e che «sarebbe titolare ovunque».

Tranne che nel Napoli e nel Belgio. Qui, forse, sta una vera e propria sfortuna in senso assoluto. Perché Dries Mertens, in entrambe le sue “squadre”, si ritrova a dover fare i conti con una sovrabbondanza di talento offensivo. Nel Napoli c’è Insigne, che ha più o meno le stesse caratteristiche, ma che possiede un hype differente, più alto, e che genera comunque aspettative diverse data la sua condizione di aspirante profeta in patria. Nel Belgio, se possibile, la situazione è ancora più difficile. Perché ci sono De Bruyne, Hazard e Fellaini che fanno da terzetto titolare di trequartisti dietro l’unica punta. Li abbiamo visti in questa formazione, difatti, contro l’Italia. Poi, in panchina, c’è pure Ferreira Carrasco. Peggio di peggio, come si suol dire: se in azzurro Mertens è la prima riserva di fantasia, nel Belgio c’è concorrenza anche per questo ruolo (da comprimario) qui.

Benitez e Sarri, quindi, non sono soli in questo territorio dell’ingiustizia. Anzi, si fanno un’ottima compagnia tra di loro e offrono così un’interpretazione, se non giusta, almeno comune. Fermi restando, tutti, che Mertens sia un ottimo calciatore, perch allora va sempre in panchina? Questione di sovrabbondanza, come detto sopra. Anche questioni di turnover, e qui facciamo riferimento al biennio napoletano di Benitez. In cui, al di là dei torti e delle ragioni, è un dato di fatto, veniva applicato un turnover “scientifico”, una reale rotazione degli uomini dell’organico nell’undici titolare. Basta confrontare i dati per rendersi conto della differenza: nella stagione appena terminata, 11 match da titolare tra Serie A ed Europa League; nell’era Benitez, 28 presenze da titolare nella seconda stagione e 26 nella prima. C’è differenza, certo, ma anche con il tecnico spagnolo Mertens partiva prevalentemente da dietro nelle gerarchie rispetto al titolare Insigne.

Poi è arrivato Sarri, e la situazione si è acuita. Diventando simile a quella vissuta in Nazionale, con Wilmots che l’ha schierato per 27 volte titolare in 48 apparizioni, 14 delle quali in partite amichevoli. Mertens, si rassegni lui e si rassegnino i suoi difensori che ne invocano la titolarità, è un calciatore che parte dalla panchina. Che quasi sembra rendere di più partendo dalla panchina. La dimostrazione lampante, se non volessimo andare a ripescare tutti gli ingressi a partita in corso fondamentali per il Napoli di Benitez prima e Sarri poi (uno per tutti quello in Napoli-Atalanta, terzultima di campionato), è arrivata ai Mondiali di due anni fa. Belgio sotto contro l’Algeria, entra Mertens e ti risolve la partita, con tanto di gran gol.

È “merito” delle sue caratteristiche: scatto sul breve, gran capacità in dribbling e controllo, la bravura nello stordire un avversario già intontito dalla stanchezza e più facile a piegarsi ai giochi di prestigio causa deconcentrazione. Ma è pure “colpa” delle sue caratteristiche, soprattutto caratteriali: difficoltà a giocare fin dall’inizio a un ritmo superiore a quello alto, di avvio partita, degli avversari, un egoismo di fondo che in momenti concitati (i minuti finali) fa più fatica ad emergere e ad essere rimproverato dai compagni, e infine un’inclinazione al cartellino (per falli stupidi o simulazioni, 7 gialli per lui in questa stagione) che nei primi minuti può creare problemi alla squadra o allo stesso Mertens, poi meno sicuro anche in quella fase difensiva che nel suo ruolo, e nello schema di Sarri, diventa fondamentale. E per cui, e questo è forse il vero grande motivo della sua seconda fila perenne, Insigne è più portato essendo maggiormente dotato di spirito di sacrificio. Al di là del talento offensivo, sta proprio qui la grande differenza tra i due. Che fa scegliere Insigne ai danni di un funambolo assoluto come Mertens. Un Altafini dei giorni nostri che è un peccato da tenere pure solo inizialmente in panchina. Ma che, evidentemente, funziona meglio così. Si dice che tre indizi fanno una prova. Esattamente come tre allenatori. 

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